Class action, approvata la riforma: cosa cambia con la nuova legge

Sul provvedimento si è aperto scontro fra M5S e Forza Italia che non ha votato la legge: "Penalizza imprese, porterà danni al Paese"

Class action, riformata la vecchia "azione di classe del 2006": il Senato ha approvato a larghissima maggioranza la legge sulla class action che sposta la disciplina dell'azione collettiva dal codice del consumo a quello di procedura civile, generando uno strumento di portata più ampia.

Sul provvedimento si è aperto scontro fra M5S e Forza Italia che non ha votato la legge: 206 i voti a favore, 44 astenuti e un solo voto contrario, quello del senatore di Fi Gaetano Quagliariello che ha votato 'no' in dissenso dal proprio gruppo che si è astenuto.

"I cittadini italiani hanno uno strumento per unirsi e far valere insieme i propri diritti" spiega il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che nella scorsa Legislatura aveva proposto un testo simile.

Per Forza Italia invece punta i riflettori su un aspetto che, a detta dei senatori azzurri, porterà danni al Paese: "le imprese considerate sempre in malafede e quindi non meritevoli di tutela".

Class action, cosa cambia con la nuova legge

La nuova legge che riforma la class action porta la disciplina dell'azione collettiva in seno al codice di procedura civile, ampliando le situazioni giuridiche tutelate e riservando altresì una sezione specializzata in materia d'impresa nei tribunali.

  • Con la nuova disciplina che elimina ogni riferimento a consumatori e utenti, tutti coloro che hanno pretese risarcitorie rispetto a condotte lesive possono fare appello alla class action. In sostanza chi ritiene di aver subito uno stesso danno potrà far fronte comune avviando una causa unica.
  • La riforma fissa in 30 giorni il termine entro il quale il tribunale deve decidere sull'ammissibilità dell'azione e la decisione assume la forma dell'ordinanza.
  • Destinatari della class action sono imprese ed enti relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle attività.
  • il giudice civile potrà applicare sanzioni amministrative pecuniarie (da 10.000 a 100.000 euro) sia alla parte che rifiuta senza giustificato motivo di esibire le prove, sia alla parte o al terzo che distrugge prove rilevanti ai fini del giudizio.
  • Il testo, inoltre, introduce la disciplina degli accordi transattivi tra le parti
  • Tra le novità c’è anche la possibilità di aderire alla class action non solo nella fase successiva all’ordinanza, ma anche in quella che segue la sentenza, entro determinati termini.

Class action, la legge di riforma

I relatori del disegno di legge hanno evidenziato che l’introduzione dell’azione collettiva nel Codice del Consumo, nel 2005, ha dato vita a procedure lente, farragionese e costose. Ora il vaglio di ammissibilità del giudice bloccherà le azioni pretestuose e infondate e il procedimento, regolato dal rito sommario di cognizione vuole offrire maggiori garanzie.

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"Nel passato le aziende erano sicure di restare impunite - commenta il presidente dell'Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona - facevano di questa immunità una strategia per accumulare vantaggi commettendo soprusi seriali a danno dell'utente". "Basti pensare alle compagnie telefoniche e alla vicenda della fatturazione a 28 giorni", ricorda Dona. "Ora si restituisce potere di reazione al soggetto più debole del rapporto contrattuale".

Tuttavia, come denuncia il Codacons, nella nuova legge sulla class action vi sono gli elementi che al contrario rappresentano un peggioramento rispetto alla class action esistente, come l’imposizione agli aderenti del versamento di "fondi spese" per la validità dell’adesione.

"Questo diventa quasi ridicolo nella maggioranza dei casi quando la class action è proposta per la tutela di microlesioni: in questi casi il fondo spese può essere maggiore del risarcimento, con ovvio effetto dissuasivo". 

La normativa prevede inoltre l’improponibilità delle azioni introdotte decorsi 60 giorni dal deposito del primo ricorso: tale disciplina induce la presentazione affrettata e immediata di azioni di classe, con un perverso effetto di "prenotazione" dell’azione da parte di chi "arriva prima" di altri, costringendo altri potenziali ricorrenti a un deposito della loro azione in tempi brevissimi.

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