Giovedì, 25 Febbraio 2021

Perché Conte si dimette e cosa succede adesso

Oggi il premier si presenterà da Mattarella suggerendogli di dargli un nuovo incarico. Ma non è detto che il Quirinale glielo conceda. E, soprattutto, è possibile che il tentativo fallisca. Come è già accaduto in altre occasioni

Giuseppe Conte salirà al Quirinale oggi verso le 11 dopo la riunione del Consiglio dei Ministri per dare le dimissioni e chiudere così l'era del suo secondo governo, nato nel settembre 2019 sulle ceneri di quello caduto per la crisi del Papeete. Ma perché Conte si dimette e cosa succede adesso? La decisione del premier è arrivata dopo che si è reso conto dell'impossibilità di varare in tempi brevi, brevissimi, la scialuppa di salvataggio del suo governo. E prima del voto in Senato sulla relazione di Bonafede, che avrebbe certificato l'assenza di una maggioranza per il governo e lo avrebbe costretto comunque al grande passo.

GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI: Mentre c'è chi, come Romano Prodi, evoca scenari catastrofici dopo le sue dimissioni e Marco Travaglio, notoriamente vicino al premier, evoca il "Conte alla rovescia" per il nuovo governo, il Pd rilancia l'alleanza con Renzi. Nel centrodestra, Berlusconi è categorico: "Esecutivo di unità o voto". Anche Toti esclude un supporto dei "suoi" alla maggioranza. O almeno a questa maggioranza. Fratoianni e Speranza compattissimi dalla parte di Conte. De Micheli (Pd) chiede però che il leader di Italia Viva indichi a Mattarella i reali motivi della crisi di governo. Per Casini Conte può aspirare a un nuovo incarico. 

EDIT ORE 10,08: "Ringrazio l'intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme". Così, a quanto apprende l'Adnkronos, il premier Giuseppe Conte in Cdm, dove ha comunicato la volontà di dimettersi. Subito dopo il Consiglio dei ministri il presidente del Consiglio si recherà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. 

EDIT ORE 10,12: È terminato, dopo appena 40 minuti, il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Il premier Giuseppe Conte ha condiviso con i ministri la volontà di rassegnare le dimissioni, ora è atteso al Colle.

Perché Conte si dimette e cosa succede adesso 

Ieri la giornata per lui era cominciata non benissimo, visto che per tutta la domenica si erano rincorse le voci sulle sue dimissioni e le aperture dei giornali avevano certificato da dove provenissero: il Partito Democratico - ma anche l'ala che si era stretta attorno a lui nei giorni in cui aveva fatto il suo primo appello alla ricerca di appoggi parlamentari - era uscito allo scoperto sostenendo che dovesse lasciare Palazzo Chigi per poter ricominciare e che soltanto questo gesto avrebbe consentito il varo del cosiddetto Conte-Ter, ovvero il terzo governo della sua legislatura che, nei piani di chi oggi lo sostiene (e domani chissà), dovrebbe reggersi sul ritorno in maggioranza di Italia Viva e su un nuovo gruppo di sostegno che impedirebbe a Matteo Renzi di essere l'ago della bilancia della maggioranza e quindi della legislatura. Ma le ipotesi in campo sono più di una. Vediamole:

  • il Conte-Ter è l'obiettivo del premier e, per ora, anche della maggioranza che lo sostiene. Con una maggioranza allargata a centristi e pezzi di Forza Italia, con o senza il ritorno di Renzi; 
  • un governo con la stessa maggioranza e un nuovo premier, che potrebbe essere del Partito Democratico (Franceschini? Gualtieri? Lo stesso Zingaretti?), del MoVimento 5 Stelle (Di Maio?) o un nome terzo che metta d'accordo entrambi i maggiori azionisti;
  • un premier tecnico: ovvero, come Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, un presidente del Consiglio che si assuma il compito di gestire i dossier più rilevanti e l'emergenza mentre ci si prepara al ritorno alle urne. Chi lo sosterrebbe? L'attuale maggioranza con Forza Italia, oppure il centrodestra con il Pd, oppure ancora tutti i partiti nella formula del "governo di salvezza nazionale";
  • le elezioni anticipate. 

