Sindaco contro Conte: "Le sue misure sono acqua fresca, più attività aperte che chiuse"

Cateno De Luca, sindaco di Messina, critica il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri perché "tiene aperte attività commerciali non fondamentali per prevenire il contagio da coronavirus. La nostra ordinanza rimarrà in piedi". Salvini: "Questo decreto non basta, servono misure più restrittive"

Il sindaco di Messina Cateno De Luca, 11 marzo 2020.ANSA/COMUNE MESSINA

A Messina sarà coprifuoco. All'indomani del nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, il sindaco della città dello Stretto Cateno De Luca non fa nessun passo indietro. "La mia ordinanza resta in piedi - dice -. Ribadisco il concetto essenziale di coprifuoco, quello che invece Conte non utilizza, rendendo il suo provvedimento monco. La trasmissione del virus avviene attraverso la circolazione delle persone. Quanto disposto dal nuovo provvedimento del premier non solo lo avevamo già anticipato a Messina, ma avevamo previsto delle disposizioni più incisive, chiudendo di fatto qualsiasi attività, ad eccezione dei generi che veramente costituiscono beni di prima necessità, tra i quali non ritengo possano rientrare i profumi o i cacciavite".

Questo in sintesi il "De Luca pensiero":

"Le misure straordinarie del premier Conte sono acqua fresca perché non garantiscono un contenimento drastico del virus e, soprattutto, risultano contraddittorie. Inserire tra gli esercizi che vendono beni di prima necessità gli esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature, la vendita di articoli per illuminazione o ancora le ferramenta e le profumerie, lascia davvero perplessi, soprattutto ove si consideri che, contemporaneamente, si consente la consegna con pony express e si invita a favorire il telelavoro o, comunque, le modalità di lavoro online".

L'atto d'accusa arriva dal sindaco di Messina, per il quale "l'incongruenza di tale elencazione, che finisce per lasciare aperte più attività di quelle che dovrebbero essere chiuse, rende inefficace lo stesso decreto e non gli consente di raggiungere il suo fine: limitare la circolazione delle persone per contenere il contagio".     

"Conte a parole dice una cosa ma nei fatti ne fa un'altra"

"In queste 48 ore, faremo quindi solo delle integrazioni di carattere giuridico che saranno rese definitivamente note domani entro le 21", aggiunge il primo cittadino, per il quale il presidente del Consiglio "a parole dice una cosa ma nei fatti ne fa un'altra. Se in alcune parti le sue disposizioni ricalcano quanto da noi anticipato - continua Cateno De Luca -, in molti altri punti rendono vani i nostri divieti, unica via per scongiurare la pandemia, che resteranno in vigore".

Coronavirus, quali sono i negozi chiusi (e quelli che restano aperti)

Tra le principali restrizioni previste nell'ordinanza del sindaco De Luca ci sono la sospensione delle attività, compreso il settore alimentare, artigianale e produzione beni e servizi, il divieto agli spostamenti se non giustificati da autocertificazioni e, comunque, solo per lavoro o comprovate esigenze. E, ancora, ferie d'ufficio per i dipendenti pubblici non legati allo svolgimento di servizi essenziali. Chiusura dei mercati non alimentari, bar, gelaterie, ristoranti. Sospensione di tutti gli studi tecnici e professionali, centri estetici, banche e poste (per le ultime due si chiede comunque la garanzia di un servizio minimo essenziale).

"Di fatto, seguendo i dettami nazionali, invece che sospendere resteranno aperte banche, poste, edicole, fabbriche, call center, assicurazioni e artigiani - sottolinea il primo cittadino di Messina -. Tradotto? L'epidemia che da Nord a Sud sta mettendo in ginocchio il nostro Paese non sarà affatto estirpata. Alle volte è necessario osare, essere impopolari in nome di un bene superiore, quello comune. Messina è una città metropolitana con 250mila abitanti, Codogno ne conta appena 15mila, eppure ha impiegato 15 giorni per arrestare il contagio. Vogliamo davvero attendere che il contagio si diffonda a macchia d'olio - conclude De Luca - o ci rendiamo conto che è necessario agire con responsabilità e severità, limitare adesso i nostri spostamenti al minimo essenziale ed evitare di aggravare la già conclamata pandemia mondiale".

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Salvini: "Decreto non basta, servono misure più restrittive"

Anche secondo il leader della Lega Matteo Salvini l'ultimo decreto del presidente del Consiglio non basta. "Porteremo nuove proposte di modifica dell'ultimo decreto, servono misure ancora più restrittive", ha detto a Radio 24. "Molte fabbriche stanno chiudendo spontaneamente, faremo altre proposte perché serve più rigore e più fermezza. Il decreto non basta. Non lo dico da capo del primo partito dell'opposizione. I medici chiedono di chiudere tutto ciò che non è irrinunciabile, quello che non è strategico, ma poi leggi che possono rimanere aperti tabacchi, ferramenta, bisogna chiudere le aziende non strategiche, alcune stanno chiudendo autonomamente. Le cose si fanno o non si fanno. Fermiamo tutto, sono stati gli stessi imprenditori a chiederlo. Tanti stanno chiudendo spontaneamente", ha aggiunto.

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