Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Corruzione, sprechi e degrado: "Il Cara di Mineo deve chiudere"

Dalla relazione della Commissione d'inchiesta su Cie e Cara emergono tutte le criticità e le contraddizioni del centro d'accoglienza in provincia di Catania, il più grande d'Europa e anche il più 'marcio'

Richiedenti asilo al Cara di Mineo (FOTO ANSA)

Il Cara di Mineo è l'emblema del fallimento nell'approccio al fenomeno migratorio e nella gestione dell'accoglienza: "Deve assolutamente essere chiuso". Questa conclusione arriva direttamente dalla relazione redatta dalla Commissione d'inchiesta su Cie e Cara, a cui hanno lavorato i deputati di tutti i partiti. Il testo, votato all'unanimità in Parlamento, ripercorre tutta la storia del centro per richiedenti asilo siciliano, partendo dalla Primavera araba del 2011 fino allo stato attuale delle cose, analizzando tutti i punti oscuri emersi dalle tre inchieste portate avanti dalle Procure di Roma, Catania e Caltagirone. Una lunga serie di ombre, che nel corso degli anni sono venute alla luce, mostrando l'altra faccia della medaglia del Cara di Mineo, fatta di aste 'turbate', di corruzione elettorale, di sprechi e di un business criminale sostentato dalla sofferenza dei migranti. 

“Dall’indagine svolta dalla Commissione sulla situazione del centro di Mineo – si legge sul documento– nonché sulle vicende che ne hanno caratterizzato la nascita e le successive fasi della gestione, emergono elementi di criticità tali da fare di questo centro un caso emblematico, non solo perché si tratta della struttura più grande d’Europa destinata all’accoglienza dei migranti, ma anche perché rappresenta in qualche modo un caso di scuola delle contraddizioni e dei limiti insiti in un approccio evidentemente fallimentare al fenomeno migratorio e alla gestione dell’accoglienza”.

L'INIZIO Per trovare le prime contraddizioni bisogna fare un salto nel passato, fin dalla scelta della location: il Residenze degli Aranci. Una struttura mastodontica per dimensioni e con dei costi di gestione superiori a quelli di mercato. Senza dimenticare il fatto che si sarebbe potuto optare per dei beni demaniali o per soluzioni meno onerose. “Un'anomalia che si protrae pure nella successiva fase di passaggio alla gestione ordinaria - scrivono i parlamentari -fino a determinare, con l'ingresso della società Pizzarotti nell'associazione d'imprese candidata alla gestione del centro, una totale convergenza di interessi fra la proprietà immobiliare e le società incaricate della gestione del centro stesso”. 

GRANDI CENTRI, GRANDI GUADAGNI Come avevamo recentemente scritto, parlando del Cara di Isola Capo Rizzuto in Calabria, più è alto il numero di migranti che un centro d'accoglienza può contenere, più alti saranno gli introiti e quindi la possibilità che qualcuno  possa approfittarsene. Un Cara con migliaia di ospiti diventa una vera e propria 'gallina dalle uova d'oro' per chi riesce a gestirlo e ad assicurarsi gli appalti per i vari servizi, facendo leva sempre sulla parolina magica dell'emergenza. 

UNA BOMBA AD OROLOGERIA Anche dal punto di vista logistico, la scelta del Residence degli Aranci è risultata un grande errore:  “Era facilmente prevedibile che concentrare migliaia di persone in una cittadella chiusa e circondata dal nulla, in un'area priva di servizi e infrastrutture, ma comunque a breve distanza da un paese di 5000 abitanti, avrebbe determinato tensioni, sia all'interno del centro che nel rapporto con la città, e rischi per la sicurezza pubblica”. 

LAVORO IN CAMBIO DI VOTI Oltre alla turbativa d'asta, nelle inchieste di Caltagirone e Catania è venuta fuori uno degli esempi più lampanti di corruzione: i posti di lavoro all'interno del centro venivano assegnati in cambio del consenso elettorale. Una 'mossa' non da poco, se si pensa che nel Cara di Mineo lavorano più di 400 persone.