Scrive l'AdnKronos che la speranza, ora, è che il fantasma di una fine traumatica della legislatura - si legga ritorno al voto - induca molti a percorrere la strada della responsabilità. ''Il passaggio per il cosiddetto Conte ter è ormai inevitabile ed è l'unico sbocco di questa crisi scellerata", è il messaggio che arriva dalle file del M5S, compatte su Conte. Anche il Pd con il segretario Nicola Zingaretti ribadisce il sostegno a Conte per una maggioranza con "una base parlamentare ampia". Infine Leu con Roberto Speranza: "Sono al fianco di Conte".

Ora Conte ha paura

Ma di ostacoli, su questo cammino, ce ne sono molti e il premier li ha bene in mente. Il primo, il più difficile da aggirare, è proprio rappresentato dal leader di Iv e da una maggioranza che, per quanto allargata, potrebbe avere numeri risicati, soprattutto a Palazzo Madama. Per Conte un ritorno con Renzi è da escludere, l'unica via percorribile resta quella dei 'volenterosi' con cui sostituire la pattuglia di renziani. Su questo, raccontano, il premier appare irremovibile. Ma il Pd sembra non essere così indifferente alle sirene di Italia Viva. Almeno pezzi del Pd. Quando si parla di maggioranza 'ampia' si intende anche Iv? 

Da ambienti renziani si crede poco che la maggioranza ampia possa fare a meno del gruppo di Italia Viva. E nella serata dell'annuncio delle dimissioni di Conte, da Iv si mantiene un profilo basso. Nessun festeggiamento o rivendicazione su chi ha vinto. Intanto i gruppi 'contiani' alla Camera e al Senato, raccontano, ''sono in formazione'', assicura chi ci sta lavorando in queste ore. A Palazzo Madama, in particolare, si parla di 9-10 parlamentari fortemente 'tentati', che si aggiungerebbero agli azzurri Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, che hanno votato la fiducia al governo. E il Psi: "L'annuncio delle dimissioni di Conte nelle mani del Capo dello Stato rappresentano un atto di grande responsabilità. Da qui si dovrà ripartire per un Governo autorevole e credibile. Con una maggioranza coesa e più forte", ha scritto il segretario Enzo Maraio in un tweet stamattina

Cosa succede dopo le dimissioni di Conte e cosa gli dirà Mattarella

Gli occhi sono sempre puntati su Forza Italia (2-3 gli 'attenzionati') e i 'centristi', ma non l'Udc che ieri si è tirata fuori. Resta l'interrogativo su cosa farà 'Cambiamo' di Giovanni Toti: ''Mai parteciperemo al Conte ter'', assicura il governatore ligure, che punta a un esecutivo di unità nazionale, ma i boatos parlano di forti pressioni nei confronti dei tre senatori 'totiani'. C'è chi poi scommette che anche qualche 'renziano', impaurito dalla strategia kamikaze del suo leader, possa alla fine aggregarsi alla truppa contiana (i boatos danno come 'papabili' 2-3 senatori). 

Il primo appuntamento decisivo per l'Avvocato del Popolo però è quello di stamattina alle 11 al Quirinale. Conte salirà al Colle per spiegare a Sergio Mattarella che non ha più la maggioranza e che la soluzione che gli aveva prospettato dopo il colloquio all'indomani della fiducia (ma non della maggioranza assoluta) rimediata al Senato per ora non è andata in porto. E qui la palla passerà al Capo dello Stato. Che, riferisce oggi Marzio Breda sul Corriere della Sera, in primo luogo chiederà a Conte se ci sono possibilità di rimettere insieme la sua maggioranza, ovvero di far rientrare i senatori di Renzi. 

