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Martedì, 25 Gennaio 2022
Crisi economica

Gli italiani? Vivono sempre di più ma sono sempre più poveri

Rapporto Cnel e Istat: il reddito medio si è ridotto in 4 anni del 5%. Sempre più persone costrette a intaccare i risparmi. Salute: obesità, fumo e abuso di alcol i comportamenti a rischio. Nonostante ciò l'Italia è tra i paesi più longevi d'Europa

Sono 6,7 milioni le persone in Italia in grave difficoltà economica, cioè coloro che non sono in grado di affrontare una spesa imprevista di 800 euro, non possono riscaldare adeguatamente casa, sono in arretrato con i pagamenti dell'abitazione o non riescono a fare un pasto a base di proteine ogni due giorni.

E' quanto emerge dal primo Rapporto sul benessere equo e sostenibile, Bes 2013, presentato dall'Istat in collaborazione con il Cnel, su una serie di indicatori che si affiancano al Pil per misurare il benessere di un paese.

Dal rapporto emerge che in un solo anno, nel 2011, il dato sugli individui in grave difficoltà è peggiorato decisamente passando dal 6,9% della popolazione pari a 4,2 milioni di persone a 6,7 milioni pari all'11,1%, con un incremento di 4,2 punti percentuali.

Cresce anche il rischio povertà: calcolato sul reddito del 2010 nel Centro tale rischio è passato dal 13,6% al 15,1%, e nel Mezzogiorno dal 31% al 34,5%.

SALUTE. Passando dalla crisi al tenore di vita, ecco che la vita media continua ad aumentare e l'Italia è tra i Paesi più longevi d'Europa. Le donne, a fronte dello storico vantaggio in termini di longevità, che tuttavia si va riducendo, sono più svantaggiate in termini di qualità della sopravvivenza: in media, oltre un terzo della loro vita è vissuta in condizioni di salute non buone.

Il Mezzogiorno vive una doppia penalizzazione: una vita media più breve e un numero minore di anni vissuti senza limitazioni. Le donne che risiedono in quest'area, a 65 anni, possono contare di vivere in media ancora 7,3 anni senza problemi di limitazione nelle attività quotidiane, mentre per le loro coetanee del Nord gli anni aumentano a 10,4.

MORTALITA'. La mortalità infantile, quella da incidenti da mezzi di trasporto e quella da tumori, che possono essere incluse nella cosiddetta mortalità evitabile, sono in calo nel lungo periodo, mentre crescono i decessi per demenza senile e malattie del sistema nervoso.

La popolazione peraltro, prosegue il rapporto 'Bes 2013' di Istat e Cnel, continua a essere minacciata da comportamenti a rischio: l'obesità è in crescita (circa il 45% della popolazione maggiorenne è in sovrappeso o obesa); l'abitudine al fumo, a distanza di 10 anni, mostra solo una lieve flessione (nel 2001 i fumatori erano il 23,7% della popolazione di 14 anni e più, nel 2011 sono il 22,7%, una quota stabile dal 2004), ma non diminuisce per i più giovani; tra questi ultimi peraltro si sono diffuse pratiche di abusi nel consumo di bevande alcoliche (bingedrinking).

CRISI ECONOMICA. La crisi ha fortemente intaccato il potere d'acquisto delle famiglie italiane. Il reddito disponibile in termini reali si è ridotto in 4 anni, dal 2007 al 2011 del 5%, portando molti a intaccare i risparmi per far fronte alle esigenze, risparmiano meno o addirittura indebitandosi: la quota di persone in famiglie che hanno ricevuto aiuti in denaro o in natura da parenti non coabitanti, amici, istituzioni o altri è passata dal 15,3% del 2010 al 18,8% del 2011 e, nei primi nove mesi del 2012 la quota delle famiglie indebitate è passata dal 2,3% al 6,5%.

Alcuni segmenti di popolazione e certe zone del paese, rileva l'Istat, sono stati particolarmente colpiti sia dalla riduzione dei posti di lavoro (la percentuale degli individui in famiglie senza occupati è passata, tra il 2007 e il 2011, dal 5,1% al 7,2%, con una dinamica più accentuata tra gli under 25, per i quali è cresciuta dal 5,4% all'8% e nel Mezzogiorno, dove dal 9,9% si è passati al 13,5%), sia dalla diminuzione del potere d'acquisto, che tra il 2007 e il 2011 si è ridotto del 5%. Questo si è tradotto in un'ulteriore riduzione della già scarsa mobilità sociale.

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