Venerdì, 4 Dicembre 2020
Trento

Conte indagato: il 17 novembre il premier non sarà interrogato a Trento

Tutto nasce da una querela inviata dallo studio legale Polacco di Roma sul merito della gestione dell'emergenza coronavirus.

Il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte si doveva presentare il prossimo 17 novembre al palazzo di giustizia di Trento per rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari Claudia Miori, ma lo stesso Gip che aveva rifiutato le richieste di archiviazione avanzate a giugno dal pubblico ministero del Tribunale di Trento, ha inviato gli atti alla procura di Roma.

Sarà quindi ora la procura della Capitale a doversi pronuniare su una querela presentata da un assistito dello studio legale Polacco di Roma che ha accusato la gestione dell’emergenza coronavirus portata avanti dal governo tacciandola di "atteggiamento liberticida"

++ articolo aggiornato alle 14:12 con le precisazioni del Legale ++

Conte indagato

Tutto nasce da una serie di esposti inviati dallo studio legale Polacco di Roma per la gestione dell’emergenza coronavirus. I reati che vengono contestati al Presidente del Consiglio dei Ministri sono quelli di attentato alla Costituzione (articolo 283 del codice penale), abuso d’ufficio (articolo 323) e violenza privata (articolo 610).

Alla base delle accuse la decisione di attuare il lockdown nazionale impedendo lo svolgimento di attività economiche quotidiane e minando diritti costituzionalmente garantiti.

Per i denuncianti il Premier e il governo non avrebbero rispettato la Costituzione e avrebbero abusato dei loro poteri privando i cittadini della libertà personale, sulla libera circolazione e sulla fruizione della libertà religiosa.

Dopo l'apertura del fascicolo la pubblica accusa aveva proposto l’archiviazione, ma il magistrato non ha fermato la macchina della giustizia. Ora il Gip potrà decidere se archiviare il suo caso o aprire definitivamente un processo. 

A differenza del processo aperto a Bergamo sulla bontà e il tempismo della decisione di chiudere le zone rosse in Lombardia, processo in cui Conte ha testimoniato in virtù di persona informata sui fatti, l'inchiesta del tribunale di Trento coinvolge direttamente il presidente del consiglio e i ministri dell'esecutivo che hanno firmato i provvedimenti. 

Cosa succederà?  Difficile saperlo ma l'espediente legale di portare Conte in tribunale appare una trovata pubblicitari di un fronte composito di legali e movimenti tra cui figura anche l'ormai celebre comitato R2020 in cui figurano come promotori tre ex rappresentanti del Movimento 5 stelle, il consigliere regionale del Lazio Davide Barillari, la deputata Sara Cunial, e il deputato Ivan Catalano. Tutti elementi di spicco del negazionismo e dell'ideologia no-mask che vuole contrastare le norme restrittive prese dal governo per proteggere la popolazione più fragile dall'infezione da Sars-Cov-2, tacciando le stesse disposizioni come liberticide e sproporzionate.

Lo studio legale che ha portato Conte in tribunale annovera tra le sue vittorie l'annullamento di una multa elevata dai carabinieri di Palermo a un cittadino palermitano che si spostava in città durante il lockdown. Tre le motivazioni vi si legge come sia stato opposto alla notifica una memoria  difensiva in cui dichiarava la necessità di "fare la spesa al supermercato". Il 17 novembre un magistrato di Trento potrà sentire dalla viva voce del premier - ancora una volta - la motivazione che hanno spinto l'esecutivo a imporre misure di massima cautela per evitare gli effetti della pandemia. 

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