Sabato, 27 Febbraio 2021

A che punto è la crisi di governo oggi

Il Conte-Ter e la formula del governo di salvezza nazionale. I Responsabili senza numeri. Il rischio che il premier si bruci. I nomi alternativi a Conte per un nuovo esecutivo. I sei scenari sul tavolo di Mattarella. Le prossime scelte del presidente della Repubblica

Oggi si apre ufficialmente la pagina della crisi di governo con le consultazioni del presidente della Repubblica: Sergio Mattarella riceverà alle 17 la presidente del Senato Elisabetta Casellati e alle 18 il presidente della Camera Roberto Fico. Ieri a mezzogiorno sono arrivate le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale con un post su Facebook ha annunciato che punta su un "governo di salvezza nazionale" (sarà questa la formula politica del Conte-Ter?) mentre in serata è nato il gruppo dei responsabili Europeisti-Maie-Centro Democratico ma ha soltanto dieci iscritti (per garantire una maggioranza solida in Senato servono tra i quindici e i diciassette voti in più). Ed è giallo sulla presenza-assenza di Sandra Lonardo.

A che punto è la crisi di governo oggi

Indicata sin dall'inizio come tra i principali sostenitori di un Conte ter, la moglie dell'ex Guardasigilli, Clemente Mastella, raccontano fonti parlamentari della maggioranza all'AdnKronos, non risulterebbe tra i dieci componenti della nuova formazione centrista. Allo stato, il gruppo parlamentare autonomo, che verrà formalizzato domani, non conta sull'apporto dell'ex azzurra. I dieci i senatori della nuova formazione politica centrista, tutti del Misto, provengono dal Maie e dalla nuova componente Centro democratico (che alla Camera fa riferimento a Bruno Tabacci).

Si conoscono i nomi di otto 'costruttori': si tratta dei cinque del 'Maie-Italia 23' Ricardo Merlo, Saverio De Bonis, Adriano Cario, Maurizio Buccarella e Raffaele Fantetti (presidente dell'Associazione Italia 23) e dei due ex azzurri Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin. Ultimo arrivato è l'ex pentastellato Gregorio De Falco, che porterà in dote il simbolo Cd 'prestato' da Tabacci. Oggi arriverà il responso finale sui dieci componenti, compresi i due senatori i cui nomi sono ancora coperti dal "segreto". 

Intanto ieri durante la mezz'ora di colloquio con il premier dimissionario Mattarella ha chiesto a Conte alcune condizioni per il nuovo incarico che, nei piani di Palazzo Chigi, dovrebbe portare al Conte-Ter. La prima è quella di avere una maggioranza coesa, la seconda è quella di sottoscrivere un programma condiviso, la terza - la più difficile - è portare numeri certi per una maggioranza assoluta alla Camera come al Senato. Conte ha recepito il messaggio e ieri su Facebook ha pubblicato un appello che sembra un'eco: "È il momento, dunque, che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica. Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale".

Le trattative sul nuovo esecutivo cominceranno ufficialmente domani, quando a sfilare al Quirinale saranno i gruppi parlamentari. Mattarella chiederà a ciascuno dei rappresentanti delle forze politiche di indicare la possibilità di un'alleanza con altre forze e, probabilmente, anche il nome di un presidente del Consiglio su cui convergere. E questo sarà il passaggio decisivo perché tutti dovranno scoprire le carte. Perché il premier è stato convinto al grande passo delle dimissioni con la prospettiva di un nuovo incarico, fidandosi della parola del Partito Democratico, del MoVimento 5 Stelle e di Liberi e Uguali che hanno promesso di indicare il suo nome per il nuovo esecutivo. Ma anche se questa promessa si dovesse avverare, non basterà per ottenerlo: ci vuole anche che altre forze politiche lo indichino o per lo meno non mettano un veto sul suo nome, fino a raggiungere i numeri necessari per la maggioranza alla Camera e al Senato. 

Governo di salvezza nazionale: al Conte-Ter serve Renzi che non lo vuole (ma Berlusconi ha un piano segreto)

Crisi di governo: le ultime notizie e gli scenari 

E qui viene il difficile. Perché mentre Matteo Renzi è orientato a non fare nessun nome per la poltrona di presidente del Consiglio - quindi sottintendendo la possibilità che possa essere un altro a guidare il nuovo governo - anche il Pd non pare andare in maniera granitica verso il Conte-Ter. Ieri il capogruppo al Senato ed ex renziano di ferro Andrea Marcucci ha fatto sapere che quello dell'avvocato non è l'unico nome possibile: "Non c'è Conte a tutti i costi". E allora quali sono le alternative sul campo? Oggi La Stampa riporta sei scenari possibili oggi come soluzione alla crisi di governo: 

