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Martedì, 23 Aprile 2024
I sondaggi

Chi vince e chi perde le elezioni dopo lo strappo di Calenda

Il campo largo si restringe e potrebbe prendere direzioni non previste. I sondaggi però dicono già qualcosa sull'impatto del divorzio tra Partito Democratico e Azione: perché sarà una questione di omogeneità

Il campo largo a cui aspirava Enrico Letta si restringe sempre più, come conseguenza diretta di diversi fattori, mentre i sondaggi politici danno già le prime indicazioni sulle elezioni di settembre. La manovra di Carlo Calenda e del suo partito Azione, che a pochi giorni dalla firma dell'accordo con il Partito Democratico si è chiamato fuori dalla coalizione di centrosinistra, fa parte di questi fattori. Poi, bisogna considerare caratteri personali e ambizioni di chi è coinvolto nel gioco politico delle parti. Infine, non dimentichiamo la legge elettorale, che per sua natura costringe a larghe coalizioni con inevitabili diversità di vedute al loro interno. Quella di centrosinistra si è già in parte dissolta, favorendo con ogni probabilità la coalizione di centrodestra, favorendo la creazione di nuovi scenari e di altri equilibri, soprattutto al centro. Analizziamo gli effetti del divorzio tra Calenda e Letta e delle sue ripercussioni su alleanze e numeri elettorali: le elezioni sono già decise?

Calenda strappa, Letta ricuce

Calenda ora va da solo, con Azione. Il patto firmato con il Partito Democratico era stato preceduto da settimane di dichiarazioni e trattative, fino a giungere a un compromesso conciliante per le posizioni in ballo. Letta puntava a una lista "larga", in cui riunire le forze politiche sotto la bandiera “o noi o le destre” con Calenda, Bonino e +Europa, Fratoianni e Bonelli di Sinistra Italiana e Verdi, e magari con dentro anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. 

Dal canto suo, Calenda si è sempre mostrato restìo all'ipotesi di una coalizione allargata, soprattutto insieme a Sinistra Italiana e Verdi: “Noi siamo il centro e prendiamo il voto dei moderati, - aveva detto il leader di Azione -  Se devo stare in un cartello con Verdi, Sinistra italiana ed ex moderati, allora i moderati li spavento ed è meglio che ognuno vada per conto suo”. Dichiarazioni a cui Letta aveva reagito dicendo che non avrebbe accettato veti. Un braccio di ferro durato diversi giorni, che poi si è risolto nell'accordo. Durato soli 4 giorni. Adesso l'attenzione si sposta sul lavoro di di ricucitura di Enrico Letta -  ormai non nei confronti di Calenda - In generale, la sfida si gioca sui termini dell'omogeneità e della coerenza delle proposte politiche.

Questione di omogeneità

Tutto riporta, dunque, all'omogeneità dei partiti coinvolti e dei loro programmi politici da incastonare in alleanze obbligate, visto il meccanismo dell'attuale legge elettorale. Presentarsi come una "ammucchiata" potrebbe non pagare e proprio nel centrosinistra l'operazione di coerenza e omogeneità potrebbe risultare parecchio difficile. Letta deve costruire, di nuovo, un campo largo da contrapporre al polo di centrodestra, anche per recuperare lo svantaggio dovuto alla perdita di Azione (e chissà, Più Europa). Vista l'assenza di Azione, e considerato il relativo peso elettorale di Verdi e Sinistra Italiana, per Letta non rimane che il Movimento 5 Stelle. Pd e M5S potrebbero mettere insieme una buona percentuale di voti, ma a dispetto della coalizione di centrodestra, in una ipotetica e rinnovata alleanza avrebbero una omogeneità interna più debole: e non bisogna andare troppo indietro nel tempo per capirlo. Il partito di Giuseppe Conte è stato decisivo per le dimissioni del governo Draghi e il rapporto con gli alleati del Pd ne ha inevitabilmente risentito. Queste tensioni potrebbero riflettersi su dubbi nel loro elettorato.

Elezioni: tra Pd e M5s è davvero finita?

Il centro avrebbe invece una omogeneità consistente, su cui poter costruire un nuovo equilibrio. Ora, Calenda può puntare al 10 per cento, rafforzando la sua base elettorale con una coalizione in cui entrerebbero Matteo Renzi e il suo partito Italia Viva: la proposta politica sarebbe nuova e decisamente più coerente rispetto a come sarebbe stata con Pd e altri. In più, sembra che il leader di questo centro possa essere proprio Calenda, una possibilità che sarebbe stata preclusa nel campo largo, a causa della coabitazione con altri attori e programmi anche contrastanti (le politiche energetiche di Sinistra Italiana, ad esempio). 

Come si sposta il voto

La mossa di Calenda di correre da solo ha già prodotto dei riposizionamenti nelle intenzioni di voto dell'elettorato, anche se non si sa quanto duraturi. I sondaggi continuano a dare in vantaggio il centrodestra, con il partito di Giorgia Meloni, Fratelli D'Italia in cima a tutti i sondaggi con più del 23 per cento delle preferenze. Nell’ultima Supermedia YouTrend/Agi dei sondaggi i dati rilevati sono questi: da una parte ci sono Fratelli d’Italia (23,4 per cento) e Partito Democratico (22,8 per cento) che continuano a crescere, guadagnando rispettivamente 0,6 e 0,7 punti rispetto a due settimane fa, e dall’altra ci sono la Lega (13,4 per cento) e il Movimento 5 Stelle (10,4 per cento) che lasciano sul terreno, sempre con riferimento a due settimane fa, rispettivamente 1 e 0,4 punti. 

L'assenza di Azione dal campo del centrosinistra sta già producendo effetti sulle simulazioni dei collegi uninominali, in cui il centrodestra potrebbe ulteriormente aumentare la raccolta dei voti. Secondo una simulazione di Bidimedia, correndo da solo il Pd si aggiudicherebbe 13 collegi tra Camera e Senato. La coalizione tra il Pd e le forze di sinistra e Azione di Calenda ne avrebbe potuti conquistare fino a 53. Calenda, invece, punterebbe dritto verso il 10 per cento presidiando il centro e contando di prendere voti da destra e da sinistra: è infatti più probabile che un elettore del Pd possa spostarsi su Azione che non il contrario. Il Movimento 5 Stelle potrebbe restare intorno al 10 per cento e diventare l'ovvio interlocutore del Pd, ma con i rischi di "omogeneità" di cui sopra. 

Al momento lo scenario dice: centrodestra ancora più favorito e con una probabile forte maggioranza di governo, Calenda che guadagna consensi e visibilità al centro proprio a discapito dei suoi ex alleati, e il centrosinistra in crisi di identità. Ma da qui al 25 settembre è davvero lunga: a oggi quasi un terzo degli elettori non sa ancora indicare chi voterà a settembre. 

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