Sabato, 19 Giugno 2021
Politica

Il governo a un passo dalla crisi al buio e le dimissioni di Conte sul tavolo

Stasera il Cdm per approvare il Recovery Plan. Poi dovrebbe arrivare il ritiro della delegazione di Italia Viva dall'esecutivo, che a quel punto sarebbe senza maggioranza. I cinque scenari: il Conte-Ter, i responsabili, un premier Dem, Draghi o Cartabia e le elezioni

Stasera alle 21,30 si riunisce il consiglio dei ministri sul Recovery Plan. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe chiudere la riunione con l'approvazione del piano e le dimissioni delle ministre di Italia Viva, aprendo così di fatto la crisi. Lo schema disegnato in queste ore prevede quindi l'ok al piano di ripartenza - come chiesto a Matteo Renzi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella - e, subito dopo, l'apertura di una verifica che porterebbe l'esecutivo a certificare di non avere più la maggioranza e il premier a salire al Colle per dare le dimissioni. E ottenere il reincarico per il Conte-Ter. Le parole del ministro Bellanova suonano come un aut aut: "Il presidente del Consiglio non può fare e disfare a suo comodo. Discontinuità o crisi". Di Maio torna a prendere pubblicamente le difese di Conte, mentre Crimi chiude a un nuovo governo con Iv in caso di ritiro dei ministri. E Zingaretti parla di elezioni come sciagura

Il governo a un passo dalla crisi e le dimissioni di Conte in arrivo

Il piano di Conte rimane quello di incassare il sì al Recovery Plan e poi muoversi in base alle decisioni delle ministre di Iv. Dall'altra parte però c'è Renzi, il quale, secondo l'AdnKronos, è convinto che senza un riconoscimento politico Italia Viva non darà nessun via libera a un Conte ter, che allo stato sembra la strada più battuta per provare a uscire da uno stallo pericoloso che porterebbe dritto a una crisi al buio dagli esiti imprevedibili. Renzi, raccontano infatti, attende il piano sul Recovery, che ancora non c'è ma dovrebbe arrivare in serata, almeno come promesso dal governo. Ma oltre a una replica su questo tema, Italia viva si aspetta risposte concrete su almeno uno dei nodi politici che ha posto sulla base anche del documento di 30 punti consegnati a Goffredo Bettini in qualità di mediatore della difficile trattativa all'interno della maggioranza per scongiurare la rottura. ''Al momento non abbiamo avuto alcuna risposta da Conte su nessuno dei nodi politici che abbiamo posto, dal Mes alla giustizia ai Servizi", dice un big renziano. E dunque Iv tiene aperto ogni scenario, che possa essere il Conte ter ma anche un governo senza l'avvocato del popolo.

Pur continuando a negare di puntare alle poltrone per avere più spazio nella coalizione di governo, resta forte il tam tam sul rimpasto, che vedrebbe big di Iv papabili per due ministeri di peso con l'esclusione però dalla partita di un big come Maria Elena Boschi. Secondo gli ultimi boatos sarebbe sempre in piedi l'ipotesi di uno trasloco di Lorenzo Guerini dalla Difesa al Viminale (al suo posto subentrerebbe Ettore Rosato) con l'assegnazione della delega sui Servizi segreti al prefetto Luciana Lamorgese, attuale responsabile del ministero dell'Interno. C'è chi, invece scommette, che la Boschi potrebbe restare fuori dai giochi (oggi il totonomine dà le sue quotazioni in discesa) che Renzi preferirebbe mantenere a presidiare Montecitorio come capogruppo. 

In ogni caso Conte valuta l'ipotesi di dimettersi e di evitare la sfida in Senato con una conta che, se perduta, segnerebbe la fine del suo destino politico. Repubblica spiega oggi in un retroscena che di fronte al ritiro della delegazione renziana al premier restano solo due strade: dimettersi senza passare dal Parlamento, oppure affrontare l’Aula e scegliere se arrivare o meno a un voto. Il tutto mentre il destino del governo andrebbe ad incrociarsi con quello delle norme sull'emergenza da prorogare entro il 15 gennaio. Possibile? 

