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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Il caso

Caso Ligresti, Cancellieri non disse la verità: spuntano altre telefonate

I nuovi tabulati acquisiti dagli investigatori evidenzierebbero altri contatti tra il ministro e Antonino Ligresti, fratello di Salvatore. Telefonate anche tra il marito della Cancellieri e i Ligresti

ROMA - Il caso sembrava chiuso, le giustificazioni accettate e il futuro sereno. Ma per Anna Maria Cancellieri nuove nubi nere si addensano all'orizzonte. Il guardasigilli, infatti, potrebbe non avere detto tutta la verità su quelle telefonate a Giulia Ligresti, in carcere insieme al resto della sua famiglia per l'inchiesta della procura di Torino sulla presunta frode fiscale di Fonsai. 

I nuovi tabulati acquisiti dagli investigatori e anticipati da "Repubblica" evidenzierebbero altri contatti nel corso dell'estate tra il ministro e Antonino Ligresti, fratello di Salvatore. Nelle nuove carte in mano alla procura, che comunque ha chiarito l'assenza di condotte penalmente rilevanti per la Cancellieri, ci sarebbero anche chiamate tra il marito del guardasigilli e lo stesso Antonino. 

Riesplode così la polemica e diventa quasi inutile l'operato del governo che dopo la pubblicazione delle prime intercettazioni, in cui si evidenziava l'interesse umano del ministro per le condizioni di salute della Ligresti, aveva fatto quadrato attorno alla Cancellieri.  

Il tutto mentre mercoledì prossimo alle 10.30 si voterà la mozione di sfiducia presentata dai grillini. E non è assolutamente da escludere che stavolta, anche alla luce dei nuovi tabulati, la mossa pentastellata possa fare breccia anche in alcuni settori del Pd. Che, intanto, si prepara a un'assemblea che si annuncia piuttosto calda. 

Il problema, abbastanza serio, per i democratici è evitare contraccolpi pericolosi per il governo ma allo stesso tempo salvare la faccia davanti agli elettori che chiedono le dimissioni del ministro, e non sono pochi. 

L'apripista in questa direzione era stato Matteo Renzi, che aveva attaccato: "La Cancellieri non l'avrei difesa, le sue sono telefonate che indignano". Un "appello" oggi raccolto anche dall'altro candidato alle primarie, Pippo Civati che comunque non risparmia una frecciatina al sindaco di Firenze. "Siccome anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una larga schiera di deputati - ha chiarito - è probabile che la decisione passi. Altrimenti ci troviamo difronte all'ennesimo equivoco". 

Non solo Camera, però. Anche al Senato, a sentire Felice Casson, ci sono malumori nel gruppo del Pd "per il comportamento reticente del ministro che evidentemente ha fatto molte telefonate ai Ligresti". Ora la mediazione tra le anime del Pd, affidata al ministro Dario Franceschini ha margini stretti. Il governo non lascia spazi di manovra: "Il caso è chiuso". O forse no. 

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