Lunedì, 25 Gennaio 2021
Reggio Calabria

La Calabria impugna la zona rossa ma i numeri smentiscono la Regione

Alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm la voce di Nino Spirlì trova terreno fertile nelle piazze: proteste sono attese a Reggio Calabria. Tuttavia i numeri della sanità regionale fanno intravvedere il baratro

"Impugneremo la nuova ordinanza del ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria". Lo afferma il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì. "Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale".

"Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti - afferma Spirlì - non hanno prodotto alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di 'chiudere' una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta. Altre regioni, con dati peggiori dei nostri, sono state inoltre inserite nella zona arancione e hanno evitato - e ne sono felice - la chiusura. Non si comprendono, perciò, i criteri scientifici in base ai quali il Governo ha deciso la vita o la morte di un territorio. Perché è di questo che si tratta: un nuovo lockdown rischia di annichilire in modo definitivo una regione come la Calabria".

A Reggio Calabria i cittadini promuovono una marcia pacifica 

Alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm la voce del governatore trova terreno fertile nelle piazze dove sono tanti i cittadini - soprattutto degli operatori dei settori produttivi e del commercio - a avanzare critiche alla zona rossa organizzando proteste e manifestazioni che già nel pomeriggio sono state convocate a Reggio Calabria. 

Perché la Calabria è zona rossa

Secondo quanto afferma Spirlì i posti di area medica occupati sono il 16%, quelli di terapia intensiva raggiungono invece il 6%. Tuttavia al monitoraggio dell'agenzia nazionale per i servizi sanitari i dati sono leggermente peggiori seppure al di sotto della soglia critica indicata dal ministero della Salute. 

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Secondo l'ultimo bollettino coronavirus ieri in Calabria sono stati registrati 262 nuovi casi su 2.874 tamponi effettuati, e per la maggior parte nel reggino (Cosenza 58, Catanzaro 44, Crotone 40, Vibo Valentia 1, Reggio Calabria 119). Inoltre i dati della regione asseriscono che gli attualmente positivi, 3.894 persone, siano in gran parte assistiti a domicilio e solo 223 in ospedale, con 11 persone ricoverate in terapia intensiva, 5 a Catanzaro, 2 a Reggio Calabria, 4 a Cosenza.

Numeri che non appaiono allarmanti rispetto al resto d'Italia (con 125 decessi è tra le regioni meno falcidiate dalla pandemia) ma che tuttavia si scontra con le ataviche difficoltà del sistema sanitario. La Calabria infatti si ritrova a dover fare i conti con un sistema sanitario regionale duramente compromesso da anni di cattiva gestione e che non riuscirebbe a garantire l’assistenza adeguata in caso di aumento di ricoveri in ospedale per Covid 19.

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Una grafica sempre di Agenas mostra chiaramente quale sia il problema della regione: la mancanza di posti letto in caso di una esplosione della pandemia. La Calabria infatti è fanalino di coda per posti di letto attivati, 5.5 ogni 100mila abitanti, peggio pure della Campania che - seppur ben più popolosa - ne ha solo 5.8 contro i 10 disponibili in Emilia Romagna e Veneto. Quest'ultima regione che - come si vede dal grafico - ha fatto tesoro della gestione della prima ondata con un forte incremento di posti letto disponibili per i pazienti Covid.

Come spiegato dallo stesso istituto superiore di sanità on la viva voce di Brusaferro e Rezza gli indicatori che hanno portato all’ordinanza di ieri sull'area rossa e area arancione sono epidemiologici e infrastrutturali. 

"L'indice di contagio in Calabria presenta un Rt 1,84 con intervallo di confidenza inferiore di 1,56. Questo si traduce in una forte trasmissione in atto, anche se non si registra un eccesso di casi, che potrebbe diventare critica nel prossimo futuro. Ci sono poi deficit strutture sanitarie"

Articolo aggiornato alle 17:54

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