Domenica, 28 Febbraio 2021

Pomodori rosso sangue: la legge sul caporalato c'è, i controlli no

Dopo i due incidenti avvenuti nel foggiano, in cui hanno perso la vita ben 16 braccianti, lo sfruttamento nei campi è tornato ad essere un tema 'caldo'. Di Maio: “Mancano i controlli, faremo un concorso per nuovi ispettori”

Sedici morti in tre giorni, tutti braccianti stranieri, che tornavano a casa dopo una faticosa giornata nei campi, per una paga da miseria. Sedici vittime di due incidenti stradali molto simili, avvenuti sabato 4 e lunedì 6 agosto nella provincia di Foggia. Sedici corpi senza vita che chiedono giustizia per un problema ben noto: il caporalato. Un fenomeno conosciuto e dibattuto, ma che spesso va a finire nel dimenticatoio perché la maggior parte delle persone che vengono sfruttate nei campi, da datori di lavoro senza scrupoli, sono migranti stranieri, uomini e donne che si accontentano anche di quel lavoro al limite dello schiavismo pur di portare a casa quei pochi spiccioli, per un panino o poco più.

Ci sono voluti 16 morti in tre giorni per riportare il tema sui banchi della politica che, dopo le tragedie di Ascoli Satriano, in cui hanno perso la vita quattro donne, e di Ripalta, dove a morire sono stati 12 braccianti, è tornata a parlare di caporalato e delle possibili soluzioni per arginare un problema che non riguarda soltanto la Puglia, ma tutto il Mezzogiorno.

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Concorso straordinario per nuovi ispettori

Ma se il caporalato ha avuto modo di prendere piede e di 'agire' indisturbato in alcune zone del nostro Paese, è dovuto anche alla carenza di controlli. Senza nessuno in grado di monitorare le aree dove avviene lo sfruttamento e in grado di far rispettare le norme base sul lavoro, dalla sicurezza alla paga minima, ci si ritrova in un 'far west' in cui i caporali fanno i padroni e ci si accorge che esistono dei braccianti sfruttati soltanto quando si vedono i loro cadaveri inermi sull'asfalto, tra un pomodoro e un altro ortaggio, magari cresciuto con il loro sudore, ma adesso sporco del loro sangue. In un intervento a Radio 24, proprio in relazione ai due incidenti avvenuti nel foggiano, il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha chiesto una soluzione immediata: “Il caporalato va estirpato controllando azienda per azienda. Non servono nuove leggi, quello che manca sono i controlli. Lo Stato non è attrezzato per controllare e per questo faremo un concorso straordinario per nuovi ispettori del lavoro”. Un'idea confermata anche dalle parole dell'altro vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini: “Altri 12 braccianti stranieri morti in un incidente stradale, non si può andare avanti così, una preghiera per le vittime e le loro famiglie. Chiederò controlli a tappeto per combattere, in tutta Italia, sfruttamento e caporalato”.

Conte: "Integrare la legge"

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, uscendo dalla Prefettura di Foggia dove ha incontrato una delegazione di braccianti africani, le rappresentanze sindacali e le autorità, ha parlato dell'attuale legge sul caporalato e su come non abbia funzionato a dovere: "Abbiamo una legge contro il caporalato, da cui partiamo, la 199 del 2016. Non è ragionevole introdurne un'altra. Ma dobbiamo anche capire perché non ha prodotto gli effetti sperati". 

"Quindi si tratta di integrarla appieno e di verificarla - ha aggiunto - Parliamo di un sistema: per cui si tratta di rafforzare anche gli strumenti di controllo, di prevenzione, occorre lavorare al trasporto, incentivare gli imprenditori". 

"Siamo venuti per portare la nostra testimonianza e la vicinanza anche alle vittime - ha proseguito Conte - consapevoli della  gravità dei fatti occorsi: 16 morti e diversi feriti. Significa evidentemente qualcosa, non possono essere considerati fatti occasionali. L'incidente stradale è un fatto occasionale però qui c'è qualcosa di più, evidentemente".

Cosa dice la legge sul caporalato

La legge sul caporalato

Dopo la doppia strage avvenuta in provincia di Foggia, si è pronunciata sull'argomento anche Barbare Lezzi, ministro per il Sud. Intervistata a 'Radio Anch'io' su Radio Uno, il ministro ha tirato in ballo l'attuale legge sul caporalato, che non soltanto non deve essere abolita, ma anzi, utilizzata con maggior 'vigore': “La legge sul caporalato va confermata e non abolita. Quello del caporalato, è un problema che deve essere affrontato in maniera molto seria. Non so se servano altre leggi ma bisogna utilizzare quello che già intensificando i controlli” "Bisogna rinforzare – conclude la Lezzi – la squadra dell'Ispettorato del Lavoro per avere controlli puntuali ed efficaci”. Sulla stessa linea anche le parole affidate a Twitter da Ernesto Magorno, senatore del Pd, membro della Commissione agricoltura: “Le tragedie di Foggia richiedono una risposta immediata, la legge sul caporalato c'è e va applicata. È necessario intervenire anche sulla questione dei trasporti realizzando un concorso pubblico-privato in modo da offrire le giuste tutele ai lavoratori”. 


