Giovedì, 6 Maggio 2021

Consip, parla Matteo Renzi: "Ho telefonato a papà, si è messo a piangere"

"E' un uomo di 65 anni e questa vicenda è una cosa grossa", dice l'ex premier nello studio di Bruno Vespa. Convocato dai pm, Gianpaolo Scarfato si è avvalso della facoltà di non rispondere

Dopo gli ultimi sviluppi dell'inchiesta Consip, Matteo Renzi ha svelato un retroscena "personale" nel corso della registrazione di Porta a Porta: "Ho appreso la notizia questo pomeriggio (ieri, ndr) dalle agenzie, ho chiamato io mio padre e la reazione è immaginabile, si è messo a piangere. E’ pur sempre un uomo di 65 anni e questa vicenda è una cosa grossa che colpisce come accadrebbe a qualunque famiglia. Infatti sto andando a casa perché voglio portare i miei figli a cena dal nonno".

Il sottufficiale Gianpaolo Scafarto del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, è indagato per falso perché, secondo l’accusa, avrebbe manipolato gli atti dell’inchiesta Consip. Secondo l’accusa Gianpaolo Scafarto avrebbe attribuito ad Alfredo Romeo la frase che provava l’avvenuto incontro fra l’imprenditore e il padre dell’ex presidente del Consiglio. Ma l’analisi dei nastri, secondo i pm, rivela che l’avrebbe pronunciata Italo Bocchino.

PERCHE' IL CAPITANO DEI CARABINIERI E' INDAGATO

Ha condotto le indagini in modo sbagliato. Per questo il capitano del Noe, Gianpaolo Scafarto, è indagato dalla Procura di Roma nell’ambito delle indagini sugli appalti Consip. Secondo l’invito a comparire firmato dal pm Mario Palazzi e dall’aggiunto Paolo Ielo, Scarfato è accusato di falso materiale e falso ideologico perché “nella qualità di pubblico ufficiale redigeva un’informativa nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito di indagini esperite”. In particolare, Scarfato - uno dei militari impegnati nel recupero, a Roma, di “pizzini” scritti nell’ufficio dell’imprenditore Alfredo Romeo - dopo “aver affermato che durante lo svolgimento dell’indagine ‘lo scrivente ed altri militari di questo comando hanno il ragionevole sospetto di ricevere attenzioni da parte di qualche appartenente ai servizi'” a conforto di ciò – sempre Scarfato – indicava, tra l’altro, la presenza di una vettura sospetta il cui conducente è risultato poi essere identificato come autista dell'Opera Pia stabilimenti spagnoli in Italia” e residente a pochi metri dal luogo di parcheggio della vettura.

L’ufficiale è accusato di aver commesso l’infrazione proprio nell’ambito dell’indagine che, partendo dall’imprenditore napoletano Romeo, in carcere con l’ipotesi di corruzione, è arrivata al padre dell’ex premier Matteo Renzi (accusato di traffico di influenze) al ministro Luca Lotti e al comandante generale dell’Arma Tullio del Sette (questi ultimi indagati per favoreggiamento).

Ieri Scarfato davanti ai pubblici ministeri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il procuratore Giuseppe Pignatone e il pm Mario Palazzi gli contestano di avere attribuito a Romeo un’affermazione relativa a un incontro con Tiziano Renzi: “Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato”. Una frase che, in realtà, è stata pronunciata dall’ex parlamentare Italo Bocchino. L’indagine per la procura sarebbe stata dunque depistata e non ci sarebbero prove dell’incontro tra Romeo e Tiziano Renzi. Era stata la stessa procura, all’inizio di marzo, a revocare la delega di indagini su Consip al Noe dei carabinieri.
 

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