Lunedì, 18 Ottobre 2021
Politica

La crisi pilotata per il Conte-ter con l'ombra di Di Maio o Draghi a Palazzo Chigi

Il premier informa Mattarella sulla verifica interna alle forze di maggioranza. Ma il Quirinale lo ferma: no a cambi nei ministeri-chiave. Intanto c'è chi ipotizza una sua sostituzione. Con nomi classici o a sorpresa

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha informato il Quirinale che la prossima settimana darà il via ad un "confronto per fare chiarezza sulle varie posizioni e istanze nel segno di una maggiore franchezza e trasparenza di rapporti" all'interno della sua maggioranza di governo. Si tratta del primo passo, informale ma necessario, per aprire alla cosiddetta "verifica", una parola che fa tanto Prima Repubblica ma che diventa necessaria di fronte alle minacce di Matteo Renzi di far cadere l'esecutivo (il 28 dicembre, ovvero il giorno del voto sulla legge di bilancio). 

La crisi pilotata per il Conte-ter

Conte non ha alternative ma Sergio Mattarella potrebbe fornirgli una sponda inaspettata. In primo luogo il presidente della Repubblica ha risposto al premier dicendosi contrario al risiko nei posti-chiave del governo: cambiare i responsabili degli Esteri, dell'Economia, della Difesa, degli Interni e della Salute vedrebbe il Quirinale fortemente contrario. E già questo, spiegano i retroscena dei giornali, pone la "verifica" su un binario ristretto, con "il rimpasto" che "si trasformerebbe in una tartina", scrive oggi Claudio Tito su Repubblica

Chi glielo dice a Renzi che non può prendere il posto di Lorenzo Guerini alla Difesa con l’obiettivo di scalare la vetta della Segreteria Generale della Nato?

C'è poi un'altra opzione che il premier potrebbe tenere in considerazione: nominare, come ai vecchi tempi del primo governo Conte, due vicepresidenti del Consiglio in rappresentanza dei due partiti maggiori, ovvero il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle. Finendo poi per essere praticamente commissariato come quando i due vicepremier erano Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E scatenando ancora una volta l'ira di Renzi, che così non ne trarrebbe alcun vantaggio. 

Oppure Conte potrebbe tentare la via di parlamentarizzare la crisi. Ovvero incassare l'approvazione della Legge di Bilancio alla fine di dicembre e arrivare a gennaio davanti alle Camere per spiegare che mentre l'emergenza coronavirus è in via di spegnimento (ma lo sarà davvero?) bisogna ricostruire il paese con il Recovery Plan e che lui, avendo trattato con l'Europa per avere i soldi, è l'uomo giusto per decidere come spenderli. Ma, come è successo ad altri, questa sarebbe l'ipotesi più rischiosa in mancanza di un patto di ferro tra i leader che oggi sostengono la maggioranza. Perché gli agguati parlamentari sono dietro l'angolo e il malcontento che si cela dietro le tre anime più turbolente della maggioranza (M5s, Pd, IV) potrebbe da un momento all'altro scoppiare favorito dai voti segreti. 

Intanto uno degli azionisti di maggioranza del governo, Nicola Zingaretti, in un'intervista al Corriere della Sera dice no a una crisi al buio: "C’è la volontà politica da parte di tutti di camminare lungo questo percorso? C’è la volontà di costruireenon di demolire? Siamo di fronte ad un impegno enorme per la modernizzazione del Paese, per il rilancio della produzione, per implementare l’agenda green, per concretizzare la rivoluzione digitale, per creare lavoro e giustizia sociale. E ancora: per affrontareitanti nodi ancora aperti circa l’insieme delle riforme istituzionali ed elettorali dove prevalgono i veti e le incomprensioni. Il Pd dunque c’è. Con tutta la sua forza e le sue idee". 

L'ombra di Di Maio o Draghi a Palazzo Chigi

Poi ci sono le soluzioni politiche alternative. Ovvero che la crisi e la verifica si risolvano con un passo indietro di Conte e con un nuovo presidente del Consiglio a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera oggi ha bocciato il governo-ponte proposto da Matteo Salvini, anzi ha approfittato del passo falso del leader della Lega per accusarlo di voler tornare ad allearsi con il MoVimento 5 Stelle, ovvero la decisione che ha portato il Capitano prima a svettare nei sondaggi e poi, dopo il Papeete, a perdere tanti voti regalandoli a Fratelli d'Italia. 

Ma l'ipotesi che è più in voga sui giornali oggi è un'altra: quella che vedrebbe Luigi Di Maio prendere il posto di Conte. Ne parlano i retroscena dei quotidiani, attribuendo al ministro degli Esteri una volontà che lui non ha mai concretizzato e che in effetti lo metterebbe ancora più in difficoltà sia nei confronti della base del M5S, che ama Conte, che degli eletti. Eppure Marcello Sorgi sulla Stampa mostra di crederci: 

Potrebbe essere l’uomo attorno al quale l’agognata (e fin qui non realizzata) alleanza strategica tra 5 stelle e Pd finalmente si costruisce. E anche quello che riesce a risollevare il M5S dal baratro elettorale in cui è caduto. Professionalità discreta, maturata negli ultimi tempi con lo sforzo di cancellare le esagerazioni del passato (gilet gialli in Francia, annunci al balcone di Palazzo Chigi).

Ma il concorrente più pericoloso di Conte non è certo Di Maio, ma Mario Draghi. Già evocato in più occasioni da Renzi come vera alternativa all'avvocato e da sempre in rampa di lancio come nuovo presidente della Repubblica al posto di Mattarella nel caso in cui non ci fosse per lui un bis. C'è un precedente illustre, anche se non diretto come quello di Carlo Azeglio Ciampi, che è stato presidente del Consiglio dal 1993 al 1994, poi ministro e infine eletto al Quirinale nel 1999. Anche lui, come Draghi, prima aveva guidato la Banca d'Italia. Ma che una persona seria come Draghi abbia davvero voglia di guidare un governo che nascerebbe azzoppato, diviso e in preda agli attacchi di un centrodestra rinvigorito da una soluzione che sarebbe percepita da tutti come "di Palazzo" è tutto da dimostrare. 

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