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Gli scenari per il dopo Conte 

Oggi il calendario della crisi potrebbe subire l'accelerazione decisiva con il ritiro della delegazione di Italia Viva dal governo dopo l'ok al Recovery Plan. Ma gli occhi sono tutti puntati sul dopo. Se Italia viva dirà addio alla maggioranza, allora Conte avrà due strade: cercarne un’altra in Parlamento (ma dovrebbe comunque andare al Quirinale per dimettersi e poi provare a fare un nuovo governo), oppure salire direttamente al Colle e rimettere il suo mandato. Il pallino passerebbe nelle mani del presidente della Repubblica, come detta la Costituzione. E si aprirebbe la più classica delle crisi al buio. Le ipotesi sul tavolo sono cinque: 

  • Conte Ter: il presidente del Consiglio darebbe le dimissioni per ottenere di nuovo l'incarico da parte di Mattarella per trovare una nuova maggioranza o formare un nuovo governo nel quale il partito di Renzi potrebbe ottenere nuovi incarichi di rilievo;
  • Conte Ter con responsabili: il premier potrebbe cercare l'appoggio di alcuni senatori transfughi da altri partiti che potrebbero puntellare la maggioranza mandando Renzi e Italia Viva (o quel che ne resterebbe) all'opposizione; 
  • un nuovo governo con la stessa maggioranza ma senza Conte: questa, secondo i retroscena, è l'ipotesi preferita di Renzi perché porterebbe allo sfratto del presidente del Consiglio e alla sua sostituzione con un leader del Partito Democratico, che potrebbe essere Franceschini o Gualtieri; 
  • elezioni: è l'ipotesi che a parole tutti dicono di non temere, e quindi temuta da tutti;
  • un governo tecnico con l'appoggio del centrodestra: in questo caso le ipotesi sul premier sono Mario Draghi e Marta Cartabia: si tratterebbe comunque di un esecutivo a tempo che dovrebbe portare il paese alle urne entro la prima metà del 2021.

Con il ritiro della delegazione di Iv promesso a più riprese da Renzi dovrebbe concretizzarsi in serata dopo l'ok del CdM al Recovery Plan. E se invece rientrasse tutto? Il Fatto Quotidiano, notoriamente vicino a Conte, dice che secondo una fonte di governo "Le dimissioni del premier non sono sul tavolo" e che il premier è convinto che alla fine sarà Renzi a cedere: "Ma dal Colle continua a filtrare un’unica indicazione: se Renzi apre formalmente la crisi, Conte si dovrà dimettere". Intanto Teresa Bellanova scrive una lettera al Corriere della Sera e cita una distinzione in auge durante la Prima Repubblica:

Conte non può trattare il Parlamento e persino il Consiglio dei ministri come un parco buoi. Passiamo per piantagrane. Disturbatori. Ma, solo per stare alla mia personale esperienza di governo, se non avessi piantato delle grane non so se la filiera agroalimentare avrebbe retto in pieno lockdown e in fase di restrizioni gialle, arancio e rosse. [...] Davanti a tutto questo che Italia viva resti o no al governo è l’ultimo dei problemi. Ma che ancora oggi qualcuno derubrichi e svilisca l’arte del governo con un esercizio furbo e cattivo del muro di gomma, del tirare a campare, questo sì rischia di diventare il più grande dei problemi.

 Tirare a campare o tirare le cuoia? Da Andreotti e Cossiga a Renzi e Conte, il dilemma è sempre quello. 

L'aut aut di Bellanova: "Discontinuità o crisi"

"La crisi finisce dandosi un nuovo affidamento se ce ne sono le condizioni. Discontinuità è per me la parola chiave. Questo governo non è nato per continuare quello precedente con altre forme ma per marcare un tratto del tutto differente. E questo nonostante il presidente del Consiglio sia sempre lo stesso. Il Recovery è uno dei punti dirimenti. Ma non è l'unico" dice al Foglio Teresa Bellanova, capo delegazione di Iv al governo, precisando che "sono troppi i nodi irrisolti accumulati. Che si fa col reddito di cittadinanza? Proviamo a correggerlo o lo lasciamo così? Vogliamo o no parlare dei navigator? Vogliamo dire che sullo sblocco dei cantieri abbiamo perso altri sei mesi e che ad oggi siamo ancora fermi alle nomine dei commissari? Posso dire che il modo in cui non è stato affrontato il ritorno a scuola è un irrisolto enorme, una ferita difficilmente rimarginabile?''.

Si torna a parlare anche di Mes. ''Resta per noi semplicemente imprescindibile - prosegue Bellanova - E poi chiedo: sui servizi segreti ci sono novità o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa? Sulla comunicazione di Palazzo Chigi lei registra discontinuità, quando ancora stamani il portavoce del premier minacciava di 'asfaltarci'? E' tutto fermo, con i dossier lasciati a marcire nei cassetti. Pare che tutti si siano dimenticati che il primo aprile finisce il blocco dei licenziamenti''. Conte "impaziente" di superare lo stallo? "Tutta questa impazienza non la vedo - commenta - Scrivere post non costa niente. Sono i fatti quelli che mettono alla prova i dirigenti".

