Lunedì, 8 Marzo 2021
L'ennesima task force

"No ai pieni poteri a Conte, a costo di rompere": Italia Viva affossa il governo

Non solo il Mes: a far litigare la maggioranza è gestione dei fondi del Recovery Fund. I renzianzi si oppongono al piano di Palazzo Chigi, durissima Maria Elena Boschi:" Non abbiamo voluto dare i pieni poteri a Salvini, non intendiamo darli al premier"

La parlamentare di Italia Viva Maria Elena Boschi

Rinviato il Consiglio dei ministri sul 'Recovery plan' che avrebbe dovuto tenersi oggi alle ore 15:00: lo stallo in corso sul tema della 'governance' ha causato l'ennesimo rinvio. "Si rischia la rottura? Spero di no, ma temo di sì": a dirlo è Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, che in un'intervista a Il Corriere della Sera esemplifica la crisi che sta vivendo l'esecutivo in vista del voto sul Mes e ancor più nell'individuazione di una cabina di regia per la gestione di fondi europei per l'emergenza Covid. 

"Non stiamo alzando i toni, noi. Siamo in presenza di un fatto gravissimo - spiega Boschi - Non è possibile che il premier sostituisca il governo con una task force, i servizi segreti con una fondazione, le sedute parlamentari con le dirette Facebook". "Sono mesi che chiediamo una discussione parlamentare e scopriamo oggi un piano di 100 pagine che commissaria i ministri con un emendamento in legge di Bilancio? Se il premier vuole rompere ci dispiace, ma faccia pure. Il richiamo alla responsabilità non può essere a senso unico", sottolinea Boschi.

"Noi non stiamo sfidando il premier, stiamo solo difendendo le istituzioni di questo Paese. Non abbiamo voluto dare i pieni poteri a Salvini, non intendiamo darli a Conte".

A dare manforte all'ex ministro arrivano le parole di Matteo Renzi: il senatore fiorentino intervistato dal Tg2 ha spiegato che Italia Viva non voterà mai per una moltiplicazione delle poltrone e non ha escluso una possibile rottura.

Tutto ruota intorno alla gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, i 100 progetti finanziati con i soldi del Recovery Fund, della struttura che seguirà lo sviluppo degli stessi. Il principale problema è la "cabina di regia" ideata da Conte che metterebbe tutto il potere di gestione nelle mani di Palazzo Chigi e degli emissari del ministro dell’Economia e dello Sviluppo economico. Inoltre ai ministri adrebbero affiancati manager e tecnici cui verrebbero garantiti poteri speciali grazie ad un emendamento alla legge di bilancio.

Un modello centralizzato che non piace ai "renziani". Come già spiegato da Teresa Bellanova si tratta di una struttura che finirebbe con l'esautorare ministeri e regioni. Da qui l'atrito con Italia Viva che si è detta indisponibile a votare la misura.

Recovery Plan, bozza da 196 miliardi: come verranno distribuiti i fondi

fondi europei covid-2

La RRF verrà divisa in due fasi. La prima, pari al 70 per cento dell’importo totale a disposizione, dovrà consistere in progetti da presentare al più tardi nel 2022 (possibile richiedere un anticipo per il 2021 pari al 10 per cento). I fondi relativi alla seconda fase dovranno essere impegnati entro il 2023. I programmi di spesa finanziati dalla RRF dovranno essere completati entro il 2026

++articolo aggiornato alle 13:28 ++

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