Un nodo cruciale, questo dell’affidabilità reciproca e delle prospettive a lungo termine cui il Quirinale guarda per dovere d’ufficio. Perché se Conte si sentisse cauzionato da un nuovo e congruo gruppo centrista (la cosiddetta «quarta gamba») i voti dei renziani risulterebbero aggiuntivi e non determinanti, per la futuribile maggioranza; mentre invece se il numero dei «volenterosi» fosse insufficiente, Italia viva tornerebbe a essere determinante.

Con temibili incognite sulla stabilità di qualsiasi formula di governo fosse possibile mettere in cantiere. Intanto Mattarella comincerà mercoledì pomeriggio le consultazioni rituali: al Colle saliranno i presidenti di Camera e Senato e poi tutti i gruppi parlamentari, che dovranno esprimere la loro preferenza su un possibile governo e dovranno dire a quali patti sono disposti a scendere per appoggiare una nuova-vecchia maggioranza. E qui potrebbe arrivare la prima sorpresa. Perché è possibile che nelle segrete stanze del Quirinale chi si è pubblicamente detto entusiasta o possibilista del Conte-Ter prospetti invece al presidente della Repubblica un'altra soluzione. Di governo, nel senso che potrebbe venir fuori un'altra maggioranza rispetto a quella attuale. Oppure, ed è l'ipotesi più temuta dalle parti di Palazzo Chigi, quella di un nuovo premier magari con la stessa maggioranza. Questo era uno degli obiettivi di Renzi quando ha aperto la crisi a novembre. 

Oppure potrebbe succedere qualcos'altro. Ovvero che dopo le consultazioni davvero Mattarella conferisca di nuovo l'incarico a Conte, come fece Giorgio Napolitano con Pier Luigi Bersani nella scorsa legislatura. L'allora segretario del Partito Democratico era convinto che avrebbe trovato strada facendo una maggioranza pronta ad appoggiarlo alla Camera come al Senato. Napolitano gli concesse un pre-incarico per verififcarlo e sette giorni di tempo per portare una maggioranza pronta a votarlo. Finì che Bersani tornò al Quirinale per rimettere l'incarico e certificare l'impossibilità di entrare a Palazzo Chigi. La storia si ripete sempre due volte, si dice. La prima in forma di tragedia. La seconda come farsa. 

Aggiornamenti e diretta - le dimissioni di Conte: cosa dicono i giornali e le ultime notizie sulla crisi al buio

EDIT ore 7,47: ''Siamo di fronte a un'emergenza: il Parlamento e le forze politiche devono trovare una soluzione e indicare una strada per il rilancio. Subito. L'Italia non può permettersi di perdere altri mesi per una campagna elettorale. Nessuno ce lo perdonerebbe e l'Europa non capirebbe'', dice oggi a Repubblica Romano Prodi sulla crisi di governo. ''C'è la necessità assoluta — dice l'ex premier e presidente della commissione Ue — di un governo che prepari un programma nuovo come richiedono l'Europa e la situazione in cui siamo''. "Siamo in uno di quei momenti - precisa - in cui chi governa deve semplificare gli obiettivi e parlare come si parla nelle grandi crisi. Guerra sì o no? Piano Marshall sì o no? Difficile trovare un momento più critico di questo, tra pandemia e recessione economica. Troppe persone mi chiedono: dove andremo a finire? Il Paese ha bisogno di risposte. E ne ha bisogno in fretta. Gli strumenti per dare queste risposte ci sono. Con Next Generation Ue l'Europa ha messo a disposizione dell'Italia 209 miliardi. Una cifra colossale. È un treno che l'Italia non può permettersi di perdere perché non ne passeranno altri''.

"L'Italia in questo momento fa paura all'Europa - aggiunge il professore - Se fallisce per noi è una catastrofe, ma è tutta l'Europa che arretra perché intorno a noi, che riceviamo la somma più grande, è costruito l'intero progetto di ripresa e di solidarietà europea. È per questo che la Ue ha investito una cifra in consulenze mai vista prima: 864 milioni di euro. L'Europa mette così a disposizione dei governi anche gli strumenti tecnici per attuare le necessarie riforme e i necessari progetti. Qualcuno ha persino parlato di un 'lodo Prodi', ma il lodo lo fa chi ha il potere di decidere. Io ho solo il potere di pensare e penso che occorra un nuovo programma dedicato a prendere le urgenti e necessarie decisioni. Un programma con poche cose chiare, come la messa in sicurezza di sanità e scuola, la riduzione dei tempi della giustizia, alcune riforme fiscali urgenti e la semplificazione della burocrazia e degli appalti. Senza questi interventi urgenti, che ci chiede l'Europa, l'Italia non sarà in grado di spendere i fondi disponibili''.

