Lunedì, 19 Aprile 2021
Italia

Coronavirus, la ricetta del Veneto in cui già si parla di riapertura (con molte cautele)

A vedere gli ultimi dati già dallo scorso lunedì centinaia di aziende venete avevano iniziato un riavvio graduale di alcuni cicli produttivi. Ma servono mascherine per la messa in sicurezza dei lavoratori

Controlli dei vigili urbani nel mercato di piazza delle Erbe a Padova, 30 Marzo 2020. ANSA/NICOLA FOSSELLA

"È chiaro che se cerchi i positivi li trovi": si può riassumere così la ricetta veneta del governatore Luca Zaia che nel punto stampa odierno ha elencato come nella regione siano stati fatti 171.456 tamponi certificando 12.933 persone attualmente positive al coronavirus.

Ma i dimessi sono superiori ai ricoverati e si parla più convintamente che in altre regioni di riaperture.

"Abbiamo ancora il virus nella comunità, nessuno faccia salti di gioia perchè la partita non è finita - ha detto Zaia - ma ho l’impressione che almeno il 60% delle aziende abbia già aperto. Non bisogna essere ipocriti, il lockdown non esiste più".

Zaia: "Veneto mezzo aperto, molti già ripartiti è dato di fatto"

Una affermazione di certo forte ma certificata dalla manifesta volontà delle aziende venete a ripartire come già espresso ieri dalle associazioni datoriali.

"Ora bisogna ragionare di lavorare in sicurezza e riaprire quello che è ancora chiuso" ha spiegato il governatore del Veneto Luca Zaia.

A vedere gli ultimi dati già dallo scorso lunedì centinaia di aziende venete avevano iniziato un riavvio graduale di alcuni cicli produttivi. Si tratta di aziende riconosciute come essenziali o di quelle che hanno ricevuto regolare autorizzazione da parte della Prefettura perché funzionali alle filiere necessarie.

Le regole di precauzione prevedono la misurazione della temperatura in ingresso e in uscita, l’uso di mascherine e il mantenimento delle distanze sicurezza, l’organizzazione degli ingressi e dei turni finalizzata ad evitare assembramenti, la regolamentazione dell’accesso agli spazi comuni.

La partita nei fatti si gioca sul fronte delle mascherine: se la riapertura di negozi e imprese è potestà giuridica del governo, non è possibile ragionare a prescindere dalla messe in sicurezza delle persone.

"Ho parlato questa mattina con il ministro Speranza, sembra che il Governo scriva il dpcm prima di Pasqua, abbiamo suggerimenti da dare" continua Zaia tornando a chiedere lo stop ai sequestri dei Dpi non destinati alla sanità lamentando come senza mascherine sia inutile parlare di un piano per la ripartenza.

"Eppure, oggi all’estero i dispositivi si trovano, ma non si possono sdoganare perché vengono confiscati dalla Protezione civile. Il che aveva un senso, anche noi abbiamo confiscato delle mascherine quando non si trovavano. Ma ora si trovano e i privati devono essere messi nelle condizioni di comprarle. Cosa che consentirebbe anche di calmierare i prezzi sul mercato, dal momento che ora i pochi dispositivi disponibili vengono venduti a peso d’oro".

"Se il sistema economico non riparte, dai cantieri fermi si passerà alle aziende fallite per Covid-19 - dice il presidente di Ance Veneto Paolo Ghiotti - Ma non possiamo rischiare un nuovo lockdown che metterebbe definitivamente al tappeto la nostra economia.

La situazione economica parla di investimenti fermi, cantieri chiusi, e pagine di burocrazia per la richiesta di cassa integrazione così come per accedere ai prestiti del decreto legge liquidità. "In questa situazione - scandisce Ghiotti - il rischio è che molti imprenditori decidano di lasciare perdere".

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