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Giovedì, 20 Gennaio 2022
POLITICA

Consultazioni per il governo di primavera

Seconda giornata di colloqui per Giorgio Napolitano: in mattinata Grillo sale al Colle, poi è il turno di Pdl-Lega e Pd. Domani avremo un nuovo governo

ROMA - La partita per la formazione del governo vive oggi la sua fase decisiva, nel secondo (e conclusivo) giro di consultazioni tra il capo dello Stato e i principali leader politici.

Napolitano, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato presidenziale, vuole far presto. Anche se gli spazi di manovra sono esigui e gli scenari possibili per uscire dallo stallo istituzionale non sono tantissimi.

La giornata comincia con l'ingresso al Quirinale di Beppe Grillo. E' la sua prima vera prova "istituzionale" e il leader del Movimento 5 Stelle si è presentato all'appuntamento di buon mattino, intorno alle 9.15, in compagnia dei capigruppo di Camera e Senato Vito Crimi e Roberta Lombardi. "Sono arrivato? Devo andare dal signor Presidente", ha detto Grillo all'arrivo al Colle, rivolgendo la domanda all'uomo di guardia all'ingresso del Quirinale. Seguiranno in mattinata Pdl e Lega, mentre alle 18 toccherà a Pier Luigi Bersani.

Dal voto alle consultazioni: i papabili premier

E' molto probabile che il segretario del Partito democratico, forte della maggioranza assoluta alla Camera, chieda un incarico al capo dello Stato. Prima di affidarglielo, però, Napolitano chiederà la sicurezza dei numeri (soprattutto al Senato) e la prospettiva più prossima, quindi, è che si vada verso un incarico "esplorativo".

Facciamo il punto sui tre scenari possibili.

BERSANI/ 5 STELLE – E’ la strada maestra indicata dal segretario dei democratici. Via imboccata 24 ore dopo il cocente risultato elettorale e appoggiata praticamente all’unanimità dalla direzione del partito. Per tutti si stratta del governo di minoranza: ampia maggioranza alla Camera, voti da ricercare al Senato. Quelli dei grillini. Per questo Bersani ha pianificato un programma in otto punti che strizza l’occhio ai temi cari del MoVimento 5 Stelle. Riduzione dei costi della politica, legge elettorale, quella sul conflitto d’interesse, ambiente, rinnovabili. Un governo di scopo senza una scadenza precisa, chiamato del “cambiamento” e della “responsabilità”. Qui tuttavia il problema sta alla sorgente, Beppe Grillo. Il presidente dei 5 Stelle è deciso a non concedere il via libera al piano A del leader di Bettola. Un ‘niet’ scritto a caratteri cubitali che ha un nome e un cognome: “no alla fiducia”. Non si tratta, infatti, del primo sì – anche se, va ricordato, senza questa prima boccata d’ossigeno non c’è governo – ma, in ottica più larga, nel non voler far parte della maggioranza. Per Grillo esiste solo il modello Sicilia: valutare volta per volta, legge per legge, si o no. “Andiamo vanti per la nostra strada”, continua a professare Bersani. Così Grillo, per quel che gli compete. La strada sembra senza sbocco.

BERSANI/BERLUSCONI – Per Bersani esiste solo il piano A: l’asse Pd-Sel più Grillo. Per Berlusconi e il Pdl sul tavolo c’è solo l’accordo con il Partito democratico. La via tedesca, quella della grande coalizione. O così o il voto. Un patto proposto da Alfano – in cambio del Quirinale – e rilanciato questa mattina dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Dal mio punto di vista, può uscire fuori anche un Governo politico, perché abbiamo visto con il governo tecnico che non basta mettere insieme i tecnici per uscire fuori da una situazione, e può essere anche un Governo Bersani, purché abbia estrema chiarezza sul tema della legge elettorale e sul tema del pacchetto per affrontare la crisi economica”. Lo dice Alfano, lo ribadisce Alemanno. E questa mattina, intervistato da Studio Aperto, c’è tornato sopra Silvio Berlusconi: “Domani confermerò che per uscire dalla recessione e ripartire verso lo sviluppo servono interventi forti e precisi, quelli che abbiamo detto in campagna elettorale e che saranno nei ddl che presenteremo la prossima settimana in Parlamento: può farli solo un governo stabile, autorevole e di concordia nazionale che scaturisca dalla collaborazione tra Pd e la nostra coalizione”. “Noi – ha ribadito – siamo disponibili ma Bersani continua ostinatamente a fare la corte a Grillo ricevendone rifiuti e sberleffi. E' un teatrino irresponsabile di fronte al dramma di tanti italiani”. L’accordo per la concordia nazionale, tuttavia, ad oggi appare impossibile. Perché? Forse per quel che ha sottolineato Renzi, poi D’Alema (per una volta stranamente concordi): “Non siamo un Paese normale”. O meglio tedesco.

GOVERNO “DIVERSO” – Le strade che portano Bersani a Palazzo Chigi, non sono infinite. Anzi si fermano alle prime due ipotesi. Ma se si interrompe la corsa del segretario del Pd, le opzioni non si prosciugano. C’è, infatti, un pensiero trasversale che sta tagliando il Paese e che potrebbe essere la chiave di volta per uscire dall’impasse. Passo indietro di Bersani e del Pd per far nascere un esecutivo composto da nomi ‘pescati’ dalla società civile e fuori dalle logiche di partito. Un governo formato da personalità di altissimo profilo morale, super partes, indiscutibili e irrinunciabili. Diversi i nomi che potrebbero guidare questa ‘gioiosa macchina da guerra’. Uno dei più gettonati è quello di Anna Maria Cancellieri, l’attuale ministro dell’Interno, una donna da sempre dentro le istituzioni. Con un problema, in questo schema rappresenterebbe una costola del governo Monti. I grillini, a cui l’idea del “governo diverso” non spiace, farebbero fatica a trovare la quadra con un appendice della tanta odiata esperienza tecnica del professore. E allora si parla di Stefano Rodotà, l’ex Garante della privacy, o di Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano e membro della Corte Costituzionale dal 1995 al 2004. Al progetto c’è un di più. Si chiama ‘Facciamolo’, ed è un appello-petizione lanciato da parte dell’intellighenzia italiana. Una proposta votata al cambiamento già sottoscritta da Roberto Benigni, Salvatore Settis, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, Roberto Saviano.

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