Lunedì, 19 Aprile 2021

CasaPound in ritirata dopo il flop alle elezioni europee: "Non saremo più un partito"

Il presidente di Cpi: "In seguito all'esperienza delle ultime elezioni europee e al termine di una lunga riflessione sul percorso del movimento dalla sua fondazione a oggi, CasaPound Italia ha deciso di mettere fine alla propria esperienza elettorale e partitica"

Militanti di CasaPound - Foto: (Ansa (repertorio)

Addio CasaPound? Per ora l'addio è solo dalle schede elettorali. Dopo il flop alle elezioni Europee, nelle quali Destre Unite-Casapound si è fermata allo 0,33 per cento, tira aria di parziale smobilitazione.

"In seguito all'esperienza delle ultime elezioni europee e al termine di una lunga riflessione sul percorso del movimento dalla sua fondazione a oggi, CasaPound Italia ha deciso di mettere fine alla propria esperienza elettorale e partitica". Lo comunica il presidente di Cpi, Gianluca Iannone, che aggiunge: "La decisione di oggi non segna affatto un passo indietro, da parte del movimento, ma anzi è un momento di rilancio dell'attività culturale, sociale, artistica, sportiva di Cpi, nel solco di quella che è stata da sempre la nostra identità specifica e originale. Sarà anche un'occasione per tornare a investire tempo ed energie nella formazione militante, particolarmente essenziale, dati i nuovi pruriti liberticidi della sinistra".

Passo indietro di CasaPound

Di fatto un passo indietro, da partito "fatto e finito" a movimento. "Tale decisione - continua Iannone - non significa che CasaPound intenda disertare la battaglia sovranista e identitaria. Al contrario, Cpi intende sfruttare il suo bagaglio di vivacità culturale, radicamento sul territorio ed energia militante per contribuire a quella che resta la sfida cruciale da qui ai prossimi anni, dialogando con tutte le forze che si oppongono alle follie globaliste e hanno a cuore i destini della nazione. I molti eletti a livello locale e le 140 sedi sparse su tutto il territorio nazionale resteranno inoltre preziosi avamposti politici per portare avanti le nostre battaglie".

"In tutti questi anni - sostiene ancora il presidente di Cpi - CasaPound ha svolto un'importante funzione di avanguardia politica, mettendo in circolo proposte e parole d'ordine che poi sono finite in cima all'agenda del dibattito politico: pensiamo solo a mutuo sociale, reddito nazionale di natalità, nazionalizzazione delle autostrade, preferenza nazionale. Noi riteniamo che questa funzione sia valida oggi più che mai".

Roma, via la scritta di CasaPound dal palazzo

Ieri la sindaca di Roma Virginia Raggi ha chiesto alla polizia locale di accertare se la scritta CasaPound, sulla facciata del palazzo di via Napoleone III, sia abusiva e, nel caso, rimuoverla. L'immobile, di proprietà del Demanio, è occupato dal 2003. Nel mirino non solo la scritta 'CasaPound' in marmo, Raggi avrebbe chiesto anche al capo dei Vigili di fare ''accertamenti'' sulla regolarità dei negozi che si trovano al piano terra dello stabile dell'Esquilino.

CasaPound, Pd romano chiede lo sgombero

"Anch'io ho firmato la petizione lanciata da #Insiemeinrete per chiedere al presidente Conte di sgomberare al più presto lo stabile che i nuovi fascisti di #CasaPound occupano abusivamente a Via Napoleone III dal 2003''. Lo afferma il segretario romano del Pd Andrea Casu. ''Tutti i democratici romani sono in prima linea nel chiedere alle Istituzioni di intervenire subito per restituire alla collettività un bene prezioso e sottrarlo al controllo di chi calpesta ogni giorno la nostra Costituzione ed ha già prodotto 4,6 milioni di danno erariale accertato dalla Corte dei Conti - continua Casu - Vedere oggi al fianco delle forze politiche e sociali della nostra città la voce libera nella rete delle migliaia di persone che in queste ore stanno firmando la petizione su change.org è una buona notizia per la nostra democrazia. Tutti insieme possiamo vincere questa battaglia fondamentale!''.

Casapound pubblica libro su Salvini: "Numero uno del sovranismo". Il Pd: "Ha varcato limite"

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