Mercoledì, 3 Marzo 2021

"Con la crisi andiamo al voto: sarà Conte contro Salvini"

Le ministre di Italia Viva minacciano le dimissioni se non si trova l'accordo tra il premier e Renzi. E allora nel Pd comincia a circolare l'ipotesi delle urne nel 2021. Con un alleato d'eccezione. E un candidato forte contro il segretario della Lega

"E allora, se si aprisse la crisi, tanto varrebbe andare a votare. Conte contro Salvini e ce la giochiamo": a parlare è Dario Franceschini e Francesco Verderami sul Corriere della Sera spiega che potrebbe essere questa, e non il governissimo in mano a Mario Draghi, la soluzione finale della verifica di governo che si è aperta nei giorni scorsi dopo l'aut aut di Italia Viva. Un colpo di scena inaspettato che manderebbe all'angolo Matteo Renzi e però presuppone che il Partito Democratico si presenti alle elezioni come alleato del MoVimento 5 Stelle. Senza che però nessuno abbia ancora detto di sì a questa ipotesi. 

"Con la crisi andiamo al voto: sarà Conte contro Salvini"

Il ministro della Cultura, spiega il Corriere, non ritiene che quella delle elezioni sia l'ipotesi più probabile: secondo lui Renzi punta invece a un governo di legislatura per eleggere il presidente della Repubblica con questo parlamento. E la controtattica migliore a questo punto è proprio quella di puntare alle urne con questo sistema elettorale, il Rosatellum che sposa maggioritario e proporzionale, con un candidato presidente del Consiglio (ovvero, con l'indicazione del premier in caso di vittoria dei giallorossi) che spingerebbe alla massima polarizzazione tra le due forze in campo: il centrosinistra con il MoVimento 5 Stelle nel nome di Conte da una parte e il centrodestra a guida Lega con Salvini capo della coalizione dall'altra. 

È più difficile invece immaginare come si possa comporre il puzzle dell’alleanza giallorossa e come possa pensare di competere con il centrodestra. «Invece penso che potremmo giocarcela», è la risposta di Franceschini, secondo il quale Conte—se i sondaggi sono veritieri—«ha ancora una certa presa sull’opinione pubblica, si presenterebbe come la vittima di un complotto di Palazzo e potrebbe conquistare voti al centro, senza prenderne al Pd e a M5S. Perciò andrebbe sfruttato il suo valore aggiunto, perché potrebbe vincere».

Ma anche una sconfitta nelle urne, a suo parere, non stravolgerebbe gli equilibri per la successiva corsa al Colle: «Numericamente sarebbe una sfida bilanciata con il centrodestra, mi spiego? E poi Conte è nato con la camicia...».

L'avviso arriva mentre il premier Conte, dopo aver istituzionalizzato il momento di crisi che sta vivendo il suo governo con una telefonata al capo dello Stato Mattarella, ha avviato una verifica con i partiti che compongono la maggioranza. I fronti di scontro interni alla maggioranza sono diversi, dalle misure per l’emergenza sanitaria fino alla gestione dei 209 miliardi del Recovery fund. I partiti di governo accusano anche il premier di decisionismo e scarsa collegialità. 

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Le ministre di Renzi pronte alle dimissioni

Per questo, come ha minacciato ieri Ettore Rosato, le ministre di Italia Viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti sono pronte alle dimissione. E quest'ultima ribadisce le sue intenzioni oggi in un'intervista proprio al Corriere: "Io e Teresa Bellanova restiamo pronte al passo indietro. Io però sono fiduciosa: non credo che il presidente arriverà a forzare la mano facendo saltare la legge di Bilancio, che contiene tante riforme importanti come l’assegno unico e universale peri figli o le misure per il lavoro delle donne". 

Dall'altra parte della barricata ci sono Pd e M5S. Che anche secondo Repubblica potrebbero andare insieme al voto nel 2021. O meglio, sarebbe questa l'ipotesi preferita da Nicola Zingaretti, che non vorrebbe ripetere l'errore del 2019: ". Stavolta, in bilico il Conte secondo, si tratta di sottrarre il suo partito agli effetti di una crisi che di fatto è già aperta. La grande differenza con il 2019 potrebbe essere, secondo Zingaretti, il dopo: un anno e mezzo fa il Pd avrebbe dovuto affrontare le elezioni da solo, e fu una delle ragioni che affossarono l’opzione del voto, stavolta potrebbe farlo insieme al M5S", scrive Stefano Cappellini. 

Ma tutte queste ipotesi dovranno prima o poi scontrarsi con una realtà che non è per nulla conforme: in primo luogo pare difficile, se non impossibile, organizzare una campagna elettorale e un voto durante la pandemia di coronavirus e mentre ci sarà da mettere a punto e far passare all'azione il piano vaccinale indicato da tutti come una priorità del paese. In secondo luogo i grillini non possono andare a cuor leggero alle elezioni con i Dem anche sotto il vessillo di Conte e per una buona ragione: rischierebbero di scomparire. Oppure addirittura una scissione, con i vari Di Battista pronti a capitanare un movimento duro e puro che sfidi sul suo campo proprio il M5S "di governo" di cui Di Maio è l'immagine (molto) appannata con gli iscritti. Ma anche le altre ipotesi che terrebbero in piedi la legislatura potrebbero far male al MoVimento. Prima tra tutte sostenere un governo tecnico con Berlusconi, Salvini e lo stesso Renzi fresco reduce dello sgambetto a Conte. E allora ecco che le urne potrebbero essere davvero il piano B preferito per tutti gli attori in campo. Mentre il piano A è chiudere la verifica e fare pace con Renzi. Ma a che prezzo?

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