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Giovedì, 20 Giugno 2024
La proposta

Cittadini italiani dopo 5 anni di scuola: ecco la legge sullo Ius scholae

La proposta è stata presentata dal presidente della Commissione affari costituzionali

Rimandata, ma di poco perché la legge c’è e deve essere discussa in Commissione affari costituzionali. Si tratta della proposta per l’istituzione dello ius scholae, che va a sostituire lo ius culturae. Si tratta di una legge per far accedere i ragazzi stranieri alla cittadinanza italiana. La novità consiste nel fatto che il passaporto italiano si legherebbe ad un ciclo di studi. Infatti chi sostiene la legge pensa che ci voglia un cambiamento culturale, cercando l’inclusione di quei giovani, figli di genitori stranieri, che vivono la loro vita nel pieno del tessuto sociale del Paese e che si istruiscono attraverso il nostro sistema scolastico. Ragazzi come tutti gli altri, che parlano italiano, fanno sport insieme agli italiani, studiano come tutti gli altri, ma che sono fuori dal perimetro di diritti di doveri di un cittadino italiano. 

Ad oggi la legge si basa sullo ius sanguinis, il diritto cioè alla cittadinanza italiana solo se si è figli di almeno un genitore italiano. Una persona di origini straniere può diventare cittadino italiano, ma solo al compimento dei 18 anni e se ha risieduto in Italia ininterrottamente. Adesso la nuova proposta cambierebbe queste regole. La proposta al vaglio della commissione alla Camera stabilisce lo ius scholae, per cui "un bambino nato in Italia o arrivato in Italia prima di avere compiuto 12 anni, nel momento in cui compie un ciclo scolastico di 5 anni, facendone richiesta, ottiene la cittadinanza italiana". 

Ci sono aspettative da parte della sinistra che la proposta di legge possa arrivare alla Camera in tempi brevi anche perché, secondo il deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Brescia, che ne è anche il promotore, il fatto di legare la cittadinanza ad un percorso di formazione nella scuola pubblica, dovrebbe poter far allargare la platea dei parlamentari che la votano. Di sicuro Lega e Fratelli d’Italia hanno già espresso la propria contrarietà a questa norma. 

Dalla parte della legge Pd, Leu e Movimento 5 Stelle. Già lo scorso agosto era stato il capogruppo M5s alla Camera Davide Crippa a dire che, “puntare sullo "ius scholae", cioè sul diritto per i ragazzi figli di immigrati di diventare cittadini italiani dopo aver completato un ciclo di studi, può rappresentare un'importante soluzione”. 

La discussione si era ingrossata sull’onda delle vittorie olimpiche, con il Presidente del Coni Malagò, che aveva invocato lo ius soli sportivo. Ma allora c’era anche stata una frenata di una parte del Movimento perché, in piena pandemia, c’erano altre urgenze. Paola Taverna, vicepresidente del Senato, riferendosi ad una legge per abbassare le barriere di ingresso alla cittadinanza italiana, aveva detto che “questo argomento ogni tanto è usato in maniera pretestuosa e credo che nell'attuale situazione politica ci siano altre priorità". Virginia Raggi, ex sindaco di Roma, aveva detto che lo ius soli “non è una priorità perché la priorità è il lavoro. Abbiamo capito che questi sono temi da trattare a livello comunitario, altrimenti non se ne esce". Ora andiamo verso la cessazione dello stato di emergenza. C’è da capire se Raggi e Taverna, insieme ad altri colleghi, vedano nello ius scholae un tema oppure no.  
 

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