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Martedì, 28 Maggio 2024
L'intervista

25 aprile, parola all'Anpi: "Quella dell'Ucraina è resistenza, ma serve un compromesso"

Carlo Ghezzi, vicepresidente nazionale vicario Anpi, risponde alle critiche dopo la presa di posizione dei partigiani sulla guerra in Ucraina. E nell'intervista a Today dice anche molto altro su cosa significhi oggi in Italia la Festa della Liberazione

L’Anpi (associazione nazionale partigiani italiani) celebra una delle date più importanti della storia d’Italia: la liberazione, la sconfitta del fascismo e del nazismo. Lo fa in giorni difficili per l’Italia, l’Europa e il mondo di fronte alla guerra in Ucraina. Proprio la posizione della più grande associazione nazionale dei partigiani italiani sul conflitto ha sollevato polemiche. In alcuni casi anche reazioni dure, alle quali, intervistato da Today, risponde Carlo Ghezzi, vicepresidente nazionale Anpi.

"Occorre che la guerra finisca rapidamente perché le guerre non hanno mai risolto problemi. Occorre uno sforzo complessivo per ridare la parola alla diplomazia, alla politica, alla discussione, non alle armi, a cui la parola va tolta. Ci auguriamo che ci siano tanti Paesi nel mondo impegnati a far cessare questa situazione. A partire dai paesi europei che premano perché si apra un tavolo e si arrivi a un cessate il fuoco. La nostra condanna all’invasione russa è netta, come è netta la solidarietà ad un Paese aggredito come l’Ucraina. Occorre però non solo gridare “pace pace”. Serve arrivare a fatti concreti. In questo senso il 25 aprile non può non contemplare anche l’imperativo della pace e di un nuovo ordine internazionale in cui sia garantita la sicurezza".

Carlo Ghezzi-2

Ecco però la vostra posizione contraria all’invio di armi all’Ucraina vi ha esposto a critiche anche dure. Avete parlato di strumentalizzazioni contro l'Anpi che avvelenano il libero dibattito democratico: quale quella più fastidiosa degli ultimi tempi dal vostro punto di vista?
"Intanto c’è una discussione aperta, per cercare di capire come uscire da questo dramma, che attraversa forze politiche, sociali e che appassiona anche l’Anpi. E poi ci sono degli attacchi vergognosi contro la natura e al modo di essere dell’associazione. Ci dicono “Scioglietevi”, “andate a casa”.

Con chi ce l’ha?
"Lo hanno detto in diversi. Non ultimo Arturo Parisi. Io vedo questo livore contro l’Anpi ed è quello che fa più male. Le leggi dure della vita portano i partigiani a scomparire, ma non fanno scomparire i valori per cui si sono battuti. Valori per i quali, nel 2006, i partigiani hanno deciso di aprire l’Anpi a tutti gli antifascisti, anche ai più giovani, proprio perché i valori della resistenza siano portati avanti. Questi attacchi hanno l’obiettivo di dire: "Fatevi da parte e rinunciate ad avere una presenza".

Anche da parte vosta non sono mancate polemiche. Dalle bandiere blu dell'Ue di qualche anno fa, a quelle sulle bandiere della Nato nel 2022: quale è la bandiera che meglio simboleggia l'essenza del 25 aprile secondo l’Anpi?
"La bandiera della pace e quella italiana. Non ho dubbi. Comunque ho visto che la polemica sulle bandiere si è spenta. Pur tuttavia guardi, qualsiasi bandiera venga, noi non abbiamo nulla contro nessuno, purché non si snaturi il ruolo di quella giornata: il ricordo della liberazione dell’Italia dopo un ventennio terribile".

Lei ha parlato molto di pace e della necessità di cercare la pace. Ma come si fa la pace oggi?
"Rimettendo a lavorare le diplomazie, la politica, favorendo la costruzione di un tavolo di trattative, col confronto. Invece c’è un’esasperazione, una spinta bellicista che ci preoccupa. I governi europei devono far sentire la loro voce".

Quindi anche lei è contrario all’invio delle armi all’Ucraina.
"La nostra posizione è nota ed è stata presa due mesi fa. Nel frattempo la guerra si è incancrenita e oggi la parola d’ordine non è continuare le trattative, ma vinciamo noi no vincete voi. Dobbiamo rompere questa spirale e solo il Papa parla in questo modo e noi ci riconosciamo in questo insegnamento".

Ma non è resistenza anche quella dell’Ucraina? Non servono armi per difendersi?
"Certo che è resistenza. È resistenza sacrosanta, sono stati invasi, è stato violato il diritto internazionale. Ma qual è l'iniziativa pregnante oggi sulla quale puntare? Riaprire le condizioni per il cessate il fuoco per una trattativa. Serve un compromesso".

Il presidente della Fiap dice che per la prima volta non saranno a Porta san paolo perché si rischia di non trovare una manifestazione che ricordi librazione, ma una anti occidentale.
"Noi avremo centinaia di manifestazioni in tutta Italia. Purtroppo da diversi anni, a Roma ci sono tensioni che non riescono a creare condizioni per creare un 25 aprile unitario. Ma in tutti gli altri 99 capoluoghi di provincia questi problemi non ci sono. Posso solo auspicare che l’anno prossimo la manifestazione di Roma sia più coinvolgente".

Qualcuno dice anche che siete filo sovietici. È vero?
"Ma senta, di insulti ce ne hanno tirati tanti. Ma l’ultimo congresso l'abbiamo concluso all’unanimità, con 20 astenuti su 400 delegati. Ma le pare che, con tutti i pluralismi presenti al nostro interno, se fossimo filo sovietici o filo putiniani, avremmo mai concluso un congresso dell’Anpi in questo modo? È un modo volgare di dipingerci poterci attaccare".

Di fronte a questi attacchi, lei pensa che i valori della resistenza siano in pericolo oggi in Italia?
"Io penso che siano in discussione. nel senso che la grade maggioranza del popolo italiano, questi valori li ha a cuore. Ogni volta che si è tentato di manomettere la Costituzione, ha respinto con durezza questi tentativi. È altrettanto vero che questa Costituzione non piace a un pezzo del Paese, che non ha mai fatto i conti fino in fondo con il fascismo".

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