Mercoledì, 17 Luglio 2024
La norma

Sì al carcere per le donne incinte, ma la maggioranza si spacca

Bocciati tutti gli emendamenti all'articolo 12 del ddl Sicurezza, che rende facoltativo l'obbligo di rinvio della pena per chi sta portando avanti una gravidanza e per le madri con figli sotto l'anno di età. Forza Italia si dissocia

Durante la discussione sul ddl Sicurezza che si sta svolgendo nelle commissioni congiunte di Affari costituzionali e Giustizia della Camera sono stati bocciati tutti gli emendamenti all'articolo 12, che rende facoltativo l’attuale obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza e le madri con figli sotto l’anno. Una scelta che ha trovato il dissenso dei deputati di Forza Italia che non hanno partecipato al voto e hanno annunciato che in aula presenteranno un emendamento per modificare la norma. Ai lavori partecipa anche il capogruppo della Lega in commissione, Igor Iezzi che aveva subito una sospensione per gli scontri in Aula durante in voto sull'Autonomia differenziata.

Una legge "anti borseggiatrici" che va contro la convenzione Onu sui diritti del fanciullo

Attualmente, le donne in stato interessante e quelle che accudiscono minori sotto l'anno di età sono tutelate dalla legge 40 dell'8 marzo 2001, che garantisce loro un rinvio della pena a tutela della loro salute e degli interessi dei bambini. Una garanzia che rientra nel quadro dei diritti umani secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Se la nuova legge dovesse passare senza modifiche sarà il giudice a valutare caso per caso se procedere con l'arresto o se rinviare.

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Lega e Fratelli d'Italia puntano a modificare la norma sull'onda dell'indignazione verso quelle borseggiatrici che evitano il carcere perché incinte, con il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che più volte sui social network, ha condiviso video girati nelle stazioni delle metropolitane di Roma e di Milano, promettendo di spedire in galera le responsabili, anche quelle col "pacione".

Carfagna (Azione): "Arrestare le donne e non i loro aguzzini è prova di debolezza dello Stato"

A criticare la decisione del governo Meloni, l'ex ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna: "Stupisce che un governo che esalta la maternità e il garantismo promuova una norma che consentirà alla magistratura di tenere in carcere donne incinte, anche al nono mese, o madri di figli con meno di un anno di età. Il tutto sfidando il rischio che queste donne partoriscano dietro le sbarre e che ai loro bambini venga negata l'immediata assistenza neonatale", spiega la presidente di Azione, che aggiunge: "I bambini in ogni caso non hanno colpe, pensare che possano crescere in carcere solo perché la loro madre ha commesso un reato è una crudeltà inutile. Se davvero vogliono stroncare i racket del borseggio e del furto ne colpiscano i capi, che di sicuro non sono le donne incinte o i loro neonati. Ci sono casi, anche recenti, di giovanissime incinte costrette a rubare e picchiate se non lo fanno. Arrestare loro e non i loro aguzzini è una prova di debolezza, non di forza dello Stato".

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