Lunedì, 17 Maggio 2021

Bonus Iva ai politici, consigliera di Milano si autodenuncia: “Non vivo di politica”

Anita Pirovano, consigliera comunale per la lista Milano Progressista, scrive su Facebook di aver chiesto il bonus per le partite Iva. “Qualcuno mi spieghi perché da lavoratrice non avrei dovuto fare richiesta?”

foto Ansa

“Sarei coinvolta nello scandalo dei 'furbetti del bonus' e mi autodenuncio. Non vivo di politica perché non voglio e non potrei”. A parlare così è Anita Pirovano, consigliera comunale a Milano per la lista di sinistra Milano Progressista, che in un post su Facebook ha spiegato la sua scelta di richiedere il bonus Inps dedicato ai liberi professionisti in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus, dopo la notizia dei cinque deputati (insieme ad numorosi altri politici locali) che l’hanno chiesto e ottenuto.

“Come tanti mi indigno, perché è surreale che un parlamentare in carica fruisca di ammortizzatori sociali e penso sia paradossale che una misura di sostegno al reddito non preveda nessuna soglia di reddito - scrive Pirovano su Facebook -. Tutto ciò premesso, qualcuno mi spiega perché da lavoratrice, e la politica non è un lavoro per definizione, non avrei dovuto fare richiesta di una misura di sostegno ai lavoratori perché faccio anche politica?”.

Pirovano spiega di avere “un reddito annuo dignitoso e nulla di più, ho un mutuo, faccio la spesa, mantengo mia figlia e addirittura ogni tanto mi piace uscire e durante le ferie andare in vacanza”. L’impegno a Palazzo Marino “non mi garantisce né un’indennità né i contributi Inps”.

Secondo quanto rivelato ieri da Repubblica, tra i percettori del bonus Inps - oltre a cinque deputati -  ci sarebbero anche 2mila tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, presidenti di Regione e sindaci. “Mi arrabbio ancor più - conclude la consigliera comunale - se penso che tra questi probabilmente sarà stato tirato in causa anche qualche sindaco di un piccolissimo Comune con una grandissima responsabilità pubblica e un’indennità di poche centinaia di euro annue, accomunato ai parlamentari o ai consiglieri regionali dal comune impegno politico ma non dal conto in banca”.

Lo scandalo dei "furbetti del bonus"

Nei partiti intanto riflettori accesi per scovare i cinque parlamentari che hanno chiesto e ottenuto il bonus del decreto Cura Italia, suscitando lo sdegno bipartisan. I loro nomi sono coperti dalla legge sulla privacy. Sui social intanto è montata la protesta con l’hashtag #FuoriINomi contro i parlamentari coinvolto per quello che viene definito come un gesto “gravissimo” e “vergognoso”, 

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