Un pensiero univoco, espresso anche dalla senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, attraverso una nota ufficiale: “ La tragedia di Foggia rivela in tutto il suo orrore la realtà del caporalato e di rapporti di lavoro degenerati ormai in vere forme di neoschiavismo”. 

“E' evidente - aggiunge- che la legge sul caporalato, unico passo avanti conquistato nella scorsa legislatura, va rafforzata e applicata rigidamente. Ma se il vicepresidente del consiglio e ministro degli Interni delegittima quella legge, affermando che complica le cose, è ovvio che i datori di lavoro si sentano autorizzati a non rispettare le regole di sicurezza sicuri di sfuggire ai controlli. Il decreto Dignità non fa nulla per contrastare questa realtà di feroce sfruttamento e la reintroduzione dei voucher va nella direzione opposta. E' questa è la realtà nascosta dietro le parole vuote del governo".

Fico: “Servono interventi seri”

“Le tragedie di questi giorni in Puglia ci ricordano come la vita dei braccianti sia troppo spesso legata a condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. Questa piaga ha un nome: caporalato. E va combattuta strenuamente con interventi seri”: così il presidente della Camera Roberto Fico ha chiamato a gran voce interventi seri per porre rimedio alla piaga del caporalato. 

“Qualche settimana fa – continua Fico nel post pubblicato su Facebook - sono stato in Calabria e ho visto con i miei occhi cosa significa vivere in situazioni di difficoltà e degrado, situazioni che esistono anche in altre regioni del nostro Paese. Nella scorsa legislatura è stata approvata senza voti contrari una legge che è un tassello da cui partire per affrontare il problema”.

"Non dobbiamo mai dimenticare che sul caporalato ci sono interessi economici enormi: l'agricoltura rappresenta per le mafie un giro d'affari di oltre 21 miliardi di euro, uno dei settori più floridi per la criminalità. E dove ci sono interessi mafiosi serve uno Stato sempre più vigile e attento. Non ci possiamo permettere - insiste il presidente della Camera - che ci siano lavoratori, come i braccianti, ridotti in condizione di schiavitù e pagati pochi euro all'ora. Il nostro Paese deve garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori, a partire da quelli più deboli".

“Questo è un tema – conclude - su cui tenere alta l'attenzione: è anche attraverso il modo di garantire condizioni di lavoro dignitose che si misura la civiltà di un'intera comunità”.

Sindacati chiedono più controlli

Il dramma dei braccianti non ha fatto smuovere soltanto la politica 'tutta unita', ma anche i sindacati, il cui grido d'allarme è diventato ancora più forte dopo questi ultimi 16 morti. La Cgil Puglia, attraverso le parole del segretario generale Pino Gesmundo, ha chiesto un intervento deciso e definitivo: “ Lo ripetiamo: tutto questo è frutto di un sistema basato sul caporalato e lo sfruttamento. Senza un deciso intervento pubblico, che è quello che chiediamo in maniera urgente a ogni istituzione, per il controllo del territorio e l'istituzione di servizi per accoglienza e trasporto pubblico, continueremo a contare vittime mentre le economie criminali ingrasseranno i loro portafogli”.

"Dopo una giornata di duro lavoro nelle campagne tornavano a casa - continua - hanno invece perso la vita stipati in un furgone. Sono ancora vivi il dolore dell'indignazione per l'incidente di sabato scorso dove hanno perso la vita quattro ragazzi africani che tocca fare i conti con un altro drammatico insostenibile bilancio di vite umane spezzate. Chiediamo pertanto la convocazione urgente in Prefettura a Bari e Foggia dei tavoli previsti dal protocollo interministeriale, che affrontino la questione trasporti e accoglienza a partire dalla risorse già disponibili individuate dalla Regione Puglia".

"Ora più che mai - sottolinea Gesmundo - chiediamo a tutti i lavoratori e cittadini di partecipare in massa alla manifestazione indetta a Foggia per mercoledì 8 agosto da Flai Fai Uila territoriali e sostenuta dalle categorie regionali e da Cgil Cisl Uil di Puglia. Diciamo tutti basta allo sfruttamento e al caporalato, basta morti. La legalità è condizione di crescita sana dei nostri territori e di rispetto delle vite umane". 

Nel frattempo il premier Conte e il vice Salvini sono volati a Foggia per un vertice convocato d'urgenza dopo gli ultimi due incidenti avvenuti in Puglia. La speranza è che in modo celere si possa porre fine a questo schiavismo del nuovo millennio, che produce soltanto sfruttamento, povertà e pomodori rosso sangue.

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