 Oltre alla corruzione elettorale, è stata evidenziata anche la mancanza di trasparenza nell'amministrazione: “Dalle assunzioni del personale per chiamata diretta e senza alcuna verifica dei requisiti professionali alla scelta clientelare dei fornitori, a prescindere da ogni criterio di concorrenza, per arrivare alla gestione poco trasparente del pocket money e alle irregolarità nella comunicazione alla Prefettura del numero delle presenze giornaliere, questione che ha causato l'avvio di una specifica indagine giudiziaria sull'ipotesi del reato di truffa da parte della procura di Caltagirone”

FATISCENTE, PRECARIO, INVIVIBILE “E' un centro commerciale di carne umana”, aveva tuonato Matteo Salvini dopo un sopralluogo nel centro d'accoglienza siciliano. E la sua definizione non si discosta molto da quanto scritto nella relazione della Commissione d'inchiesta: “Le condizioni igienico-sanitarie della struttura sono precarie, gli appartamenti spesso fatiscenti, gli ospiti lamentano di non ricevere regolarmente i prodotti per la pulizia della casa e l'igiene personale. Il servizio medico è deficitario, con screening superficiali, prese in carico dei pazienti frammentarie e ambulatori scarsamente attrezzati. É insufficiente rispetto al numero degli ospiti la disponibilità di figure professionali adeguate e sono deficitari i servizi di mediazione linguistico-culturale, consulenza legale, sostegno psicologico, le attività? di formazione e orientamento all'integrazione. 

“La mancanza di spazi di socialità - continua la relazione - costringe gli ospiti a vagare per il villaggio costretti di fatto all'inattività forzata, spesso per mesi, e questo produce uno stato alienante di attesa, di isolamento fisico e morale che rappresenta uno dei più diffusi problemi riscontrati. I migranti sono liberi di uscire ma non ci sono mezzi di trasporto per arrivare a Mineo. Tutto va fatto dentro il centro e l'integrazione col territorio è praticamente impossibile”.

SICUREZZA, QUESTA SCONOSCIUTA Nonostante i 200 addetti alla sicurezza impiegati nel Cara, sono emerse molte criticità sia nell'assegnazione degli alloggi, controllate da alcuni gruppi etnici, spesso con una sorta di caporalato, sia in diverse attività non autorizzate come il commercio di merce dalla dubbia provenienza, lo sfruttamento, lo spaccio di droga e la prostituzione. “Complessivamente le condizioni di vita all'interno del centro risultano essere incompatibili con standard qualitativi che garantiscano il rispetto della dignità e dei diritti della persona”, si legge nelle conclusioni. 

UN'ANOMALIA PERICOLOSA Di fatto il 'modello Mineo' presenta una serie quasi infinita di anomalie, tutte protese a mantenere una gestione del centro che possa arricchire chi ne ha le redini. Le scelte in merito alle istituzioni locali, gli affidamenti diretti della gestione che vedono come protagonisti sempre le medesime imprese o il coinvolgimento dell'impresa proprietaria dell'immobile nella duplice veste di controparte e socia del raggruppamento gestore, sono tutte falle nel sistema che creano un pericoloso precedente. Per non parlare del collegamento con 'Mafia Capitale', il ruolo centrale svolto da Luca Odevaine e la gara dichiarata illegittima dall'Anac perché preconfezionata allo scopo di favorire l'affidamento a un unico concorrente. Un quadro in cui risulta difficile trovare uno spiraglio di legalità, che culmina con i rapporti illeciti tra il Consorzio appaltante, le cooperative vincitrici e alcuni politici locali che “lascia trasparire una gestione clientelare del centro anche al fine di acquisire e distribuire vantaggi economici e scambiarli con consensi elettorali”.

“IL CARA DI MINEO VA CHIUSO” Considerando tutta la storia del Cara di Mineo e l'annuncio del prefetto Pantalone, che ha dichiarato superato l’orientamento volto all’insediamento di un hotspot nel centro, come invece sembrava si fosse intenzionati a fare solo pochi mesi fa, la Commissione d'inchiesta è giunta ad un'unica conclusione: “il Cara di Mineo deve essere chiuso nel più breve tempo possibile”.
 

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