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Domenica, 5 Febbraio 2023
Rifondazione leghista

Cosa sta succedendo nella Lega: Salvini rischia?

È tornato Umberto Bossi. Il suo comitato per il Nord Italia ha raccolto migliaia di adesioni e ora vince anche i congressi. "Vogliamo congressi democratici" ha detto a Today Paolo Grimoldi, della Lega Lombardia

È tempo di rivoluzione nella Lega. Nel partito del segretario Matteo Salvini si sta alzando un coro. È la voce di un gruppo di dissidenti convinti che la Lega abbia tradito le istanze del Nord e che il "Capitano" ora debba sedersi in panchina. L'idea è che il suo progetto di trasformazione della Lega Nord in movimento nazionale, identificandolo con il leader (Lega per Salvini Premier), sia naufragato. Lo dicono i numeri delle ultime elezioni, soprattutto quelle comunali, ancora di più nelle roccaforti dove l'onda verde, che ha attraversato il nord dagli anni '80 in avanti, non ha mai smesso di propagarsi. Sognano un partito di lotta per il settentrione. Nessuna scissione perché la Lega è una sola ma è arrivato il momento di rifondarla e tornare alle origini.

Il ritorno di Umberto Bossi e il Comitato nord

È questo è il pensiero di chi sta mettendo tutto in discussione per fare massa critica e sfidare la linea del segretario Matteo Salvini. L'obiettivo è sfilargli lo scettro e ricostituire un partito che riprenda a sentire il battito del territorio, tornando a farsi carico di quelle battaglie su cui Umberto Bossi aveva costruito le fondamenta della vecchia Lega Nord.

Bossi: "Nostro compito è evitare lo sfascio totale della Lega"

Serviva qualcuno che lanciasse il guanto di sfida alla segreteria, qualcuno che fosse indiscutibile, quindi non divisivo. Chi meglio del "senatùr"? È stato infatti Bossi a scendere in campo mesi fa, annunciando il "Comitato Nord". Proprio in una intervista a Today, in occasione del primo giorno di Governo Meloni alla Camera, aveva detto che il suo compito era "evitare lo sfascio totale della Lega". Nasce il comitato che sta richiamando amministratori, militanti, ex esponenti di partito, sindaci, consiglieri comunali e regionali. Si parla di circa mille iscritti.

Già, il fatto che in diverse province, si sia arrivati a congresso, sfidando apertamente la classe dirigente, è un punto in favore per i ribelli della vecchia guardia. "I congressi si svolgono all'insaputa di tanti, veniamo avvertiti con pochi giorni di preavviso. Per anni non c'è mai stata una discussione, mai un confronto. Mai nulla. - ha raccontato un amministratore locale della Lega - Ho visto arrivare agli appuntamenti provinciali presunti militanti, tesserati qualche mese prima. Oggi i congressi si fanno e non è così palese che siano votati a un fine. Il malessere diffuso sta sfondando un argine". 

La rivoluzione del nord parte da Lombardia e Veneto

Nel Veneto il processo a Salvini si è già aperto. Gli elementi indiziari che inchiodano l'attuale ministro per le Infrastrutture sono da ricercare nei risultati elettorali di Padova e Verona. Non proprio due città qualsiasi. Nella prima, il centrosinistra ha quasi doppiato il centrodestra, con la Lega al 7%, dietro a Fratelli d'Italia (primo partito); nella città di Romeo e Giulietta, Damiano Tommasi ha staccato le destre di quasi dieci punti e la Lega è crollata al 6,6% (quasi la metà di Fratelli d'Italia).

Sente ancora l'amarezza di quella sconfitta Fabrizio Boron, padovano, consigliere regionale in Veneto, candidato nella lista per Zaia e da trenta anni iscritto militante della Lega: "Di fronte ai congressi che si stanno svolgendo, prendiamo atto che si sta palesando un malcontento che è molto ampio. Un malcontento di cui si erano già viste le proporzioni con i risultati delle ultime elezioni amministrative. Soprattutto alla luce dei risultati di città come Padova e Verona, chi gestisce il partito in Veneto ha dimostrato di aver sbagliato tutto".

La corrente di Bossi vince i congressi

Certo, nessuno si azzarda a criticare direttamente Salvini, che resta un leader a cui dire "grazie" per aver preso la Lega al 4% nel 2013 e averla portata al 34% nel 2019. Tuttavia Salvini è lo stesso che poi, tre anni dopo, l'ha riportata all'8% alle scorse elezioni politiche, passando per il tracollo delle amministrative. Il vaso è traboccato. La fronda interna nordista ha reclamato i congressi locali e alcuni sono anche stati vinti. Dove? Sempre lì: Veneto e Lombardia. A Brescia, Bergamo, Rovigo, Lodi e Cremona hanno vinto candidati alternativi. A Monza il nuovo segretario ha sposato la causa del Comitato del nord. A Varese, dove il "Senatùr" fondò la Lega nel 1984, il nuovo segretario eletto è il sindaco di Gallarate Andrea Cassani che, considerato vicino a Salvini, ha però superato l'avversario di soli dodici voti.