''Conte non può fare e disfare a suo comodo - attacca Bellanova - Io penso alla sostanza, i tecnicismi li lascio ad altri. Mi preoccupo del rilancio del paese, voglio sapere se il perimetro di questa unità ha ancora un senso e quale, non ne posso più della pigrizia con cui sono affrontati troppi temi rilevantissimi. Iv ha messo in fila tutte le domande e tutti i temi, anche quelli più spinosi. Ha fatto un'azione di lealtà e ha chiesto uguale lealtà. Ha mostrato le carte. Non mi interessa chi è l'esecutore. E' Conte il garante politico dell'Ufficio comunicazione di Palazzo Chigi. La fiducia si conquista o si perde e l'unico banco di prova è il lavoro concreto, di ogni giorno. Se io chiedo 'discontinuità radicale' e qualcuno risponde dicendo di volermi asfaltare, non solo inorridisco ma capisco che siamo su pianeti totalmente diversi. Ci sono tavoli da cui un certo punto bisogna alzarsi, se si è di troppo".

Forza Italia nel frattempo si sfila da qualsiasi ipotesi circolata nei giorni scorsi di sostegno a un governo guidato dall'avvocato di Volturara Appula. ''Berlusconi forever and ever, è in gran forma, noi facciamo un'opposizione responsabile. Abbiamo scritto 240 pagine di proposte per il Recovery Plan. Abbiamo le idee molto chiare su ciò che si deve fare. Governo di unità nazionale? Noi il governo Conte non lo sosterremo mai, questo deve essere chiaro. Conte è un presidente del Consiglio impresentabile, uno che riesce a governare con Lega e Pd" ha detto Francesco Paolo Sisto, deputato azzurro intervenuto alla trasmissione ''L'Italia s'è desta'' su Radio Cusano Campus, escludendo recisamente che Forza Italia possa appoggiare il governo. "Era meglio il governo gialloverde, perché il Pd ha sfarinato il M5s, questa contaminazione reciproca tra i due partiti non ha fatto bene né a uno ne all'altro. Noi siamo al 10,5% nei sondaggi, il M5s è al 14%. Questo dà l'idea di quanto faccia male governare senza programmi. Qui ci vuole competenza. Io quando vedo certi ministri mi incazzo, non è possibile pensare che il Paese sia nelle mani di gente così incompetente''.

EDIT 10.10 - "Giuseppe Conte rappresenta il perno di questa maggioranza perché è la persona su cui abbiamo trovato un punto di intesa quando abbiamo costruito questo governo e lo abbiamo proposto due volte noi". Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio intervenendo oggi a Agorà. "Io reputo ingiusti gli attacchi che sta ricevendo", ha aggiunto, per concludere: "Noi saremo leali a Conte, saremo leali al presidente del consiglio che abbiamo individuato noi nel 2018 e nel 2019".

EDIT 10.34 - "Quello che sta succedendo è incomprensibile e inaccettabile. Vedo irresponsabilità. Alcune critiche avanzate da Italia Viva sono anche condivisibili. I punti critici sono stati fatti propri dal presidente del consiglio. È assurdo che due ministre parlino come se fossero all'opposizione. Le ministre di Italia viva da trenta giorni dicono che si devono dimettere e che a loro non interessano le poltrone. Eppure si continua a parlare di rimpasto, allora non è vero che le poltrone non interessano" dice Giancarlo Cancelleri, viceministro ai trasporti, a "The Breakfast Club" su Radio Capital. "Con il rimpasto un ministero anche per me? Lo leggo dai giornali, di certo non mi oppongo. Però penso sarebbe una mancanza di rispetto dire che voglio il posto di chi sta ancora lavorando per il paese" aggiunge il viceministro a Radio Capital. E sul piano trasporti: "Investiti 600 milioni di euro. I soldi vengono dati alle regioni che devono mettere in piedi servizi aggiuntivi. Lo Stato non si è tirato indietro, ma sono le regioni che devono convocare i vari enti locali e organizzarsi per mettere in strada nuovi mezzi. Ho visto in tv la sfilata dei governatori che si lamentavano dei trasporti pubblici quando non sono stati utilizzati neanche tutti i fondi investiti. I primi imputati sono loro.

EDIT 11,06 -  "Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo. Esiste un limite a tutto. Se ora, nelle condizioni in cui siamo, qualcuno si chiama fuori e saluta la compagnia, per noi è fuori e resta fuori definitivamente". Lo sottolinea, in un colloquio con l'ANSA, il capo politico M5S Vito Crimi rispondendo a chi gli chiede della possibilità anche di un Conte-ter in caso di crisi. "Non si può abbattere la casa e poi fare un sorriso e dire che va tutto bene", aggiunge il senatore del Movimento. "Si parla di elezioni anticipate, sarebbero una sciagura per l'Italia ma a volte, anzi nella storia è accaduto che si arrivi a elezioni perchè ci si rotola", dice invece Nicola Zingaretti a SkyTg24.

Perché il governo Conte rischia di cadere davvero

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