Martedì, 2 Marzo 2021

"Se si va al voto ci asfaltano": la trattativa Conte-Renzi per il governo si riapre?

Mentre i capigruppo renziani tengono aperta la strada dell'accordo e sostengono che non ci sia una pregiudiziale sul nome del presidente del Consiglio, tra gli eletti c'è chi vorrebbe sfiduciarlo e chi invece è pronto a far scoppiare la pace. Con qualche paura di troppo

"Dobbiamo votare contro il governo"; "Se si va al voto, ci asfaltano": mentre Maria Elena Boschi a nome di Italia Viva dice che il governo Conte deve dimettersi se non raggiungerà la maggioranza assoluta nel voto di fiducia di oggi al Senato, i giornali raccontano che nel partito di Renzi ci sono due linee contrapposte sul giorno dopo lo showdown di Palazzo Madama. Da un lato c'è chi vorrebbe non astenersi già da oggi, dimostrando così che in ogni caso l'esecutivo non ha i numeri per proseguire la sua strada e il premier deve dimettersi. Dall'altro lato c'è chi ha paura delle urne, ultimo scenario possibile in caso di caduta del governo. 

"Se si va al voto ci asfaltano": la trattativa Conte-Renzi si riapre?

Di certo c'è che la balcanizzazione di Italia Viva, che sembrava nei piani del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, non è avvenuta. O per lo meno non nei termini che si attendeva la maggioranza. Le cronache raccontano che soltanto due senatori, Riccardo Nencini ed Eugenio Comincini, sarebbero indecisi sul voto di oggi anche se c'è chi smentisce. Gli altri ad oggi sono compatti anche se la decisione ufficiale sul voto sarà presa soltanto oggi. Davide Faraone, capogruppo a palazzo Madama, è certo che i suoi senatori terranno "come una testuggine" ma intanto un piccolo spiraglio lo lascia ancora aperto: "Serve un governo forte, autorevole, veramente europeista e con una solida base parlamentare, per un governo con queste caratteristiche Iv c’è", racconta in un'intervista a La Stampa. Anche con Conte premier? "A noi interessano questioni di merito e di contenuti".

Pure per Boschi "il confronto resta aperto" ma Meb tiene anche il punto sull'addio di Conte a Palazzo Chigi: "Se non avrà 161 voti dovrebbe riflettere se presentarsi dimissionario al Quirinale e consentire di formare un governo più forte e più stabile. Credo invece che proverà a formare la terza maggioranza in tre anni. Pur di restare dov’è, Conte cambia idea annualmente". Fin qui le voci ufficiali. Quelle ufficiose raccontano una storia solo parzialmente simile. Sul Messaggero si narra una dicotomia piuttosto divisiva: 

Nella riunione degli italovivisti ci sono anche quelli che fanno il muso duro e vorrebbero più cattiveria anti-contiana: «Astensione? Macché, dobbiamo votare in Senato contro il governo». Sono in pochi a pensarla così. Altri paiono in preda al terrore: «Se si va al voto, ci asfaltano». Ma chissà.

E intanto si fa strada un piano B tra i "pasdaran del Rottamatore", come vengono definiti: se Renzi strappa noi rimaniamo. In questo caso c'è chi sta pensando di fare il grande salto, imitando De Filippo e Rostand alla Camera: il socialista Nencini, ma anche l'ex Forza Italia Donatella Conzatti oltre al già citato Comincini e altri due nomi dipinti come pronti a saltare il guardo. Per questo, dicono, Renzi ci va piano e continua ad evitare lo scontro frontale mentre  Italia Viva annuncia il sì ai prossimi provvedimenti del governo, dai ristori allo scostamento di bilancio. 

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L'ipotesi linea dura

A Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, la senatrice di Italia Viva Gelsomina Vono spiega dunque che "la fiducia non la voto, in ogni caso". "Domani o ci asteniamo, o non votiamo o votiamo contro", prosegue passando in rassegna i possibili gradi di separazione dalla maggioranza. "Non posso e non voglio - ribadisce - votare si', di questo sono convinta". Quanto alla possibilità che Iv voti contro Conte, Vono dice che "può darsi, dipende da quello che dira' Conte". "E' tutto messo nelle probabilita', nelle possibilita'", risponde a chi la sollecita sulle possibili ripercussioni del no dei renziani alla fiducia. Anche Eugenio Comincini dato per il sì alla fiducia, dovrebbe attenersi alla linea dell'astensione. Dice Donatella Conzatti all'Adnkronos. "Eugenio divide l'ufficio con me, ci ho parlato ieri ed escludo si comporti in modo diverso da gruppo". La senatrice conferma che però il pressing sui renziani resta fortissimo. "Le telefonate sono incessanti. Non sono tentata ma sono davvero davvero esausta". Ma in futuro? Tra i dem c'è chi è convinto che, una volta presa la fiducia e partita l'operazione di allargamento della maggioranza, se si andrà verso una stabilizzazione alcuni senatori renziani potrebbero tornare 'a casa' nel Pd. Ma l'incertezza della situazione e il porsi, grazie all'astensione, in una posizione ancora dialogante dovrebbe per ora impedire fughe. Una posizione dialogante ribadita sia da Rosato che da Boschi ma, si sottolinea, chi ha chiuso non sono stati i renziani ma il premier Conte. Dice Boschi: "Non abbiamo mai detto 'mai più' nella coalizione, ma mi pare che Pd, 5Stelle e Leu con il presidente Conte preferiscano affidarsi a Mastella per la ricerca dei responsabili. Responsabili che non si sa neppure se ci siano". 

E se quei 'responsabili' non si troveranno, Iv resta in attesa, in una posizione di stand by. Continuando a confermare il sostegno sia per lo scostamento che per le misure anti Covid. "Voi siete qui senza avere l'assillo di trovare la maggioranza relativa, perché noi vi abbiamo garantito la nostra astensione. E lo confermo. Cosi' come le confermo che voteremo lo scostamento di bilancio. Voteremo il decreto ristori e il decreto Covid", dice Rosato. Ed ancora: "Noi abbiamo teso una mano perché ci consideriamo dei costruttori, con i loro limiti, ma ora presidente sta a voi decidere se aprire un confronto fino in fondo sui contenuti o sui nostri caratteri. Sta a voi capire se da una crisi si esce in maniera più forte o più debole, se è questa l'occasione di chiudere la crisi". Anche perchè aggiunge "la matematica mi sembra stia prevalendo, anche nel suo appello, non la politica. Questo Parlamento ha una maggioranza politica e numerica per andare avanti, se lei vuole presidente". Ma la chiusura a Iv non è solo proclamata in aula dal premier Conte. Anche il Pd resta fermo su quella linea. "Credo che ricucire lo strappo" con Italia viva sia "difficile, se non impossibile -dice Andrea Orlando- non per una ripicca: ci troviamo di fronte a una ripresa di una strategia che è stata fermata dalla pandemia, ma Italia Viva era decisa a dare una natura tattica e transitoria a questa alleanza. Appena si è aperta una finestra c'è stata una ripresa di quella strategia".

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