Venerdì, 23 Luglio 2021
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La ripresa c'è ma si vede poco: gli italiani credono più nelle fake news che nella politica

Milano maglia nera del crimine: male Rimini e Bologna. Lo dice il Censis nel rapporto annuale sulla situazione sociale. Cresce la spesa per sanità privata, nel 2031 non autosufficienti in 5 milioni. Gli italiani leggono meno e "cascano" nelle fake news

Manifestazione a Roma, 14 novembre 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

C'è la ripresa, ma in Italia cresce il rancore. E' questa la fotografia scattata dal Censis nel rapporto annuale sulla situazione sociale. "Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica, il blocco della mobilità sociale crea rancore e la paura del declassamento è il nuovo fantasma sociale", spiega l'istituto di ricerca socio-economica. Mentre crolla la fiducia nei partiti e nei sindacati, gli italiani leggono sempre meno e sempre peggio perdendo così la capacità di discernere e capire quando si trovano davanti alle fake news.

84% italiani non ha fiducia nei partiti politici 

L'84% degli italiani, secondo il 51esimo rapporto sullo stato sociale del Paese realizzato dal Censis, non ha fiducia nei partiti politici, il 78% ha lo stesso atteggiamento verso il governo centrale, il 76% verso il Parlamento, il 70% verso le istituzioni locali, dalle Regioni alle amministrazioni comunali.

Per gli analisti si tratta di una sfiducia sistemica e di lungo periodo che ha corroso i gangli vitali della sfera socio-politica: il 60% degli italiani si dichiara insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese; il 64% è convinto che la voce del cittadino semplicemente non conti nulla. 

52% boccia Pubblica amministrazione, 15% usa servizi web 

Il 52,1% degli italiani ritiene che la Pubblica amministrazione abbia problemi importanti nel suo funzionamento e quindi ne giudica l'operato in maniera negativa mentre i servizi online piacciono solo a poco più della metà degli italiani: il 44,6% degli italiani preferiscono il rapporto diretto con l'operatore allo sportello, altrettanti sono di fatti esclusi dalla possibilità di utilizzare i servizi online.

"Italiani più poveri per colpa dell'Euro"

Il giudizio degli italiani sulla moneta unica è inequivocabile: solo il 19,9% ritiene che l'euro abbia incrementato il benessere dei cittadini facilitando gli scambi commerciali, mentre per il 50,3% l'introduzione dell'Euro ha impoverito la maggioranza degli italiani.

Lavoro, crisi di rappresentanza: -180 mila iscritti a Cgil, Cisl e Uil nel 2016 

I sindacati confederali hanno subito una contrazione di 180 mila tessere tra il 2016 e il 2014. Su 11,8 milioni di iscritti a Cgil, Cisl e Uil, solo 6,2 milioni sono costituiti da lavoratori attivi (+0,2%) e 5,2 milioni da pensionati (-3,9%). 

Più giovani occupati, aumentano le donne dirigenti

Nel primo semestre 2017 cresce l'occupazione giovanile rispetto al primo semestre 2016: un incremento che il Censis stima in 67mila nuovi occupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni. I giovani risultano però poco informati: meno di un terzo ha una reale conoscenza delle politiche attive del lavoro e solo il 48,6% conosce il programma Garanzia Giovani. 

Lo studio rivela poi che tra il 2006 e il 2016 il numero dei liberi professionisti under 40 si è ridotto di circa 10 punti percentuali (20 mila unità in meno). Per quanto riguarda le donne, il Censis sottolinea che migliora la loro condizione occupazionale anche se il divario tra occupazione maschile e femminile è ancora di 18 punti. Le donne hanno una maggiore propensione a puntare sull'area del lavoro indipendente: tra il 2015 e il 2016 le donne alla guida di un'impresa sono cresciute del 6,9% e la libera professione ha visto allargarsi la platea femminile del 7,6%. Nello stesso periodo aumenta del 3,6% il numero delle donne dirigenti, mentre quello relativo agli uomini mostra il segno negativo (-0,3%), cosi come risulta in diminuzione dello 0,6% il dato riferito agli uomini nei livelli direttivi e quadri, mentre le donne crescono del 2,1%.

Cresce spesa per sanità privata e boom liste attesa 

Continua a crescere la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012). Mentre si gonfiano le liste d'attesa nel pubblico: il Censis certifica che in 3 anni è aumentata di 60 giorni l'attesa per una mammografia, di 8 giorni per visite cardiologiche, di 6 giorni per una colonscopia così come per una risonanza magnetica. Peggiora anche la territorialità della qualità dell'offerta. 

Durante l'ultimo anno il servizio sanitario della propria regione è peggiorato secondo il 30,5% degli italiani, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.