  • il Conte-Ter con Italia Viva e gli "Europeisti": è la soluzione prospettata dal Pd al premier, ovvero un nuovo governo con una maggioranza più ampia rispetto a quella che ha retto il Conte-Bis, nella quale Renzi non sia l'ago della bilancia; ad oggi i numeri per questa soluzione non ci sono e non è detto che ci siano anche dopo i consueti due giri di consultazioni; 
  • il Conte-Ter con gli "Europeisti" ma senza Italia Viva: i primi dieci senatori necessari a costituirlo secondo il regolamento, sono già tutti nel conto della maggioranza relativa strappata la scorsa settimana: 156 senatori. Tre di questi sono però senatori a vita, in parte compensati da un grillino che era assente per malattia. Fatti due conti, partendo da 154 senatori a disposizione, a Conte servono altri 7 voti per arrivare a 161;
  • un governo giallorosso senza Conte: se il premier non dovesse essere indicato per un mandato esplorativo o, peggio, se dovesse sciogliere negativamente la riserva il presidente della Repubblica potrebbe cercare un nome alternativo al suo, che potrebbe essere, rimanendo nell'alveo della maggioranza, quello di un esponente del Pd (Dario Franceschini? Lorenzo Guerini?) o del M5s (Stefano Patuanelli? Luigi Di Maio?); 
  • un governo di larghe intese: è l'opzione che vedrebbe entrare in gioco il centrodestra o parte di esso (Forza Italia di sicuro, la Lega è possibilista, per Fratelli d'Italia conviene più l'opposizione); si tratta della maggioranza Ursula invocata a suo tempo da Romano Prodi;
  • un governo istituzionale: "si pesca una figura di prestigio – l’economista Carlo Cottarelli è il preferito degli scommettitori incalliti assieme al sempre presente Mario Draghi – che si presenta come salvatore per conto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e i partiti si mettono al suo servizio. Difficile che sia Marta Cartabia, costituzionalista più utile magari a governi temporanei proiettati all’amministrazione ordinaria e al voto anticipato", spiega il quotidiano;
  • l'ultima scelta, se fallissero i cinque precedenti scenari, sono le elezioni anticipate.

C'è anche un'altra carta, fa sapere oggi Il Mattino, se alla fine la convivenza tra Conte e Renzi dovesse risultare impossibile: il ragionamento parte dal presupposto che che il primo giro di consultazioni del Quirinale sembra avere soprattutto lo scopo per convincere il diretto interessato, i pochi o tanti “responsabili” che lo sostengono, e forse anche quella parte di opinione pubblica che mostra di gradire Conte, che il “ter” è molto complicato e a rischio di cadere di nuovo tra qualche mese. Normale, quindi, che i partiti stiano già pensando a come ricomporre il quadro al secondo giro di consultazioni che con ogni probabilità inizierà la prossima settimana. In questo senso uno dei nomi considerati validi è quello del presidente della Camera Roberto Fico. 

Conte-Ter a rischio bruciatura e nuovi nomi sul tavolo

Nonostante il freddo e l'inverno, la prospettiva che Conte finisca bruciato è quindi concreta. E questo nonostante il sondaggio realizzato da Ipsos per DiMartedì, la trasmissione su La 7, che ha sancito che il 47% del campione vuole che l'avvocato rimanga premier (il 40% non è d'accordo). Sempre secondo il sondaggio il giudizio su Matteo Renzi è più netto: per il 65% il leader di Italia viva non ha fatto bene a mettere in crisi il governo, con il 69% degli intervistati che vorrebbe l’ex premier e il suo partito fuori dalla maggioranza nel caso in cui nascesse un Conte "ter". In maggioranza si fanno spazio già ipotesi di possibili piani B, mentre rimbalza lo scenario di un governo politico guidato da un tecnico, sulla scia del cosiddetto 'modello Ciampi', ossia il governo guidato nel 1993 dall'allora Governatore della Banca d'Italia.

I nomi che girano sono sempre gli stessi, Carlo Cottarelli, Marta Cartabia e Luciana Lamorgese, con le due donne in pole, mentre l'ipotesi Mario Draghi sembra tramontare: in pochi credono che l'ex numero uno della Bce potrebbe mai accettare. Appare invece complessa, al momento, la possibilità di sostituire Conte con un politico: per il Pd sarebbe difficile digerire il nome di Luigi Di Maio o Stefano Patuanelli, considerati i 'papabili' del Movimento, e ancor più per i grillini metabolizzare un premier dem. Nel toto-nomi entra per forza di cose anche il presidente della Camera Roberto Fico, che tuttavia accetterebbe - è pronto a scommettere chi gli è vicino- solo se il Colle lo mettesse all'angolo. Ma questo scenario guarda già al domani. A che punto è la notte?

EDIT: I componenti del neo gruppo nato a palazzo Madama sono: Maurizio Buccarella, Adriano Cairo, Andrea Causin, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Raffaele Fantetti, Gianni Marilotti, Riccardo Merlo, Mariarosaria Rossi e Tatjana Rojc. Si tratta di dieci parlamentari. Fantetti sarà il presidente del gruppo, Causin il vice presidente. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

A che punto è la crisi di governo oggi

Today è in caricamento