Al voto nel 2019 con le Europee: l'unica intesa possibile nell'Italia senza Governo

La verità è che siamo in un'impasse. Lega e Movimento 5 stelle bluffano sulle elezioni in tempi brevi, più probabile si possa tornare a votare tra un anno. Il Pd propone una legislatura costituente. Si fa strada l'ipotesi di un governo tecnico per scongiurare l'aumento dell'Iva

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e Luigi Di Maio durante la Giornata Internazionale della Donna al Quirinale, Roma, 8 marzo 2018. ANSA / ETTORE FERRARI

Elezioni, che succede dopo il risultato del voto? Il dibattito politico, tra analisi della sconfitta e celebrazione di una non vittoria è per ora paralizzato su come fare iniziare una legislatura che appare già di corto respiro; prende infatti quota l'ipotesi di tornare presto alle urne e c'è già la data: tra poco più di 12 mesi l'Italia si troverà ancora in fila ai seggi per le elezioni europee 2019 e potrebbe essere l'occasione per un election day.

Tornare alle urne tra il 23 e il 26 maggio 2019 per tentare di dare all'Italia un governo forte di una maggioranza parlamentare coesa, cosa oggi impossibile. Il Parlamento è infatti in una situazione di stallo.

Convergenze parallele tra Lega e M5s

Le due forze "vincitrici" dell'ultima tornata politica, M5s e Lega convergono solo su una idea: no ad un esecutivo "di tutti" mentre i due leader Salvini e Di Maio sono alle prese con il rebus delle presidenze di Camera e Senato. I programmi politici del Carroccio e dei Pentastallati, viaggiano convergenze parallele al di là di assonanze su temi specifici come immigrazione, cancellazione della legge Fornero ed euroscettiscismo.

Nessuna paura del voto. Con le stesse parole e le stesse motivazioni Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno già posto sul tavolo delle trattative la carta del ritorno alle urne in tempi brevi. Il loro obiettivo è andare al governo, con il programma annunciato agli elettori prima del voto. Dal canto suo il Partito Democratico lascia la guida del Paese annunciando per voce del reggente Maurizio Martina di prepararsi a condurre una legislatura "all'opposizione" escludendo un appoggio ad un governo M5s così come del centrodestra. Con buona pace degli iniziali appelli di Silvio Berlusconi ad un compromesso da proporre al Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Dopo Pasqua le consultazioni del Quirinale

Dal 23 marzo partirà il confronto in Parlamento e ancora per qualche giorno le dichiarazioni ufficiali dei partiti oscilleranno tra il didascalico e il propagandistico: la minaccia di un ritorno al voto in tempi brevi lanciata da Salvini e Di Maio è ovviamente irrealizzabile. Per tornare alle urne in estate non ci sono i tempi tecnici, poiché è impensabile sciogliere le Camere in aprile, senza prima aver tentato il tutto per tutto sulla strada della formazione del nuovo governo. In autunno poi c'è la manovra da approvare e il rischio che tornando al voto con la stessa legge elettorale sperimentata il 4 marzo si possa avere di nuovo uno stallo.

Legge elettorale, il Pd apre alla riscrittura del Rosatellum

La verità è che siamo in un'impasse. Per il ministro Dario Franceschini, "E' il momento di scrivere le regole tutti insieme". L'esponente del Pd lancia la proposta di riscrivere la legge elettorale in un funzione di un monocameralismo: ovvero, dare inizio ad un governo di scopo solo per approvare le riforme costituzionali.

"Le riforme a maggioranza non funzionano; ma siccome oggi nessuno ha la maggioranza, il quadro è perfetto per fare le riforme, perché nessuno le può imporre agli altri.  Questa può essere la legislatura perfetta".

Un passo di lato rispetto alla barra dritta tenuta dall'ex segretario del Pd Matteo Renzi che avevo ottenuto l'approvazione delle riforme costituzionali a suon di voti di fiducia. Un'architettura costituzionale spazzata via dal referendum costituzionale prima e dalla bocciatura alle elezioni politiche del progetto di paese lasciato in eredità dal governo renziano, impianto che potrebbe così vedersi cancellato in appena un lustro. 

Camera e Senato, presidenze di "garanzia"

Il movimento 5 stelle guidato dall'ex vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi di Maio parte da una posizione di forza dopo un risultato alle urne che sancisce una maggioranza netta nel paese ma non maggioritaria da consentire un monocolore a palazzo Chigi.

"Per le presidenze di Camera e Senato vogliamo figure di garanzia assolutamente slegate da qualsiasi questione di governo" spiegano Giulia Grillo, capogruppo MoVimento 5 Stelle alla Camera, e Danilo Toninelli, capogruppo MoVimento 5 Stelle al Senato.

"Chiediamo responsabilià' a tutte le forze politiche affinché si possa arrivare a scelte condivise che non rispondano a nessuna logica di spartizione delle poltrone. Il MoVimento 5 Stelle ha avuto il mandato da parte dei cittadini per governare questo Paese, ed è con questa stessa responsabilità che vogliamo interloquire con le altre forze politiche".

Responsabilità, la parola chiave della XVIII legislatura

Che l'Italia si presenti sul piano internazionale e ancor più europeo come un elemento di incertezza è fuori di dubbio come ha detto anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a margine dell'incontro Ecofin a Bruxelles, ribadendo che il ruolo "d'opposizione" del Pd.

Nel vertice a tre Berlusconi-Salvini-Meloni, il leader della Lega ha ottenuto l'ok per trattare sulla presidenza di Camera e Senato mentre non sono mancanti gli spunti polemici su una sotterranea trattativa tra M5s e Lega sulla fattibilità di un governo "giallo-verde" volto alla cancellazione della legge Fornero, il rafforzamento delle autonomie regionali e un reddito di cittadinanza light.

Chi entra Papa esce cardinale

Resta ormai esclusa un'alleanza che veda come protagonisti forze parlamentari contrapposte. Le ferite di una campagna elettorale così violenta hanno lasciato il Partito Democratico nel ruolo di Ponzio Pilato. Davanti alla scelta del "popolo delle urne" è chiara l'impostazione che dal Nazareno è impartita ai neo deputati e neo senatori: niente alleanze in vista di una legislatura breve. 

Si affaccia quindi di buon grado una realpolitik lontana dalla propaganda con un'agenda condivisa: accordo su una la legge elettorale che riservi un premio di maggioranza e appoggio esterno dall'interno arco parlamentare ad un esecutivo non politico che traghetti l'Italia al voto entro un anno dribblando le insidie rappresentate da una legge di Bilancio da scrivere a quattro mani, che scongiuri l'aumento dell'Iva e quieti  le interferenze europee sullo scostamento del debito italiano dagli accordi presi in sede comunitaria. 

Sull'altare della responsabilità restano vittime designate le principali promesse dell'ultima campagna elettorale come la flat tax e il reddito di cittadinanza ma anche i decreti per il rilancio dell'economia.

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