"Può il Parlamento respingere l'unica proposta esistente per il nostro futuro - si domanda Prodi - Ricordo che quando proposi l'alternativa 'Euro sì, Euro no', l'accompagnai con misure che certamente non facevano piacere a molti, ma furono accettate perché era condiviso l'obiettivo comune. Non posso credere che non vi sia anche oggi in Italia, nelle forze politiche, la volontà di accettare qualche rinuncia rispetto al proprio passato per preparare il futuro. Il presidente del Consiglio è certamente un punto di riferimento e Conte oggi è un elemento di equilibrio. Io però non entro nelle dinamiche parlamentari, mi limito a indicare i tempi e i contenuti per uscire dalla crisi. Al Parlamento va presentata la situazione in tutta la sua drammaticità, insieme alla consapevolezza che questo piano può salvare l'Europa e l'Italia. Poi se il Parlamento vuole spaccare, spacchi. Ma io credo che oggi abbia tutti gli elementi per capire che non può prendersi questa responsabilità''.  

EDIT ore 8: il Conte alla rovescia di Marco Travaglio: "Il caso ha voluto che la risicata fiducia in Senato fosse seguita a stretto giro dalla relazione di Bonafede sulla giustizia: il marrano minaccia addirittura di impiegare 2,75 miliardi di Recovery per rendere piu' rapidi i processi e piu' capienti le carceri e, quel che e' peggio, senza ripristinare la prescrizione", è il passo centrale dell'editoriale di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano dal titolo "Conte alla rovescia", nel quale sottolinea: "Una tripla minaccia a mano armata per chi vuole rubare in pace. Infatti alcuni che martedì avevano dato la fiducia al governo han subito precisato che una giustizia efficiente ed equa non la voteranno mai. Anche la crisi del Conte-1, per mano dell'altro Matteo, era scattata sulle due ragioni sociali del partito trasversale del marciume". 

EDIT ore 8,11:  ''Un nuovo patto politico di legislatura'', anche con Italia Viva. Questa la proposta di Lorenzo Guerini: un Conte ter sostenuto da tutte le forze della vecchia maggioranza e allargato anche ai costruttori centristi. ''Adesso intorno a Conte, figura imprescindibile di equilibrio tra le forze che fin qui hanno sostenuto il governo - dice il ministro della Difesa in un'intervista a Repubblica - si metta in moto la costruzione di una maggioranza politica e parlamentare che comprenda tutte le forze che si richiamano a un chiaro orizzonte europeista''. Fermo restando che ''Italia Viva ha la responsabilità di aver causato una crisi inspiegabile di cui sfuggono ai più le ragioni politiche''. "Quanto al Pd - aggiunge Guerini - ha dimostrato e continua a dimostrare responsabilità in questa situazione. Nessuno ha voluto sostituire Italia Viva che si è chiamata fuori, inspiegabilmente, da sola. Quanto alla relazione sulla giustizia, il Pd ha alacremente lavorato ad una posizione che si aprisse anche ad istanze che si erano manifestate in questi giorni. Non è andata così. Ora siamo in un altro scenario, di una crisi dai contorni incerti che può essere risolta solo con un appello, intorno alla figura di Conte, rivolto a tutte le forze che si riconoscono nell'orizzonte e nella vocazione europeista. Per affrontare la realtà di un Paese che soffre le conseguenze sociali ed economiche della pandemia. Di una sfida col virus ancora da vincere. Di una campagna di vaccinazioni mai vista nella storia. Di un quadro di risorse europee imponente che devono essere spese bene". 

