Giovedì, 4 Marzo 2021

I voti che mancano al governo Conte e Renzi che "chiama" Salvini e Berlusconi

La conta a Palazzo Madama si ferma per ora a 151. Con i senatori a vita potrebbe aumentare, ma la maggioranza assoluta per il premier è ancora lontana. E il leader IdV sogna un altro esecutivo con tutti dentro

Quattro, anzo no: cinque. Oppure sette. Mentre oggi la fiducia alla Camera non sembra in discussione, domani è il giorno decisivo per il governo Conte, che affronterà la conta al Senato con in testa il numero 161, ovvero quello dei voti necessari per raggiungere la maggioranza assoluta, e la consapevolezza che anche con l'astensione di Matteo Renzi e di Italia Viva sarà difficile, se non impossibile, arrivarci. Ufficialmente ne mancano dieci. Alla fine saranno di meno. Ma forse non abbastanza per reggere. 

Governo Conte: 10 voti per non morire

La strategia politica delineatasi in queste ore a Palazzo Chigi è quella di fare appello a chi vuole costituire un gruppo "centrista, cattolico, liberale, europeista" per evitare che l’Italia finisca in mano ai "sovranisti" di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Più o meno lo stesso appello che ha fatto ieri Nicola Zingaretti al termine della direzione del Partito Democratico, quando ha chiamato in causa le stesse categorie oltre ad aprire (di nuovo) la porta a chi è uscito dal Pd per transitare in Italia Viva: ""Non è caccia, è un appello perché non sono tempi normali e la gente non ha capito perché Renzi ha voluto aprire una crisi di governo. Alla luce del sole, stamattina ho fatto appello alla responsabilità perché ci si permetta di andare avanti perché bisogna dare sicurezza e fiducia a questo paese".

E che ha già ricevuto la prima porta in faccia da Azione di Carlo Calenda e Più Europa, che hanno detto sì a patto di non avere più Conte premier: "L'appello a 'democratici, liberali ed europeisti' lanciato oggi da Zingaretti perché possano unirsi in vista del Recovery, del piano di vaccinazione e delle riforme sociali e del lavoro non ci lascia indifferenti. Anzi, ci trova attenti e corrisponde alla nostra idea di un Governo riformatore ed europeista, che con una nuova leadership e una nuova maggioranza possa affrontare in modo adeguato i prossimi mesi. Siamo pronti a discutere di questo, ma certo non della prosecuzione di un esecutivo guidato da Conte, arrivato al capolinea". Le soluzioni per la crisi rimaste sul tavolo a 24 ore dallo showdown sono sostanzialmente quattro:

  • il Conte Bis trasformato in governo di minoranza, visto che l'esecutivo potrebbe rimanere in piedi anche senza raggiungere il magic number della maggioranza assoluta ma accontentandosi di quota 151-155 in attesa degli eventi (ovvero di riuscire a portare a votarlo altri senatori, sui provvedimenti di volta in volta o in maniera organica);
  • il Conte Ter con dimissioni e incarico da parte di Mattarella, con un cambio di maggioranza significativo seguito da un importante rimpasto di governo: proprio quello che Palazzo Chigi voleva evitare fino alla scorsa settimana;
  • il governo tecnico con una nuova maggioranza con il centrodestra (o con un pezzo: Forza Italia) e un nuovo premier;
  • le elezioni.

Intanto Matteo Renzi a Non è l'Arena su La 7 lancia l'ultimo appello: "Siamo pronti a discutere anche domattina con Conte, Zingaretti, con chiunque, purché si mettano al centro le cose da fare". Ma intanto prepara la strada al governo tecnico:  "Sarebbe un bene per il Paese se, invece di andare a caccia di responsabili, tutti insieme facessimo un progetto di riforme, tutti, da Conte a Salvini, da Berlusconi a Di Maio. Non un governo, ma le regole del gioco si scrivono insieme". Ovvero qualcosa che si è già sentito: "Quello che abbiamo fatto con il Nazareno, che non era un accordo politico di governare l'Italia. Con Berlusconi c'era l'idea di fare un patto istituzionale". Ma che il leader di Italia Viva condisce con una chiara minaccia all'attuale esecutivo: "Poi al prossimo giro mi piacerebbe che i parlamentari facessero una commissione di inchiesta sul Covid perché qualcuno vorrebbe trasparenza".

