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Mercoledì, 25 Maggio 2022
ECONOMIA

Economia instabile con i politici della crisi

"La politica inconcludente nel realizzare le riforme aggrava la crisi economica": gli industriali italiani sono preoccupati nei giorni del 'grande gelo' governativo

ROMA - La crisi globale ha messo in ginocchio l'economia di tanti Paesi europei. In Italia, però, gli effetti della spirale recessiva sono ancor più pesanti per colpa "dell'inconcludenza della politica nel realizzare le riforme necessarie". E ancora: "Inconcludenza prima della crisi e durante la crisi stessa. Oggi gli interessi della politica rischiano di aumentare ulteriormente questo gravissimo peso, gelando sul nascere il lento recupero dell'economia, mentre bisognerebbe fare di tutto per consolidarlo e accelerarlo".

Lo dice chiaro e tondo il Centro Studi di Confindustria, che denuncia come "l'incertezza sulle sorti del governo colpisce l'economia italiana in una fase molto delicata: quando si registrano le prime deboli conferme della fine della lunga e profonda recessione".

E' un allarme in tutto e per tutto quello lanciato dagli industriali nei giorni del "grande gelo" governativo, con Letta alle prese con un insidioso voto di fiducia alle Camere e un esecutivo appeso ai diktat economici di Berlusconi (in odore di decadenza). E allora una nuova ondata di instabilità parlamentare peggiorerebbe nettamente lo scenario economico dell'Italia, secondo lo studio degli industriali. Il Pil sarebbe pari a -1,8% nel 2013 e -0,3% nel 2014, contro il -1,6% e il +0,7% previsti meno di un mese fa. Anche nel 2015 si avrebbe un effetto negativo sul Pil pari a -0,9%.

E' lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a rimarcare gli effetti negativi di un'eventuale crisi dell’esecutivo: "Per lo sviluppo del Paese serve una seria politica industriale che si può realizzare soltanto in presenza di una stabilità del quadro politico". Il leader degli industriali, con seria preoccupazione, ha aggiunto che "bisogna veramente mettere mano ai problemi dell’economia reale".

E a conferma di una mancanza di soluzioni nel breve periodo, il Centro studi ricorda che la società e il sistema produttivo, le famiglie e le imprese italiane stanno ancora pagando il conto salatissimo della più grave crisi dall'Unità del Paese: -8,9% il Pil, -1,7 milioni le unità di lavoro, -7,6% i consumi, -27,1% gli investimenti. E oggi è aumentata l'Iva, con le prevedibili ricadute sui consumi...Faremo la fine della Grecia?

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