Bonus Iva ai parlamentari, l’Inps: “I soldi a pioggia sono un’ingiustizia”. E ora caccia ai nomi

La Lega continua l’indagine interna, il M5s chiede ai suoi di sottoscrivere una liberatoria, mentre lo scandalo monta sempre di più. Per l’Inps il problema però è a monte: “Se la legge prevede che l’aiuto venga erogato, come in queso caso, l’Inps non può fare altro che procedere”, dice la vicepresidente dell’Istituto Gnecchi

Dei cinque parlamentari che hanno chiesto il bonus Iva all'Inps ad averlo ottenuto sono stati in tre, due della Lega e uno del Movimento 5 stelle.

La Lega sta conducendo un'indagine interna, tra sospetti e smentite, mentre Vito Crimi, capo politico del Movimento, ha inviato una lettera ai suoi proponendo ai deputati di sottoscrivere una liberatoria da consegnare all'istituto di previdenza. 

Bonus Iva ai politici, l'Inps e la privacy

E la bufera investe anche l’Inps. Pasquale Tridico infatti non ci sta a finire sul banco degli accusati, secondo quanto scrive La Stampa spiegando che ieri  il presidente dell’Inps avrebbe detto ai suoi più stretti collaboratori di attendersi “che nei prossimi giorni il Parlamento mi chiederà un audit su questo, e io sono pronto a fornire tutte le informazioni che mi saranno richieste". "Il fenomeno esiste, ovviamente - avrebbe ammesso Tridico - anche se va detto che non ci sono violazioni di legge. Questo, dunque, non è un problema giuridico, ma semmai un problema etico-morale. In genere le due cose dovrebbero coincidere, ma da noi non sempre funziona cosi'". 

“Io i nomi non li so e se li sapessi non li direi”, ha detto la vicepresidente dell’Inps Marialuisa Gnecchi in un’intervista al Corriere della Sera. "Bisogna riflettere su come sono stati costruiti questi bonus e soprattutto sulle correzioni possibili", ha aggiunto Gnecchi. "Credo che a pronunciarsi debba essere il Garante della privacy. Ma se la legge prevede che la prestazione va erogata, l’Inps non può far altro che procedere”. Circa l’opportunità da parte dei parlamentari di richiedere il bonus, Gnecchi ha spiegato che "è un problema di etica e responsabilità individuale. Quelle domande sono eticamente discutibili, ma in caso devono essere i diretti interessati a farsi avanti. Spero che questo caso serva a far riflettere su come sono stati costruiti questi bonus e soprattutto sulle correzioni possibili".

"Siamo ancora in tempo per fare un'operazione di giustizia", ha aggiunto Gnecchi. Intende dire che i bonus a pioggia sono un'ingiustizia? "Esatto. Con il primo decreto, quello di marzo, l'intenzione del governo poi confermata dal Parlamento è stata quella di aiutare tutti e subito. Ma per fare in fretta non c'è stata nessuna selettività". A marzo "nessuno immaginava che ancora adesso saremmo stati qui a girare con le mascherine. Ma poi bisognava usare i Codici Ateco, che indicano il ramo di attività: se il negozio è chiuso, il bonus c'è, se il negozio è aperto, il bonus non c'è. Ma la selettività è arrivata solo a maggio".

Fico: "Non servono campagne d'odio ma i parlamentari chiedano scusa"

"Credo sia opportuno che questi parlamentari chiedano scusa. È quello che ho chiesto. Non c'è stata una violazione della legge, sia chiaro, e la responsabilità è individuale, ma qui si tratta di una questione di dignità e di opportunità, di come si intende il proprio incarico di rappresentante dei cittadini. A chi sta fuori dal Palazzo questo episodio appare surreale considerati i sacrifici di questi mesi”, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico a La Stampa, a proposito del bonus Inps ai parlamentari. "Non servono campagne d'odio. Le istituzioni si pongono sempre al di sopra delle persone chele rappresentano. Un errore commesso da alcuni deputati però non deve intaccare la credibilità della Camera, ed è proprio per questo che auspico delle scuse e la restituzione dei bonus -ha spiegato Fico - Quando si sbaglia poi bisogna ammetterlo e chiedere scusa. Voglio però dire allo stesso tempo che ci sono tanti deputati che svolgono il proprio mandato di rappresentanti delle istituzioni in modo esemplare, ovviamente di tutti gli schieramenti". Su referendum sul taglio dei parlamentari, Fico sottolinea: "Sono due cose che nulla hanno a che vedere l'una con l'altra. Chi andrà a votare per il referendum dovrà farlo a prescindere da quanto accaduto in questi giorni".

La questione dei politici locali

La prima ad “autodenunciarsi” è stata la consigliera comunale di Milano Anita Pirovano. Poi nel corso della giornata anche altri politici locali hanno rivelato di aver chiesto (e in alcuni casi ottenuto) il famigerato bonus Iva finito al centro delle polemiche dopo la rivelazione che ad aver fatto richiesta all’Inps erano stati anche cinque parlamentari e duemila politici locali. Proprio tra questi ultimi, come appunto Pirovano, sono arrivate le prime ammissioni e le prime spiegazioni.

“Non si vive di sola politica”, aveva scritto su Facebook la consigliera comunale milanese. Dello stesso tenore anche le altre risposte arrivate altri consiglieri comunali, come ad esempio Jacopo Zannini della lista L’altra Trento. Sinistra, Franco Mattiussi, consigliere di Forza Italia in Friuli Venezia Giulia, Federico Broggi, sindaco di Solbiate (Como), Francesco Rubini, consigliere comunale di Ancona.

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La questione assume un altro peso per quanto riguarda i consiglieri regionali. In Piemonte Claudio Leone e Matteo Gagliasso della Lega hanno ammesso di aver ottenuto il bonus ma assicurano di averlo già restituito (colpa di un errore del commercialista, dicono). Altri due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto figurano tra coloro che hanno richiesto il bonus di 600 euro all’Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e del vicepresidente della giunta Gianluca Forcolin. Barbisan ha ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza. Forcolin, a cui però non è stato concesso il bonus, ha spiegato al Corriere della Sera che a presentare la domanda è stata la sua socia. “Son socio in uno studio di tributaristi”, ha detto. “Quando è esplosa la questione del bonus, in queste ore, ho verificato con la mia socia che, senza che lo sapessi, ha presentato domanda per tutti dove possibile. Avevamo sette dipendenti in cassa integrazione. Il dato di fatto, però, è che io non ho visto un centesimo”. Ma questo perché, “la domanda non è stata accettata. Non è arrivato mai nulla. La richiesta rispondeva a ogni criterio di legittimità e quei 600 euro, fossero arrivati, sarebbero rimasti nelle casse dello studio”. 

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