Domenica, 28 Febbraio 2021

Governo Conte: cosa succede in caso di caduta

Se non incassa la maggioranza al Senato per il premier c'è solo la strada delle dimissioni. A quel punto la palla passerebbe a Mattarella. Che può sciogliere le camere e indire nuove elezioni. Oppure provare con un nuovo presidente del Consiglio. Ecco i nomi per Palazzo Chigi

Cosa succede in caso di caduta del governo Conte? Il pallottoliere del Senato segna 155: sono questi i voti considerati sicuri a Palazzo Madama nella conta decisiva che comincerà stasera alle 19,30 dopo il discorso del presidente del Consiglio, programmato per le 9,30, le repliche e la sua controreplica. Per le 20,30 dovrebbe arrivare il responso. E se l'asticella dovesse fermarsi al di sotto del minimo indispensabile di voti per tenere in piedi un governo di minoranza in attesa dell'approdo di altri senatori, i giochi sarebbero aperti. Ecco i passaggi che attendono governo, Parlamento e Quirinale nei prossimi giorni. Mentre il pronostico di Prodi è che Conte resterà in piedi. 

Governo Conte: cosa succede in caso di caduta

Il primo è il più semplice: Conte incassa la fiducia anche al Senato arrivando a 155 voti (e quindi il suo sarebbe tecnicamente un governo di minoranza) ma la crisi sarebbe formalmente scongiurata. Il premier non sarebbe tenuto ad andare al Quirinale, anche se è probabile che lo faccia lo stesso per una forma di cortesia istituzionale. Poi il premier dovrebbe mettere mano alla squadra per riequilibrare la divisione politica delle cariche dopo l'addio di Italia Viva alla maggioranza. In questi casi potrebbe essere necessario votare una nuova fiducia alla Camera e al Senato. Ipotesi che diventa certezza in caso di allargamento della maggioranza ai Costruttori, ai Responsabili o ai Volenterosi che dir si voglia. 

Se invece il governo Conte non incassa la fiducia al Senato si aprirebbe formalmente la crisi di governo. Il premier dovrebbe salire al Quirinale per presentare le sue dimissioni al presidente della Repubblica, che dovrebbe in quel caso chiedergli di restare in carica per sbrigare gli affari correnti mentre indirebbe le consultazioni: si partirebbe dai presidenti di Senato e Camera per poi aprire alle forze politiche. Terminata la procedura, la decisione sarebbe in capo a Sergio Mattarella, che potrebbe: 

  • verificare la possibilità di un nuovo governo Conte - il cosiddetto Conte-Ter - e dare un nuovo incarico all'Avvocato che a quel punto dovrebbe mettersi al lavoro per cercare numeri e nomi per varare un altro esecutivo;
  • affidare l'incarico a un nuovo nome che dovrebbe a quel punto tentare di formare un altro governo con una nuova maggioranza: tutte le ipotesi sono aperte e questa ipotesi potrebbe verificarsi più volte come è già successo nel 2013 nel 2018 all'epoca dell'incarico a Carlo Cottarelli;
  • sciogliere le Camere dopo aver verificato l'impossibilità di formare una nuova maggioranza e indire nuove elezioni. In questo caso il Quirinale potrebbe anche scegliere di formare un "governo elettorale" che al posto di Conte porti il paese alle urne. Che potrebbero arrivare anche ad aprile. 

All'interno di questo scenario c'è anche l'ipotesi di un governo con la stessa maggioranza ma nuovo premier. Se M5s e Pd aprissero a un nuovo premier, Iv potrebbe tornare a dialogare con M5s e Pd. Oppure quella di un governo di scopo o di larghe intese. I partiti potrebbero unirsi, con una maggioranza più ampia dell'attuale, per varare il recovery plan e far proseguire la legislatura. Il premier dovrebbe essere una personalità di alto profilo e ben vista da tutti i partiti di maggioranza. 

Governo Conte, fiducia sul filo: i nomi di chi potrebbe cambiare idea all'ultimo momento

Cosa succede se il governo Conte cade: i nomi dei possibili premier 

La strada del governo sarà stretta anche se Conte dovesse salvarsi all'ultimo momento e tenere in piedi un esecutivo di minoranza. Anche perché in quel caso pure il Quirinale potrebbe finire in difficoltà: il capo dell'opposizione e leader della Lega Matteo Salvini lo ha già chiamato in causa ieri a Tg2 Post "Conte domani in Senato non avrà maggioranza assoluta. Ricordo che il Garante della Costituzione disse al centrodestra: 'Se non avete i numeri prima di andare in Parlamento, non vi do il mandato'". 

Poi ci sono i nomi alternativi. Quello di Luciana Lamorgese, secondo il Corriere della Sera. O quello di Mario Draghi, su cui puntano in molti. Il terzo invece, quello della presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, gira da qualche giorno dalle parti del centrodestra perché sarebbe più digeribile a una parte della coalizione (Fratelli d'Italia), ma presupporrebbe una nuova maggioranza o l'astensione di Salvini, Meloni e Berlusconi per un esecutivo di scopo che invece avrebbe vita piuttosto breve. E non è questo che vuole Renzi. 

Lui vuole che la legislatura duri e per questo sarebbe anche disposto a sostenere un presidente del Consiglio espressione del Partito Democratico. Come Dario Franceschini, suo acerrimo nemico ai tempi di Gentiloni e forse proprio per questo oggi suo candidato preferito (perché poi potrebbe cannoneggiarlo meglio) nell'improbabile rosa di nomi Pd. Che però su Twitter si è unito al MoVimento 5 Stelle e a Liberi e Uguali nel sostenere che there is no alternative, come diceva la Zietta: Conte o le elezioni. Quelle che porterebbero il centrodestra a vincere o addirittura a stravincere.

L'augurio di Prodi: i numeri ci sono e potranno crescere

Intanto Romano Prodi in una lunga intervista ad Avvenire azzarda una previsione nel giorno del voto di Palazzo Madama: "I numeri saranno risicati, ma ci saranno. Poi potranno anche crescere. Non cresceranno pero' mediando, ma solo correndo in avanti". Prodi poi "bacchetta" Renzi. "Ho solo una parola per definire l'apertura della crisi: follia. Ma ci sono politici che quando si accorgono che stare in coalizione non paga si innervosiscono, poi impazziscono e dopo ancora buttano tutto all'aria". Anche Conte è stato durissimo. "Sì, non l'ha schiaffeggiato come fece con l'altro Matteo, ma certo ora la porta è chiusa. Renzi gli dà dell'anti democratico, esce dal governo... E' rottura completa. Quando si colpisce la dignità venire a compromessi è solo un segno di debolezza". Poi un'ultima domanda: non la imbarazza l'idea di un governo che si regge su una pattuglia di "responsabili"? Prodi è netto: "L'alternativa anti-Europa metterebbe l'Italia ko. L'Italia ha una necessita' assoluta di dialogare in modo credibile con i nostri interlocutori europei".

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