Martedì, 2 Marzo 2021

"Conte-ter? Il premier cadrà presto"

La previsione della Lega su Palazzo Chigi. Le manovre di Renzi che oggi chiede il Mes. La tentazione dell'avvocato di parlamentarizzare la crisi. E il rischio che alla fine la montagna partorisca un topolino

Oggi il paese è più impaurito che incazzato. Ma quando la paura finirà prevarrà l'incazzatura e il governo cadrà. Anche se prima forse il premier farà in tempo a chiudere il rimasto e varare il Conte-ter. Che però avrà vita breve. La previsione è di Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega quando Matteo Salvini era al governo e oggi voce critica della maggioranza ma anche dell'opposizione, che reputa non ancora pronta a governare anche se vincerà facilmente le prossime elezioni. 

"Conte-ter? Il premier cadrà presto"

Ma le profezie di Giorgetti, immortalate in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, non sono le uniche che vaticinano un futuro breve e per nulla intenso a Giuseppe Conte. Dall'altra parte della barricata c'è Matteo Renzi, che ieri ha fatto saltare l'incontro per il rimpasto a Palazzo Chigi ufficialmente per l'indisponibilità di Teresa Bellanova (impegnata a Bruxelles, ma l'incontro era fissato da una settimana) ma anche per rivedere una tattica politica che lo vedeva ancora una volta nel ruolo di chi mercanteggia con le poltrone durante un'emergenza. E così è arrivato il nuovo ultimatum che ha collegato le due cose: "Ci sono 846 morti, diamoci una smossa. La palla ora tocca al premier. La prima condizione che pongo è sulla sanità: ci sono 36 miliardi del Mes bloccati con un no ideologico dei Cinque Stelle e di Conte, a me sembra una follia. Prendiamo i soldi, mettiamoli sulla sanità e smettiamola con le polemiche". 

Renzi sa benissimo che prendere i soldi del Mes porterebbe alla balcanizzazione del M5S, anzi punta proprio su questo. Intanto però l'incontro con Conte slitta a domani e nel frattempo a Palazzo Chigi sono solleticati dall'idea di una parlamentarizzazione della crisi, confidando sul fatto che tra grillini e Italia Viva non c'è molta voglia di andare alle elezioni perché in molti potrebbero non essere rieletti e il nuovo governo che potrebbe essere appoggiato dal centrodestra (la famosa ipotesi Draghi), posto che riesca a nascere davvero, durerebbe soltanto qualche mese. E così da una parte Conte lavora alla modifica della struttura del Recovery Plan per togliere potere ai manager e darlo ai ministri, dall'altra è disposto ad aprire una crisi al buio e a vedere se davvero quando si andrà alla conta tutte le mani dei renziani si alzeranno per votargli contro. 

Renzi invece è tentato dall'idea di prendere tempo. Ovvero lasciar passare senza colpi di testa la data del 28 dicembre, indicata come quella in cui avrebbe tolto platealmente la fiducia a Conte dopo il voto sulla legge di bilancio con un discorso in Senato. Il problema è che l'emergenza favorisce la durata del governo e farlo cadere senza avere pronta una soluzione di ripiego peggiorerebbe la situazione anche per lui. 

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Renzi, Conte e il governo che verrà

In ballo c'è anche la delega sui servizi segreti. Tutti vogliono che il presidente del Consiglio la ceda ma solo Renzi propone nomi, tirando in ballo Ettore Rosato o Emanuele Fiano, ovvero uno dei suoi e un esponente del Partito Democratico che un tempo è stato a lui vicino. Secondo Repubblica però i dem sono convinti che "Iv abbia puntato uno dei due ministeri chiave per il Recovery Fund: Sviluppo o Infrastrutture. E che nella partita della verifica entri anche la questione delle nomine di primavera, quando scade - tra l’altro - l’ad di Cdp, quel Fabrizio Palermo che i 5S intendono difendere a qualsiasi costo e che il Pd non vorrebbe riconfermare (il principale pretendente è l’ad di Invitalia Domenico Arcuri)".

Fabio Martini sulla Stampa invece dice che Renzi punta agli Esteri (che prenderebbe per sé dirottando Luigi Di Maio agli Interni al posto della "tecnica" Luciana Lamorgese, che però è stata finora una delle migliori ministre di questo governo): in cambio varerebbe il famoso "patto di legislatura" che dovrebbe farla durare fino alla scadenza, passando anche così lo scoglio dell'elezione del presidente della Repubblica prima di andare al voto. L'alternativa è un patto con Salvini. Che il segretario della Lega non è disposto ad accettare visto che si scoprirebbe a destra regalando praterie elettorali a Giorgia Meloni. Oppure il voto. Che Italia Viva dovrebbe affrontare da sola visto che sarebbe difficilmente digeribile un'alleanza con i partiti oggi al governo. Una strada che si fa sempre più stretta. 

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