Domenica, 28 Febbraio 2021

Come divieti e mascherine hanno aiutato l'Italia a stare meglio del resto d'Europa

Il Financial Times elogia il Belpaese: ha tenuto sotto controllo l'epidemia del coronavirus . Gli esperti: "Il rigore paga"

L'Italia ha fatto tesoro dei suoi errori all'inizio dell'epidemia di coronavirus Sars-CoV-2 e di Covid-19 nel febbraio scorso e alla fine è riuscita a gestire meglio di altri paesi europei la nuova emergenza e "tenendo sotto controllo" l'epidemia. Lo ha scritto il Financial Times, paragonando quella del Belpaese con la situazione in Spagna, Francia e Regno Unito, in grave difficoltà.

Come divieti e mascherine hanno aiutato l'Italia a stare meglio del resto d'Europa

Il Ft cita alcuni esperti che elencano le ragioni della buona risposta italiana alla seconda ondata. Per Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano, "l'Italia è in una situazione migliore rispetto ad altri Paesi perché siamo stati tra i primi al mondo ad affrontare l'uragano Covid". Il suo sistema sanitario e il governo hanno avuto più tempo per pianificare la sua risposta post-lockdown e l'eliminazione delle restrizioni è stata più graduale, consentendo al governo una maggiore agilità nel reintrodurre le restrizioni quando necessario. Inoltre, in Italia è stato registrato "un elevato grado di accettazione della popolazione alla restrizioni, come la mascherina obbligatoria nei negozi e nei trasporti".

E "le aziende sono state incoraggiate a estendere lo smart-working all'autunno". "Siamo passati dal Paese più colpito a uno dei Paesi virtuosi nella gestione della pandemia grazie alla chiarezza delle regole sin dall'inizio e alla volontà di tutti di rispettarle", ha detto Ferdinando Luca Lorini, direttore dell terapia intensiva presso un ospedale di Bergamo. Andrea Crisanti, professore di microbiologia all'Università di Padova, ha posto l'accento anche sulla qualità dei test e del tracciamento: "La risposta della sanità pubblica si è concentrata non solo sui test di massa, ma anche su un'efficace sorveglianza per rintracciare chiunque fosse entrato in contatto con una persona infetta". 

Coronavirus: l'Europa ha paura e si chiude

"Le misure di protezione hanno fatto presa sui cittadini"

Repubblica scrive che Franco Locatelli, membro di rilievo del Comitato tecnico scientifico in quanto presidente del Consiglio superiore di sanità spiega i numeri italiani dicendo che evidentemente «le varie misure promosse hanno fatto presa tra i cittadini, al di là di qualche episodio, di alcuni focolai legati alle zone di vacanza. Per il resto le persone sono state attente e fortunatamente hanno imparato magari non tutta ma larga parte della lezione».

Anche il lockdown è considerato efficace dal professore del Bambin Gesù. Altrove non è stato così restrittivo. «Con quel provvedimento abbiamo fatto flettere la curva in modo importante. Le misure sono state dure ma ognuno di noi le ha affrontate con la consapevolezza che si rinunciava a qualcosa, attività produttive e istruzione, per combattere meglio il virus».

Secondo Luca Richeldi, pneumologo del Gemelli che ha lavorato quattro anni a Southampton in Inghilterra e proprio ieri ha partecipato ad un’audizione con alcuni parlamentari di quel Paese, la nostra forza dopo il lockdown sono state «le aperture graduali e molto controllate. Ci siamo presi tempo per preparare i protocolli», cosa che non ha fatto rialzare la curva come altrove. Inoltre «noi siamo stati più trasparenti, figurarsi che in Inghilterra per lungo tempo non si conoscevano i nomi degli esperti del comitato del Governo». In questo modo i cittadini hanno rispettato più di buon grado le indicazioni di sicurezza.

E alla fine la costanza ha pagato.

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