Sabato, 16 Ottobre 2021
ECONOMIA

Crolla lo spread: "Ora l'Italia riparte"

Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi a 197 punti: mai così basso dal luglio 2011. E lo Stato respira, con un risparmio potenziale di 15 miliardi di euro. Saccomanni e Letta esultano

ROMA - Il 2014 porta le prime avvisaglie di una ripresa economica attesa e finora evocata dal governo. Lo certifica il calo dello spread Btp-Bund sotto la fatidica quota dei 200 punti base, muro invalicabile dal lontano luglio 2011.

E' questo, almeno, il senso delle dichiarazioni del premier Enrico Letta e del ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni, pronti a scommettere su un anno nuovo ricco di soddisfazioni per il Paese, una volta venuti a conoscenza che il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi si era fermato a 197. D'altra parte, l'effetto virtuoso del calo di tassi e spread sui conti pubblici dello Stato potrebbe innescare un risparmio potenziale di oltre 15 miliardi di euro, in gran parte già considerato nelle ultime stime dei contenuti del Def, all'interno del quale il governo prevedeva per il 2014 proprio uno spread medio di circa 200 punti.

LA FIDUCIA DI SACCOMANNI - Con lo spread in calo più risorse per gli investimenti e per alleggerire il cuneo fiscale. E' quanto ha affermato venerdì in una nota il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, commentando l'andamento dei nostri titoli di Stato. "Lo spread che a inizio anno si aggira attorno ai 200 punti base, scendendo anche sotto tale soglia, indica che i mercati apprezzano l'operato del governo, il suo impegno per il mantenimento della stabilità dei conti e per l'avvio delle riforme, sia istituzionali che economiche - ha spiegato Saccomanni - Ho sempre sostenuto che livelli piu elevati di spread fossero influenzati da fattori di carattere speculativo improntati all'incertezza politica. Oggi, pur mantenendo la dovuta cautela suggerita dalla volatilità dei mercati, possiamo essere più fiduciosi perchè le prime indicazioni sono favorevoli". "Le previsioni che avevamo descritto nella Nota di aggiornamento al Def si stanno attuando - ha proseguito - Di particolare rilievo è il dato sui rendimenti, sotto il 4%. Questo si tradurrà in una minore spesa per interessi sul debito pubblico e nella possibilità di avere a disposizione più risorse per investimenti e per alleggerire il carico fiscale. Inoltre la riduzione dello spread si rifletterà in migliori condizioni di accesso al credito per imprese e famiglie".

"ORA IL PAESE RIPARTE" - La discesa dello spread "è una grande notizia, frutto di un grande lavoro" e di "sacrifici", è il "segno che l'Italia è nella giusta direzione", e il "frutto di un grande lavoro che che va proseguito". Così il presidente del Consiglio Enrico Letta ha commentato in un'intervista al Tg1 il calo del differenziale fra Btp e Bund tedeschi. "Non sono scelte che si fanno con la bacchetta magica. E' frutto - ha sottolineato il presidente del Consiglio - di un lavoro che va perseguito e va perseguito in modo tale che oggi questa, che è una condizione perché la competitività crei posti di lavoro, riesca effettivamente a funzionare".

"Oggi c'è la condizione perché il Paese riparta e questa condizione va assolutamente colta", ha aggiunto il premier, insistendo: "Lo spread non è un dato statistico astratto, è una cosa molto concreta. Perché le cose sono andate male in Italia in questi anni? Sono tre anni che lo spread ballava attorno ai 400-500 punti e questo vuol dire aver buttato via una ventina di miliardi di euro soltanto per pagare interessi in più. Se noi avessimo, come avremo adesso, queste risorse disponibili, queste potranno essere usate per abbassare le tasse sul lavoro, per aiutare l'occupazione e in particolare l'occupazione giovanile, ma soprattutto questo renderà le imprese italiane più competitive perché fino a ieri, con lo spread così alto, non erano in grado di acquisire credito e di fare gli investimenti così come lo facevano le imprese tedesche, austriache o francesi".

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