EDIT 8,15: "Penso che attualmente l'unico governo possibile sia un governo Conte, anche perché lui ha un grande ascendente sul gruppo del M5S. Proprio per questo motivo, se facesse valere questo ascendente, potrebbe rendere impossibile la formazione di qualunque altro governo. Credo che il centrodestra abbia fatto un errore a dire: elezioni o morte, perché così non hanno fatto altro che rendere il governo Conte l'unica alternativa. Sarebbe stato più saggio spingere per un governo di unità nazionale". Così Gaetano Quagliariello, senatore di Idea - Cambiamo, ospite di 'Radio Cusano Campus'. "Il nostro gruppo voterà un governo solo se sarà un governo nuovo e di salute pubblica, che avrà un appello alla salvezza nazionale, se sarà aperto a tutti ed avrà obiettivi precisi. Se invece si farà il Conte ter e il governo dirà: facciamo delle riforme precise e approviamo il Recovery, noi potremo partecipare a quelle riforme e alla gestione del Recovery, ma senza entrare nella maggioranza politica. Nei prossimi mesi l'Italia non si può permettere le elezioni, con una campagna vaccinale da portare avanti ed un Recovery Plan da approvare. Credo che Mattarella farà consultazioni velocissime, che si concluderanno al massimo giovedì mattina e poi prenderà una decisione. Sarà molto importante quello che i partiti diranno a Mattarella", conclude. 

EDIT 8,30 - "Esecutivo di unità o voto. Forza Italia è nel centrodestra": così Silvio Berlusconi in una intervista al "Giornale". Secondo il leader di Forza Italia, c'è bisogno di "un governo che unisca davvero il Paese. Credo che gli italiani non vogliano oggi una guerra fra i partiti, ma vogliano che le forze migliori del Paese si mettano insieme per fare le cose indispensabili per uscire dall`emergenza. Parlo non solo della politica, ma dell`impresa, del lavoro, della cultura, della scienza". "Non un governo tecnico - prosegue Berlusconi -, ma un governo rappresentativo dell`Italia, delle energie migliori del nostro Paese, con un programma chiaro e serio di poche cose da fare e da condividere con l`Europa. Se invece unità nazionale significasse soltanto sommare i voti dell`opposizione a quelli della maggioranza, generando una nuova paralisi, allora non servirebbe a nulla, meglio il voto". 

EDIT 8,42 - "Le soluzioni le vedremo nel corso di questa crisi. Ora inizieranno le consultazioni e l'esito si vedrà alla fine. Io penso che Conte sia il punto di sintesi dentro la maggioranza: e credo che questo sia l'unico schema in grado di opporsi alla destra" ha detto Nicola Fratoianni (Leu) nel corso della trasmissione di Rai Tre 'Agorà'. Parole molto simili a quelle pronunciate ieri sera dal ministro della Salute Roberto Speranza, capodelegazione di Leu al Governo  "Giuseppe Conte è la persona giusta per guidare il Paese in una fase così difficile. Sono al suo fianco." 

EDIT 9,05 - "Nessuno di noi è convinto che rimettere insieme questa maggioranza possa essere la soluzione per questo Paese. Non ci interessa rafforzare una maggioranza di sinistra. Se invece si parla di governo di scopo è diverso" ha detto ad 'Agorà' il governatore della Liguria Giovanni Toti. "Io con i parlamentari di Cambiamo! mi sento costantemente e nessuno di noi è convinto che rimettere insieme questa maggioranza con un 'aiutino da casa', come si fa nei telequiz, possa essere la soluzione perché se è vero che aprire una crisi in questo momento non è stata francamente una genialata opportuna è anche vero che i motivi per aprirla c'erano tutti e bastava leggere i giornali, tra ore di cassa integrazione non pagate e i conti dell'Inps".  "Se il dibattito è come rafforzare una maggioranza di centro-sinistra che appoggia il premier Conte è assolutamente è legittimo ma non ci interessa nel senso che staremo a guardare, daremo una mano come potremo. Non abbiamo mai fatto l'opposizione con la scimitarra tra i denti e non lo faremo col Conte ter o quater. Se invece - prosegue - viceversa usciamo dagli schemi della politica così com'è oggi ed entriamo nella dinamica dell'unità nazionale della salvezza pubblica, del governo di scopo, diventa qualcosa di possibile".

