Sabato, 17 Aprile 2021
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Condono-gate, Governo sull'orlo della crisi (di nervi)

Accuse incrociate tra i due vicepremier Salvini e Di Maio, il presidente del consiglio Giuseppe Conte da Bruxelles prova a metterci una pezza poi Palazzo Chigi spiega come sono andate davvero le cose

L'articolo 9 del Decreto Fiscale approvato solo tre giorni fa in consiglio dei ministri è diventato un caso da quando il vicepremier e leader del Movimento 5 stelle ha lanciato l'accusa di una manipolazione del testo (non ancora) inviato al Quirinale per la firma.

L'ultima picconata dopo ore di accuse incrociate arriva da una guerra a mezzo social ingaggiata dai due litigiosi vicepremier che si sono lanciati invettive tramite successive dirette Facebook.

Di Maio: "Non voglio passare per bugiardo"; Salvini: "Non voglio passare per scemo"

Nell'epoca del trash televisivo parrebbe la trama di un b-movie all'italiana, uno spaghetti western in salsa politica: purtroppo il caos politico si rifette sull'economia reale e i due vicepremier disegnano il bersaglio dell'incertezza sull'Italia lasciando il fianco scoperto alle speculazioni. Una manna per gli attori finanziari alla Soros, gocce di xanax per i risparmiatori italiani impegnati a guardare terrorizzati le curve dello spread e ad informarsi sullo stato dei propri mutui.

Così mentre lo spread si avvicina alla pericolosa quota 350 in attesa del vertice e del consiglio dei ministri convocato in tutta fretta dal premier Conte, palazzo Chigi prova a metterci una pezza e fa uscire una nota in cui si tenta di dare una ricostruzione ufficiale a cosa sia successo nel pomeriggio dello scorso 16 ottobre nelle stanze che affacciano su Piazza Colonna.

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La vicenda del decreto legge fiscale che contiene l'ormai noto condono è contenuto nella cosiddetta "dichiarazione integrativa" prevista dall'articolo 9 e che secondo Palazzo Chigi sarebbe stata oggetto di una discussione politica "che si è protratta a lungo sino all'inizio dei lavori del Consiglio dei Ministri".

"Su di essa si è formato un accordo politico e sulla base di esso, riassunto dal Presidente Conte a beneficio dei presenti, si è entrati in consiglio dei ministri. La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei Ministri non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all'art. 9: questa norma risultava in bianco proprio perchè l'accordo politico è stato raggiunto poco prima e gli uffici non hanno fatto in tempo a tradurlo sul piano della formulazione tecnico-giuridica".

A Consiglio avviato, spiegano da palazzo Chigi "è stato portato al presidente Conte un foglio contenente una prima traduzione tecnica dell'accordo politico: in pratica l'art. 9 sulla dichiarazione integrativa. Il foglio non è stato distribuito a tutti i Ministri presenti e il Presidente si è limitato a riassumere a beneficio di tutti i termini dell'accordo raggiunto sul punto, riservando a un momento successivo la verifica tecnica come è normale che sia per tutte le disposizioni giuridiche".

"Non c'e' stata quindi la verbalizzazione specifica del contenuto dell'art. 9, il cui testo, appena arrivato, andava comunque verificato successivamente nella sua formulazione corretta dagli Uffici della Presidenza"

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Tra poche ore finalmente tutto sarà finiti, mentre da più nasce solo l'ennesimo appello: "Fate presto". Intanto lo scontro sul condono all'interno della maggioranza allunga i tempi di trasmissione al Parlamento anche della legge di bilancio, che doveva approdare alle Camere entro domani 20 ottobre.

Il nuovo passaggio in Consiglio dei ministri del decreto fiscale (che contiene il contestato articolo 9) previsto per domani blocca di fatto anche la trasmissione della manovra in quanto la cosiddetta 'pace fiscale' è una misura a copertura di altre norme contenute nella legge di bilancio. 

Quando finalmente il pacchetto (manovra e decreto) approderanno alla Camera e al Senato si darà ufficialmente il via alla sessione di bilancio che si annuncia 'rovente' se le premesse sono quelle a cui stiamo assistendo in questi giorni. 

Mettere d'accordo le due anime del governo sull'enorme mole di emendamenti che verranno presentati dai parlamentari non sarà cosa semplice e gli 'sgambetti' dell'una o dell'altra parte saranno costantemente dietro l'angolo fino al 31 dicembre quando la manovra dovrà diventare legge dello Stato pena l'esercizio provvisorio.

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