Venerdì, 17 Settembre 2021
Riforma del lavoro

Cgil-Renzi, prove di pace: "Basta insulti, ora discutiamo"

Tiene ancora banco il dibattito sulla riforma del lavoro. La Cgil, via Twitter, prima attacca Renzi - "Mandare tutti in serie B non è estendere diritti e tutele" - poi tende la mano al governo: "Basta insulti, guardiamoci negli occhi e parliamo"

Matteo Renzi e Susanna Camusso

ROMA - "Mandare tutti in serie B non è estendere i diritti e le tutele". Così, su Twitter, la Cgil torna sulla polemica sul Jobs Act e la riforma del lavoro messa a punto dal governo, coniando l'hashtag #fattinonideologia replicando alle critiche del premier Matteo Renzi, che aveva accusato i rappresentanti dei lavoratori di pensare solo alle battaglie ideologiche e non alle persone.

E poi arrivano le prove di disgelo. "Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone", twitta ancora la Cgil.

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Il sindacato dice basta agli attacchi e no ai licenziamenti senza ragione. E indica sei "paletti" per la riforma del lavoro. Il primo recita: "Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione". Il secondo guarda invece alle spaccature all'interno del mondo del lavoro: "Mandare tutti in serie B non è estendere i diritti e le tutele". Segue il terzo: "Malattia e maternità: estendiamo a tutti i diritti e le tutele".

Con il quarto invece il sindacato della Camusso chiude alla possibilità di "declassamenti" di qualifica: "Stesso lavoro, stessa retribuzione. No al demansionamento". E ancora, con il quinto, la Cgil chiarisce la sua posizione sul contratto a tutele crescenti, a cui dice "sì" ma solo se "si cancellano i tanti contratti che producono precarietà". Da ultimo, "La regola più semplice: garantire la dignità di chi lavora". Il sindacato chiude la raffica di tweet con un interrogativo: "Da sempre ci battiamo per estendere diritti e tutele. Renzi vuole fare lo stesso?".

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