Cos'è questa storia di Conte, dei servizi segreti e della massoneria

Renzi "chiama" Salvini e Berlusconi

Mentre Renzi "chiama" Salvini e Berlusconi la conta dei voti si fa frenetica. Il Corriere della Sera scrive che al governo mancano due senatori: la maggioranza parte da 151, ai quali bisogna aggiungere tre senatori a vita su sei: Liliana Segre, che oggi ha annunciato che sarà a Roma per votare la fiducia, Elena Cattaneo e Mario Monti che però non hanno ancora fatto sapere cosa sceglieranno. Giorgio Napolitano invece è dato per assente mentre la maggioranza sta tentando di convincere Carlo Rubbia e Renzo Piano, che non si vedono da un po' a Palazzo Madama. Reclutati ufficialmente, finora, almeno stando alle loro dichiarazioni, Sandra Lonardo Mastella e l'ex M5s Gregorio De Falco, che potrebbe salire a bordo anche se il suo gruppo è orientato al no. Così si arriva a 156 e di voti ne mancano cinque: due esponenti di Italia viva, Eugenio Comincini e Leonardo Grimani, sarebbero orientati a votare con la maggioranza, così come Paola Binetti, mentre l'altro Udc Antonio Saccone non vuole saperne. Cinque, quattro, tre, due. Quota 159 non costituirebbe comunque la maggioranza assoluta. Secondo La Stampa invece al governo di voti ne mancano quattro ma nel retroscena a firma di Ilario Lombardo si fa notare che ci sono altre scappatoie in ballo: la maggioranza relativa sembra assicurata, anche perché Renzi conferma che Iv si asterrà alla fiducia e voterà mercoledì a favore dello scostamento di bilancio che prevede il quorum massimo dei componenti.

Se così fosse, il governo avrebbe l’agibilità politica – fragile – per andare avanti fino a dopo l’estate, quando serviranno di nuovo i numeri assoluti per la nota di aggiornamento al bilancio. Ma a quel punto l’Italia sarà già nel semestre bianco che impedisce lo scioglimento delle Camere.

Si può reggere fino all'estate con un governo di minoranza? O a Conte conviene davvero fare retromarcia e trovare un accordo con Renzi? Che l'ipotesi, a dispetto delle chiusure, sia ancora sul tavolo lo si capisce da un dettaglio rivelato dall'agenzia di stampa AdnKronos: sul leader di Italia Viva, nel discorso che sta scrivendo in queste ore dal suo appartamento e che non ha ancora inviato ai suoi più stretti collaboratori, Conte non ha in mente di fare nessun accenno, nessuna nota polemica. Se ci saranno, bisognerà saperle cogliere tra le righe delle sue parole. Che chiameranno al bene del Paese, al dramma dell'emergenza sanitaria e alla grande prova data dagli italiani in questo anno alle prese con una pandemia che non indietreggia ma avanza a grandi falcate. Quindi la crisi economica e la responsabilità di dare risposte immediate in continuità con il piano vaccini - che vede per una volta l'Italia prima della classe e non fanalino di coda - e sul fronte ristori e sostegno alle categorie più colpite, che attendono altri segnali dal mondo della politica. Un inquadramento, in sostanza, dal quale emerge l'irresponsabilità di una crisi al buio in questo preciso momento storico, con tutte le sfide, anche internazionali, che attendono l'Italia nei prossimi mesi. 

Il discorso di Conte senza chiusure a Renzi

Un discorso "alto, che parlerà al Paese e al Parlamento", racconta ancora l'Adn. Imperniato sulla trasparenza, sul perimetro dell'interesse dei cittadini. Su quel concetto di nuovo Umanesimo più volte toccato da Conte in questo anno e mezzo di governo. Il premier si soffermerà sull'importanza dell'Europa, un'Europa a cui la pandemia ha impresso un nuovo passo, e del ruolo che sta ricoprendo in questa fase, sia nel presente che in prospettiva. Uno dei temi, viene fatto notare, che potrebbe essere un potenziale trait d'union per diversi parlamentari. E poi, guardando al futuro, il Recovery plan come occasione storica, un'occasione da non perdere per i giovani, per le 'next generation' che proprio venerdì scorso hanno proiettato il loro messaggio di speranza sulla facciata di Palazzo Chigi, oggetto della campagna 'Uno non basta'. Dunque lo sviluppo sostenibile e la transizione verde, la digitalizzazione, la ricerca, la scuola e l'università, ovvero temi assai cari a Conte. 

E ancora i passi necessari per dare una spinta decisiva al paese, quella spinta che l'Italia attende da anni ma che è diventata ancor più urgente dopo i danni di una pandemia che ha falcidiato il tessuto economico e sociale del Paese. Le riforme del fisco, della giustizia e quella altrettanto cruciale della Pubblica amministrazione come sfide necessarie e imperdibili. Quindi gli appuntamenti che attendono l'Italia, il G20, il Cop26 che ci vede protagonisti, il G7, senza tralasciare la credibilità di vedere un paese in crisi o destinato al voto durante eventi che rendono l'Italia centro nevralgico dell'Ue. Parole, parole, parole. Ma in politica a un certo punto contano soltanto i voti. 

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