Brescia e Bergamo poi non sono due città da poco e l'aria che tira è pesante. Soprattutto se si pensa che a Brescia la neosegretaria Roberta Sisti, sindaca di Torbole Casaglia sostenuta da Umberto Bossi, è stata oggetto di diversi attacchi social da altri militanti nei giorni precedenti il voto. "No, insulti no. Può essere che ci sia stato un po' di nervosismo" ha spiegato a Today proprio Roberta Sisti. "La Lega è una - continua Sisti - . Questo congresso però è stato convocato con un blitz: una settimana prima del voto e con un candidato in continuità col passato. Non tutti hanno apprezzato. Abbiamo fatto una campagna elettorale lampo e abbiamo vinto. Sentivamo il bisogno di un cambio di timone perché vogliamo una Lega che torni a rappresentare le idee del territorio. Sì, nella Lega, per lo meno a livello locale, tira un vento di novità" ha concluso la neo segretaria bresciana. Fatto sta che Sisti, con 391 preferenze, ha battuto l'uscente Alberto Bertagna (365 voti) indicato da Salvini.

Roberta Sisti

"Chiediamo una nuova identità e congressi democratici"

Non solo Veneto e Lombardia però. Le adesioni al Comitato del nord arrivano da molte regioni in tutta Italia: Piemonte, Marche, Liguria, Emilia Romagna, Trentino. La nuova corrente di Umberto Bossi ha ormai iniziato il suo percorso per arrivare a quella che si può definire una Rifondazione leghista. Sabato scorso si è svolto il primo incontro ufficiale a Pavia, al castello di Giovenzano. Bossi, a 81 anni compiuti, e i due coordinatori, Paolo Grimoldi della Lega Milano e l'eurodeputato Angelo Ciocca, hanno accolto una platea di almeno cinquecento leghisti con fazzoletti, magliette e bandiere verdi. Una vera amarcord. Sulle note del "Va pensiero" ha mosso i primi passi il Comitato del Nord. 

"La Lega è sempre quella ma ha bisogno di riscoprire la propria identità, se vogliamo essere romantici, direi riscoprire un sogno politico - ha ribatutto direttamente a Today proprio l'ex deputato Paolo Grimoldi - perché, se i nostri alleati prendono due o tre volte i nostri voti, non a Roma o in Calabria, ma in Lombardia e Veneto, le cose sono due: o loro hanno cominciato a parlare al nord o noi abbiamo smesso di farlo". Grimoldi non ha dubbi che lo scenario più veritiero sia il secondo. "Nessuno vuole mettere in panchina Salvini. Abbiamo chiesto congressi democratici perché non è possibile che in Veneto ci sia un commissario nominato dal centro. Chiediamo una nuova identità e che si tornino a eleggere i rappresentanti dai territori. Siamo in tanti e abbiamo già coinvolto il 50% delle province della Lombardia". 

Paolo Grimoldi

Salvini contro Bossi: verso la resa dei conti

Già, perché l'assenza di democraticità interna è una delle principali accuse mosse al segretario Salvini. A sentire diversi leghisti dai territori, da anni il partito sembra commissariato e le decisioni verrebbero prese da un solo uomo, Salvini appunto, che avrebbe sempre imposto i candidati a ogni elezione senza mai ascoltare il territorio. 

Il ritorno di Bossi e lo "strappo" alla Lega: nasce il "Comitato per il Nord"

Salvini fa buon viso a cattivo gioco: "Mentre gli altri celebrano i congressi sui giornali, noi li facciamo veri. Che in un fine settimana freddo, piovoso di dicembre, migliaia di persone vadano a scegliere direttivi e segretari, è una cosa emozionante". Salvini esalta la bellezza della democrazia, proprio quella che è mancata a chi oggi vuole un cambio netto di rotta.

"Avete sofferto quando avete visto cancellare l'identità della Lega eh'' ha detto Bossi rivolgendosi ai suoi. Ora quel malessere ha rotto gli argini. Cercherà di costruire una nuova Lega. Tenterà di farlo dentro il partito, convincendo il popolo della Lega e del Nord. Proverà a vincere quanti più congressi possibile, fino a quando non saranno evidenti due formazioni in perfetta contrapposizione. Per cui sì, Salvini rischia. Ma ha un vantaggio: governa. Da lì tenterà di frenare la deriva. Fino al prossimo congresso federale, quando sarà la resa dei conti. 

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