EDIT 9.11 - Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli (Pd), in un'intervista a Radio Capital fa il punto della situazione: ''Credo che ora si apra una fase nella quale se ci sono le condizioni per rispondere positivamente all'appello che il Partito democratico e lo stesso presidente del Consiglio Conte ha fatto agli europeisti, ai liberali, ai socialisti in Parlamento per allargare la maggioranza, rafforzarla e affrontare i problemi veri del Paese e non quelli diciamo così immaginati in un dibattito che si è ammalato di chiacchiericcio, se ci sono queste condizioni mai come ora è bene che emergano''. 'Il Partito democratico si è fatto carico di grandi responsabilità dal primo giorno di governo, lo ha fatto nel periodo della pandemia e quando Renzi ha deciso di aprire la crisi, il Pd ha continuato a portare sulle proprie spalle la grande responsabilità di questo tempo. Credo che chi ha aperto la crisi debba dare notizie delle ragioni dell'apertura della crisi e debba informare e dare eventuali proposte e garanzie al Presidente della Repubblica che aprirà le consultazioni''. Non troppo velato il riferimento a Matteo Renzi.

EDIT 9,31 -  Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è a Palazzo Chigi. A breve avrà inizio il Consiglio dei ministri nel quale il premier comunicherà le sue dimissioni, per poi recarsi al Colle da Sergio Mattarella.

EDIT 9.37 - "Entrerei in maggioranza solo per fare cose efficaci per il contrasto alla pandemia" spiega a 'Radio Cusano Campus' il senatore del Misto Gregorio De Falco. "Ci vuole il coraggio di affrontare la situazione con realismo, anche facendo un altro lockdown nazionale. Per quanto mi è stato possibile ho fatto approvare una risoluzione sul contrasto al Covid, questa risoluzione prevede il tampone rapido diffuso. Noi dovremmo fare un tampone ogni 4 giorni, in questo modo riusciremmo a rallentare il contagio e si potrebbero riaprire le scuole, i ristoranti, ecc… Per fare questo serve una centrale operativa esterna al governo, non si può affidare queste cose ad Arcuri che fa un altro lavoro. Queste cose da andrebbero gestite da persone come Crisanti e Galli. Questo è quello che io pretendo dal governo, altrimenti non appoggio nessuno".

EDIT 9.41 -  Conte dimissionario al Quirinale per formare un nuovo Governo? "E' un'ipotesi in campo e l'unica credibile perché Conta possa avere un nuovo Governo a sua guida - dice  a "Mattino Cinque" il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga -. Devo dire che è uno spettacolo tristissimo per il paese. Se la logica è 'cambiamo un governo tenendo per la terza volta lo stesso presidente del Consiglio ma con la possibilità di spartirsi di più gli incarichi' penso che sia un problema per il Paese, indipendentemente dal colore politico del Governo".

EDIT 9,45: "L'accanimento per andare in Parlamento sulla relazione Bonafede era una sciocchezza. Se oggi Conte va al Quirinale con la possibilità di avere il reincarico è perché non è stato battuto in Parlamento". Lo ha detto a Skytg24 il senatore Pier Ferdinando Casini, che ha anche detto di sperare che, al contrario delle smentite di ieri, proprio il Pd abbia consigliato al premier il passo delle dimissioni.

EDIT 10,02:  La Chiesa "non è di questa o di quell'altra parte. Quello che ci sta a cuore è il bene di ogni persona e di ognuno insieme agli altri, quello di cui c'importa è la vita delle persone, quello che sosteniamo è il nostro Paese". Così il presidente Cei card.Gualtiero Bassetti. "Guardiamo con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo. Auspichiamo che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno in tutta Italia lavorano in operoso silenzio e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità".

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