Sabato, 27 Febbraio 2021

Renzi vuole staccare la spina a Conte (ma forse si accontenta di un ministero)

Oggi l'incontro a Palazzo Chigi tra la delegazione di Italia Viva e il premier. Sul tavolo c'è la minaccia di far cadere il governo. E la possibilità che tutto finisca con una poltrona in più

Oggi è il grande giorno: lo stallo messicano sul rimpasto di governo che tiene il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in bilico durante l'emergenza coronavirus vedrà per forza qualcuno fare una prima mossa, visto che nell'ambito della verifica già comunicata al Quirinale è in programma un incontro a Palazzo Chigi tra il premier e la delegazione di Italia Viva. 

Renzi vuole staccare la spina a Conte (ma si accontenta di un ministero)

Sul tavolo c'è la pistola della minaccia di Matteo Renzi: togliere la fiducia al governo il 28 dicembre, ovvero nel giorno in cui è programmato (per ora) l'ultimo voto sulla Legge di Bilancio 2021, con un discorso al Senato e il ritiro dei ministri di Iv dall'esecutivo. Ma già ieri il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno fissato alcuni paletti che renderanno difficile il gioco del senatore di Scandicci: no al rimpasto, i ministri attuali vanno bene, se Renzi ci tiene cambi i suoi, ha detto in sintesi Vito Crimi in rappresentanza dei grillini. Più sfumata la posizione di Nicola Zingaretti: "Non abbiamo parlato di rimpasto. Crediamo che l’azione di questo governo debba andare avanti, con una grande sintonia con i problemi degli italiani. È stato un incontro utile che ha ripreso lo spirito di quello tra i leader del 5 novembre, cioè mettere sul tavolo i temi e i nodi per un rilancio dell’azione di governo". 

Con il cerino dell'intenzione di far cadere il governo durante un'emergenza sanitaria rischia di rimanere quindi il solo Renzi. Oggi ci sarà anche lui a Palazzo Chigi, ma un retroscena di Repubblica racconta che ha intenzione di rimanere in silenzio, facendo parlare solo la capodelegazione (e ministra) Teresa Bellanova. Chissà se ci riuscirà. L'argomento che i renziani useranno sarà il Recovery Plan e la squadra di manager che dovrà gestire l'attuazione del piano. È possibile che Conte sul punto alla fine ceda, anche se una struttura del genere è presente anche in altri paesi che dovranno decidere come spendere il ricco piatto dei fondi europei per la ripartenza dopo il coronavirus. Secondo La Stampa la possibilità di varare un mini-rimpasto c'è, ma coinvolgerebbe ministri del calibro di Luciana Lamorgese: 

Servirà smuovere qualcosa e i ministeri tecnici – Interno e Università - sono i primi a finire nel mirino. Il Viminale è la carta più pregiata e il M5S ci spera, nonostante la consapevolezza dei grillini di quanto sia difficile convincere il Quirinale. Anche dentro Iv sperano in un ministero di peso per Ettore Rosato. Di sicuro il Pd vuole continuare a battere sul tasto dei servizi segreti, per strappare la delega a Conte. Ma al momento il premier non ci pensa minimamente

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Dall'altro lato della barricata ci sono anche nuovi nomi in ballo. Secondo il Corriere della Sera potrebbe entrare nella squadra Andrea Orlando, il quale andrebbe al ministero dello Sviluppo Economico dirottando Stefano Patuanelli alle Infrastrutture e Trasporti al posto di Paola De Micheli, in effetti non vista benissimo in questi giorni tra uscite sulla scuola di domenica e intercettazioni del caso Suarez. Il quotidiano spiega che l’ipotesi di un governissimo resta per ora sullo sfondo, mentre tra gli ambienti dell’esecutivo avanza una voce che suona come una ipotesi sul tavolo per conciliare le posizioni.

La «mediazione» prevederebbe un doppio passaggio. Il renziano Ivan Scalfarotto, allo stato attuale sottosegretario agli Esteri, potrebbe approdare con alto incarico dirigenziale al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio con sede a Ginevra.

L’eventuale nomina di Scalfarotto al Wto avrebbe poi un effetto domino sull’esecutivo, con ricadute indirette e una sorta di «upgrade» per i renziani.

Italia viva infatti — perso un sottosegretario — si vedrebbe assegnare un nuovo ministero nel governo giallorosso. Un’ipotesi però che prima di tutto dovrà trovare il placet di Renzi.

Il quale, come dimostra la storia, non è di solito insensibile a questo tipo di argomenti. Ma se davvero alla fine si passasse dalla minaccia di far cadere il governo all'incasso di un ministero per dichiarare la pace a finire sulla graticola sarebbe soprattutto lui. E l'altro Matteo, ovvero Salvini, che ha dimostrato interesse alle aperture di Italia Viva nell'ottica della costruzione di un  nuovo governo di centrodestra per andare alle elezioni. Anche lui sedotto e abbandonato. E con Giorgia Meloni in ascesa nei sondaggi. A fare i duri si trova sempre qualcuno più duro che ti epura, diceva Nenni. Aveva ragione. E ce l'ha ancora. 

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