Nel 2031 quasi 5 milioni di persone non saranno autosufficienti

Nel 2016 le persone non autosufficienti sono 3.378.000 (l'8% della popolazione, con quote pari al 7% nel Sud, al 5,8% al Centro, al 5,5% al Nord-Est e al 4,7% al Nord-Ovest). L'80,8% ha oltre 65 anni di età.  Alla luce degli attuali trend, si stima che nel 2031 le persone non autosufficienti saranno 4.666.000 e l'area più a rischio è il Sud, con un incremento previsto del 10,5%.

In calo omicidi e rapine, aumentano furti e truffe

Crollano le denunce, l'8,2% in meno rispetto al 2008: nel 2016 i reati denunciati in Italia sono stati più di due milioni e a diminuire sono soprattutto omicidi, rapine e furti, mentre crescono i borseggi, i furti in abitazione, le truffe tradizionali e su internet.

In cima alla graduatoria per numero di reati denunciati si trovano Milano (con 237.365 reati, in diminuzione del 15,5% rispetto al 2008), Roma, con (228.856 in diminuzione del 3,3%), Torino (136.384, -11,7%) e Napoli (136.043, -4%).

Milano maglia nera del crimine: male Rimini e Bologna

Se si considera il 'peso' della criminalità sul territorio, cioè l'incidenza dei reati sulla popolazione, al primo posto rimane Milano, con 7,4 reati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6) e Torino (6,0).

Gli italiani leggono meno, e peggio (il 50% vittima di fake news)

Italiani bocciati in lettura: peggiora la dieta mediatica, sempre più povera di stampa, cala la lettura di libri. Nel 2013 i lettori di libri a stampa erano il 52,1% della popolazione, oggi sono scesi al 42,9%. In aumento gli italiani che scelgono l'e-book: il 9,6% contro il 5,2% del 2013. 

I ricercatori del Censis infatti ammoniscono:

"Si sta perdendo sempre di più la capacità di decodificare un testo scritto che richiede dosi di attenzione prolungata nel tempo, esclusività percettiva, consequenzialità logica. E questo si manifesta con ancor più evidenza quando si considera che sono aumentate le persone che usano tutti i media, compreso internet, ad eccezione dei mezzi a stampa: sono passate in dieci anni dal 5,7% al 34,5% del totale. E a sostenere l'editoria in Italia sono soprattutto le donne, in particolare quelle più istruite, con il 61,7% di lettrici diplomate o laureate".

Più social meno quotidiani, il tg re dell'informazione

Il 55% degli italiani non legge neppure i giornali aumentando così il rischio di cadere nelle fake news. Ad oltre la metà degli utenti di internet italiani è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete, la percentuale scende di poco, anche se rimane sempre al di sopra della metà per le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i più giovani, che dichiarano di crederci spesso nel 12,3% dei casi.

Gli italiani che leggono regolarmente i quotidiani a stampa per informarsi durante la settimana si sono ridotti al 14,2% nel 2017 (e ad appena il 5,6% tra i giovani). Al contrario, i social network hanno registrato una forte espansione anche come fonti di informazione: Facebook è utilizzato dal 35% degli italiani (e la percentuale sale al 48,8% tra i giovani). In effetti, nel giro di quindici anni le copie di quotidiani vendute giornalmente sono passate da quasi 6 milioni del 2000 a meno di 3 milioni nel 2016, con una perdita di oltre il 50%. Il mezzo d'informazione più utilizzato dagli italiani (60,6%) resta il tg, poi ci sono i motori di ricerca su internet, come Google, che vengono utilizzati dal 21,8% della popolazione per informarsi, e YouTube (12,6%).

Consumo carne in calo, mangiamo una bistecca a settimana 

Diminuisce il consumo di carne bovina che, dopo il picco dei primi anni '90 (quando si consumavano ben 27 chilogrammi pro-capite ogni anno di consumo apparente) è sceso fino agli attuali 19,2 chilogrammi: in media gli italiani consumano l'equivalente di una bistecca a testa a settimana. Il mercato della carne corrisponde al 4% dell'intera industria alimentare, un fatturato da 6 miliardi di euro che tuttavia solo per il 55% finisce ai produttori italiani: quasi la metà della carne consumata in Italia infatti viene dall'estero. 

Italiani soddisfatti: coccole di massa per tutti

Il 78,2% degli italiani si dichiara molto o abbastanza soddisfatto della vita che conduce: dopo gli anni dell'austerità tra gli italiani "torna il primato dello stile di vita e del benessere soggettivo, dall'estetica al tempo libero". La spesa per i consumi (+4% in termini reali tra il 2013 e il 2016) serve per accedere a una buona qualità quotidiana della vita: nell'ultimo anno gli italiani hanno speso 80 miliardi di euro per mangiare al ristorante (+5% nel biennio 2014-16), 29 miliardi per la cultura e il loisir (+3,8%), 25,1 miliardi per la cura e il benessere soggettivo (parrucchieri 11,3 miliardi, prodotti cosmetici 11,2 miliardi, trattamenti di bellezza 2,5 miliardi), 25 miliardi per alberghi (+7,2%), 6,4 miliardi per pacchetti vacanze (+10,2%).

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