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Sabato, 18 Maggio 2024
Politica

Il Pd scarica Silvio e dialoga con la frangia M5S guidata da Orellana | Il PUNTO

In attesa della decisione della Giunta per le elezioni sulla decadenza di Berlusconi da senatore il mondo grillino è in fermento. Saranno loro a salvare il governo Letta?

E’ condannato ma è ancora un senatore della Repubblica. Per adesso, o meglio almeno per altri 3 giorni. Poi, il 9 settembre, tutto potrebbe cambiare. La Giunta per le elezioni potrebbe cacciare il Cavaliere da palazzo Madama. Letta potrebbe franare nel giro di un pomeriggio, con tanto di messaggio a reti unificate del ‘Capo’ del Pdl. Magari immediatamente bissato da quello di Giorgio Napolitano, che, a quanto pare, avrebbe già pronta la contromossa: ferma condanna di una scelta scellerata, ma soprattutto l’intenzione a non sciogliere la legislatura.

E questa è l’ipotesi A. C’è poi quella B, quella in cui il Pd starebbe lavorando per allungare il brodo. Una sorta di lascia passare ad un quarto grado di giudizio (ad personam) da celebrarsi direttamente in Giunta. Difesa, accuse, testimonianze, atti, sentenza. Magari rinviando il caso alla Consulta, per capire se la legge Severino è o non è anticostituzionale (quello che oramai è passato alle cronache come lodo Violante). Mesi che passano e nulla muta.

Il rinvio ad personam per il bene di Letta e delle grandi intese, tuttavia, potrebbe trasformarsi in un boomerang per il Pd. In piena battaglia da congresso, con i bruciori di stomaco della base che oramai non si contano più, servire un assist così delizioso a Renzi che nell’affaire Berlusconi si butterebbe come uno squalo avvertito il sangue – pare troppo anche per il Pd.

E così, fuori dalle dietrologie, tocca parlare dell’ipotesi A, quella intransigente del segretario Epifani: il Pd voterà compatto per la cacciata. Questione morale? La risposta qui si complicherebbe di molto. Tuttavia si può ragionare, senza far mancare un po’ di ‘sana’ dietrologia. Il Pd, come detto, dovrà affrontare un autunno caldo, rovente. C’è da fare un congresso, c’è da trovare il dopo Bersani e di conseguenza il dopo Epifani. E c’è di mezzo Renzi e anche Letta. Tutto vero.

Vero è, d’altra parte, che i galli in questione sono ‘roba’ del centro-sinistra. Una generazione di quarantenni, compreso personalità alla Pippo Civati, di cui è sprovvisto il centro-destra. Che oggi si ritrova sprovvisto di panchina buona, con l’unico titolare che, a meno di grazie dell’ultima ora, dovrà scontare un anno ai domiciliari o ai servizi sociali. Attenzione, Silvio e il Pdl stanno volando nei sondaggi. Spinti anche dall’idea di Forza Italia 2.0 e dalla retorica del condannato innocente. Ora, ma domani? Un progetto politico confinato ai domiciliari può reggere l’onda d’urto di Matteo Renzi e/o di Enrico Letta?  

LETTA BIS O NUOVE ELEZIONI?

Vista oggi, parrebbe di no. Ma prima c’è da fare un congresso che il Pd non è intenzionato a sovrapporre ad una campagna elettorale che si preannuncia quanto mai intensa. E allora? Allora si ritorna alla soluzione B: allungare il brodo. Cambiando gli addendi però. Rompere con un alleato scomodo, accontentando la base, e ricercare una nuova maggioranza numerica in Parlamento, o meglio al Senato.

IL PRIMO AFFONDO DI ORELLANA

M5S – E qui, nella classicissima ‘partita nella partita’, fanno il loro ingresso una frangia di senatori del Movimento 5 Stelle guidati da Luis Alberto Orellana che non si arrende. E pace per chi, dal blog di Beppe Grillo, lo ha definito voltagabbana o lo ha paragonato allo Scilipoti di turno. Il senatore, infatti, ha rilanciato: se cade Letta il M5S deve trattare. Con chi? Con il Pd, è chiaro. “La mia proposta – ha scritto su Facebook – è di essere pronti a un dialogo con le altre forze politiche considerando che la eventuale rottura fra Pd e Pdl aprirebbe uno scenario di crisi di governo dove i nostri voti al Senato potrebbero essere decisivi dando al M5S un grande potere contrattuale nelle consultazioni. Un dialogo che potrà portare a tutto come a niente. A tanto o a poco. Dipenderà dalle nostre capacità negoziali e dalla buona volontà di dialogare degli altri. Un dialogo, come quello in atto in Sicilia, che ci consente di incidere nelle decisioni regionali siciliane. Un dialogo come quello di aprile scorso nei famosi colloqui in diretta streaming. Non è quindi nel nostro Dna evitare il dialogo ma è una scelta che ci siamo imposti e che invito a riconsiderare. Tutto da capire e da verificare per carità. Non ho certezze e tanti dubbi ma non posso smettere di pensare che un esplicito coinvolgimento e pronunciamento degli attivisti sia imprescindibile”.

GRILLO LANCIA IL TERZO V-DAY

La sensazione è quella della spaccatura, che Orellana sia solo l’ultimo dei portavoce del malcontento dei vari ‘ipse dixit’ di Grillo. Con di più di peso: Orellana più che nella critica si concentra sulla proposta andando ad intercettare la sinistra elettorale dei 5 Stelle. Interroga i grillini sul futuro, il loro, oggi che la macchina si è praticamente inceppata. Sganciarsi ora, per dar mano alla sinistra, che ritroverebbe l’abbraccio di Sel, e mettere all’angolo Berlusconi, sarebbe molto complicato da smontare e demolire anche per Grillo. Orellana lo sa. Lo sa Grillo, tanto che se prima l’espulsione del senatore sarebbe passata in automatico, ora temporeggia. Lo ha fatto capire bene oggi Nicola Morra, capogruppo al Senato del M5S, che, raggiunto telefonicamente da Tmnews, su un’eventuale espulsione ha glissato: “Non lo so, non è la nostra priorità. Queste sono cose che verranno dopo, però Luis deve con calma appurare innanzitutto con se stesso quale è la sua idea del Movimento”.

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