Venerdì, 5 Marzo 2021
L'opinione di Antonio Piccirilli

L'opinione di Antonio Piccirilli

A cura di Antonio Piccirilli

Conte e quei 993 morti: le parole che il premier non ha detto

Giuseppe Conte, ANSA

Si è parlato di rimpasto, del Mes, di recovery fund e ovviamente delle regole per le feste di Natale, ma ai 993 morti di ieri - il numero più alto dall’inizio della pandemia - non ha dato voce nessuno. Né i giornalisti che forse avrebbero potuto chiederne conto al premier, né lo stesso Giuseppe Conte che si è limitato a sottolineare che il sistema messo in campo per contenere la pandemia “sta funzionando”. In particolare, ha aggiunto Conte, “questo meccanismo ci sta permettendo di dosare i nostri interventi adottando misure ben differenziate su base territoriale. Insomma, le misure che adottiamo sono adeguate e proporzionate a livello di rischio effettivo dei territori, senza inutili penalizzazioni”. Il presidente del consiglio ha dunque rivendicato i (presunti) risultati del governo: “Nel giro di appena un mese abbiamo piegato la curva dei contagi, riportando l’Rt sotto l’1 (attualmente a 0,91). Registriamo anche un calo, soprattutto negli ultimi giorni, nel numero degli accessi ai pronto soccorso, ai ricoveri, alle terapie intensive. Continuando in questo modo è ragionevole prevedere che nel giro di un paio di settimane, quindi in prossimità delle festività natalizie, tutte le regioni saranno gialle. È un risultato davvero significativo (…), insomma stiamo evitando un lockdown generalizzato come quello di primavera che sarebbe stato molto penalizzante per tutto il Paese sia in termini economici che sociali. Questi risultati ci confortano…”.

E le vittime del Covid? Di quelle non si è proprio parlato. Eppure tra i Paesi europei nessuno sta facendo peggio di noi. Nel Regno Unito del tanto vituperato Boris Johnson, il numero massimo di decessi registrato in un giorno nella seconda ondata è stato di 696 vittime; la Francia che pure ha avuto picchi molto alti sta registrando nelle ultime settimane un numero di decessi nettamente inferiore a quello italiano. Per non parlare della Germania che con i suoi 80 milioni di abitanti conta poco più di 18mila vittime totali, meno di un terzo di quelle registrate nostro Paese.

I numeri parlano chiaro. In sette giorni in Italia abbiamo avuto 8,67 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 4, Francia: 5,3, Regno Unito: 4,8, Germania: 2,55, Paesi Bassi: 2,35, Belgio: 7,8, Austria: 7,9, Svezia: 2,25, Romania: 5,75, Portogallo: 4,95, Polonia: 8,9, Rep.Ceca: 8,35.

Che cosa è andato storto? Come ammettono sempre più studiosi, la teoria della “popolazione anziana” regge fino ad un certo punto. Ma siamo sicuri che il governo abbia agito sempre con efficacia? E che come dice Conte le misure adottate siano state “adeguate e proporzionate a livello di rischio”.

Andando a ritroso qualche dubbio viene. Già ad inizio ottobre l’Italia registrava migliaia di casi al giorno, eppure si è deciso di tergiversare varando decreti così blandi da non avere praticamente effetti nel contenere l’epidemia.

E quando a novembre si è deciso finalmente di intervenire con misure più dure - e questa volta sì efficaci - i reparti di terapia intensiva erano già pieni. Certo, il premier si è trovato ad affrontare una crisi senza precedenti e a prendersi responsabilità che farerebbero tremare le vene a chiunque. E sarebbe ingiusto addebitargli ogni colpa, scaricando di qualsiasi responsabilità presidenti di regione e opposizione. Ma una parola su quei 993 morti da parte di chi guida il governo ieri non sarebbe stata solo auspicabile, ma anche doverosa. 

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