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Giovedì, 30 Giugno 2022
Resa dei conti / Italia

Nel Movimento 5 Stelle è rivolta contro Di Maio, si pensa all'espulsione

Bufera dopo le critiche del ministro alla mozione per lo stop all'invio di armi a Kiev. Il vicepresidente Ricciardi chiede di “prendere provvedimenti, lui: “Contro di me odio e livore”

Nel Movimento 5 Stelle è in corso una vera e propria rivolta contro il suo ex leader Luigi Di Maio, e stasera il Consiglio nazionale potrebbe decidere delle misure punitive da prendere nei suoi confronti. L'ultima goccia che sembra stia per far traboccare il vaso sono state le parole del ministro degli Esteri che, criticando la linea di chi nella formazione politica vorrebbe fermare l'invio di armi all'Ucraina, aveva sostenuto che una scelta del genere avrebbe “disallineato” l'Italia dagli alleati Nato, e messo in pericolo la “sicurezza” del nostro Paese.

E contro di lui oggi su diverse testate è partito un attacco incrociato dei vertici M5S, anche se al momento il leader Giuseppe Conte non si è ancora espresso personalmente. L'affondo più duro è arrivato da Riccardo Ricciardi, uno dei cinque vicepresidenti e l'uomo che sta gestendo in prima persona la mediazione con il resto della maggioranza e il governo per la votazione in aula di martedì, in cui il Parlamento potrebbe anche esprimersi su un emendamento 5 Stelle che chiede lo stop all'invio di armi a Kiev. Ricciardi ha evocato l'espulsione per il ministro degli Esteri sostenendo che il suo è stato un “un attacco strumentale” e che è “grave” che abbia utilizzato “la sicurezza del Paese per attaccare i 5 Stelle”. Per questo, ha continuato, a suo avviso occorre “prendere provvedimenti”, ricordando che “che da capo politico Di Maio ha espulso persone per cose molto, molto meno gravi”.

"Io non so che percorso ci sia nella testa di Di Maio. Sicuramente, se guadiamo le dichiarazioni, forti e non supportate da fatti, è evidente che stia perseguendo obiettivi personali”, ha dichiarato un'altra vicepresidente, la viceministro allo Sviluppo economico Alessandra Todde, parlando a Sky. Secondo lei la posizione del politico napoletano "fa impressione perché sta indebolendo e mettendo in discussione tutta la nostra comunità". Il terzo attacco pesante (e di peso) è arrivato da un terzo vicepresidente, Michele Gubitosa, che parlando a La Stampa ha definito “inaccettabile” il “fango” che il ministro degli Esteri starebbe gettando sul Movimento che “non è stato mai anti-atlantista". Per Gubitosa “siamo a un punto di non ritorno” e Di Maio “ha pianificato la sua uscita” dal M5S in quanto “abituato a fare il capo politico quando era il solo a decidere, non riesce ad accettare che oggi il Movimento abbia una struttura democratica e dei luoghi in cui vengono condivise le linee”.

La risposta è arrivata dallo stesso Di Maio in una nota. Il politico, lamenta che a fronte di una situazione difficile, con la guerra che continua a mietere vittime civili, sta creando problemi nel mercato mondiale dell'energia ma anche alimentare, e rischia di espandersi ulteriormente “i dirigenti della prima forza politica in Parlamento, invece di fare autocritica, decidono di fare due cose: attaccare, con odio e livore, il ministro degli Esteri e portare avanti posizioni che mettono in difficoltà il Governo in sede Ue”. Per l'esponente dell'esecutivo si tratta di "un atteggiamento poco maturo che tende a creare tensioni e instabilità” nella maggioranza, “un fatto molto grave”.

In sua difesa si è schierato il presidente della Commissione Ue della Camera, il pentastellato Sergio Battelli, che ha accusato i vertici M5S di avere “una regola aurea: 'O sei con me o sei contro di me'”, ma a suo avviso “se questa è la democrazia del nuovo corso, no grazie. Non esiste solo il Conte pensiero nei gruppi, anzi".

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