Lunedì, 1 Marzo 2021

Come Maria Elena Boschi ha bullizzato Conte durante l'incontro con Italia Viva

La capogruppo di Iv all'attacco del premier: "Non ti sei fatto più sentire, ci state prendendo in giro". Ma la verifica prosegue. E l'esito pare essere scontato

"Chi rallenta sei tu, non noi. Tu hai fatto un’intervista il 6 dicembre per dire che sul Recovery era tutto fatto. Due giorni dopo hai convocato un Consiglio dei ministri e hai mandato un emendamento alla manovra alle due di notte. Dopodiché non ti sei fatto più sentire fino ad ora": un retroscena pubblicato oggi dal Corriere della Sera racconta com'è andato ieri l'incontro tra Italia Viva e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ci svela come Maria Elena Boschi, spalleggiata da Ettore Rosato e Teresa Bellanova, abbia bullizzato il premier attaccandolo per tutta la durata del colloquio. 

Come Maria Elena Boschi ha bullizzato Conte

Un colloquio ancora una volta interlocutorio, ma nel quale l'inquilino di Palazzo Chigi è stato per tutto il tempo a difendersi dagli attacchi dei renziani: "Guarda che noi adesso abbiamo la manovra di cui occuparci, non sarebbe serio non interessarcene per dedicarci a questo. Peraltro la vostra bozza è arrivata solo l’altra sera. Dobbiamo avere il tempo di leggerla e di fare le nostre osservazioni. Perciò diciamo che se ne parla per il 28 o il 29", ha esordito la Boschi rimproverando il governo di aver tardato con la Legge di Bilancio. Poi è stato il turno di Bellanova: "Ma ci state prendendo in giro". E poi ancora Boschi: "Guarda che sappiamo come si scrive un emendamento, ed era formulato proprio in quel modo". Il colpo finale è stato appannaggio della ministra: "Va bene allora se non sapete nemmeno che cos’era vuole dire che questo è un governo non inutile ma pericoloso". La questione dell'emendamento riguarda l'ormai famigerata task force per il Recovery Plan, che ormai Conte sembra intenzionato a sacrificare sull'altare della pace con i renziani. I retroscena raccontano il mea culpa dell'avvocato ("C'è stato un deficit di coinvolgimento, ora confronto con tutti") ma anche un abbassamento dei toni generale nella maggioranza. 

Tanto che c'è chi dice che a parte le schermaglie verbali la verifica di governo sta procedendo a passo spedito e che ora la rottura sembra più lontana: Repubblica spiega che Conte ha assicurato ai presenti che la task force sul Recovery plan, con i famigerati 6 supermanager, non avrà poteri sostitutivi ma sarà solo un’unità di monitoraggio sulla spesa "come previsto dall’Ue".

Quanto al coordinamento politico, potrebbe essere allargato e non limitato a Conte, Gualtieri e Patuanelli. Appuntamento a lunedì, il premier attende le proposte di tutte le forze politiche. Rosato sorride a metà: «Finalmente abbiamo visto qualche carta»

La crisi congelata

La crisi quindi sembra essere congelata. Ma sul tavolo rimane ancora il problema del Mes. Invocato da Renzi per creare un problema con il Partito Democratico (che aveva chiesto di attivarlo in tempi precedenti) e che è visto come il fumo negli occhi dal MoVimento 5 Stelle, che già ha digerito con molta fatica la riforma votata in Parlamento con la garanzia che l'Italia non avrebbe poi chiesto quei soldi. Sul tavolo c'è anche la delega ai servizi segreti, che Conte vorrebbe tenere per sé e che nel Partito Democratico invece reclamano. E c'è anche la pistola carica del voto anticipato, anche se i tempi per la chiusura della trattativa nel frattempo si allungano. 

Oggi a dire che senza Conte si va al voto è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un'intervista al Fatto Quotidiano:  "Sento parlare di rimpasto controllato ma non c'è nulla di controllato quando si aprono processi del genere. Qualsiasi azione per provare a rimuovere Conte porterebbe alle urne". Renzi non ha una maggioranza alternativa? "Nelle ultime ore IV sta usando toni diversi, responsabili. E comunque non vedo maggioranze diverse", mentre Salvini "è rimasto intrappolato nel Papeete". Anche il Pd ritiene il voto l'unica via in caso di crisi, con Conte e M5s alleati: "Per noi Conte è senza dubbio una figura di riferimento. Con il Pd non si è mai parlato di elezioni politiche". La Boschi invece in un'intervista al Foglio torna all'attacco:  ''Qualcuno dovrebbe spiegare a Franceschini che non è il Presidente della Repubblica. Non ancora, almeno. Al Quirinale c'è un galantuomo che si chiama Sergio Mattarella. Mi auguro che il ministro del Turismo sia più preoccupato di evitare che chiudano alberghi e ristoranti che di aprire i seggi elettorali. Chi poi conosce bene Dario sa che il richiamo alle urne è un suo evergreen a cui non crede nemmeno lui''. 

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