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Venerdì, 1 Marzo 2024
L'esecutivo rischia

Crisi di governo? Draghi in bilico, tutti gli scenari

Anche un mancato voto dei pentastellati sul decreto Aiuti al Senato potrebbe essere inquadrato dal premier come un "episodio circoscritto".. Conte alla fine potrebbe decidere di rinunciare del tutto allo strappo. Iniziano le 48 ore più lunghe per il premier

Giovedì, dopodomani, finisce (forse) il tempo dell’ambiguità per il M5s: il passaggio al Senato sul voto al Dl aiuti non dà troppi margini, o Conte è dentro - e vota la fiducia - o esce dall'Aula e apre a una possibile crisi di governo. In parlamento si tratta pur sempre del primo (o secondo, dopo la scissione) gruppo più numeroso. Ieri Mario Draghi è salito al Quirinale: un confronto con Sergio Mattarella che il premier ha ritenuto indispensabile dopo che alla Camera si è consumato lo strappo del M5s, uscito dall’aula al momento del voto finale del decreto Aiuti, mentre tra i senatori pentastellati la tentazione di non votare la fiducia è, si vocifera, sempre più forte. Lo "schiaffo" al governo viene derubricato da Giuseppe Conte a decisione già "chiara, perché c’è una questione di merito per noi importante che avevamo anticipato (il via libera al termovalorizzatore di Roma, ndr), c’è una questione di coerenza e linearità, quindi nulla di nuovo".

Crisi di governo: tutti gli scenari

In realtà anche un mancato voto dei pentastellati sul decreto Aiuti al Senato potrebbe, alla fin fine, non provocare scossoni al governo ed essere inquadrato come un "episodio circoscritto". Silvio Berlusconi chiede così al presidente del Consiglio di aprire una verifica di maggioranza e di sottrarsi "a questa logica politicamente ricattatoria". La Lega attacca su cannabis e ius scholae, antipasto della lunga campagna elettorale ormai alle porte. Il Pd continua a svolgere il ruolo di "pontiere" con appello alla responsabilità. La maggioranza è sull'orlo della sua fine politica. Anzi, una vera e propria maggioranza forse nemmeno c'è più. Draghi salendo al Colle da Mattarella ha anticipato quello che avrebbe forse fatto in ogni caso dopodomani. E lo ha fatto anche per preparare assieme al Capo dello Stato un percorso più ordinato per tentare di scongiurare la crisi.

Draghi è pronto ad aperture verso Conte che considera significative sul reddito di cittadinanza (stra-confermato), e poi ci sono i temi del salario minimo, del cuneo fiscale, dei rinnovi contrattuali, e gli aiuti a famiglie e imprese: c'è un decreto da 10-12 miliardi da licenziare tra fine luglio e inizio agosto che potrebbe contenere risposte alle richieste in 9 punti sottoposte da Conte al premier qualche giorni fa. In teoria, anche senza M5s i numeri della maggioranza, grazie alla scialuppa degli scissionisti di Luigi Di Maio, ci sarebbero anche. Ma si porrebbe un problema politico enorme e Draghi ha detto più volte che non esistono altre formule per tenere in vita il governo rispetto a quella attuale. Se Conte dopo giovedì non ritirerà i suoi ministri, ci sono di fatto le condizioni per mantenere in vita l'attuale maggioranza, per quanto fragilmente, fino alla fine della legislatura.

Esiste un governo Draghi senza M5s?

Draghi "si è complicato da solo la vita - nota oggi Ilario Lombardo sulla Stampa -  sostenendo pubblicamente che non avrebbe guidato un altro governo in questa legislatura senza il M5S. Nessuno dei leader della maggioranza, in realtà, crede al fatto che possa davvero lasciare il Paese in condizioni socialmente così precarie. E i partiti infatti si stanno attrezzando. Per isolare il Movimento, e spingerlo -come ha iniziato a fare Forza Italia – fuori dalla coalizione di unità nazionale".  La richiesta di verifica di maggioranza che arriva dai berlusconiani contiene anche un messaggio a Mario Draghi: "Non è vero che non si può fare un governo senza il M5S. Una maggioranza in Parlamento ci sarebbe ancora". Ma se il piano di Forza Italia è  provocare l'uscita del M5s dal governo e a quel punto insieme alla Lega creare un blocco che possa trainare l'esecutivo, siamo dalle parti della fantapolitica. Senza M5s poi ci sarebbero due o tre ministri da sostituire (a seconda di cosa dovesse decidere Fabiana Dadone) e un rimpasto potrebbe, nelle intenzioni, rinforzare il centrodestra. Non si capisce per quale motivo il Partito democratico dovrebbe mai accettare un'ipotesi del genere.

Giovedì è il gran giorno: a differenza della Camera, al Senato il voto di fiducia al governo è accorpato a quello sul provvedimento, e allora se il Movimento si sfilasse rischierebbe di aprirsi una crisi di governo. Se invece il gruppo si spaccasse, con un'astensione parziale solo di alcuni "falchi", la tensione si sgonfierebbe e Conte avrebbe un problema in più nel M5s. Un problema che potrebbe minare in maniera marcata la sua leadership. "Basta con questa tarantella indecorosa di Conte, se ha qualcosa da fare lo faccia", attacca Matteo Renzi, che del leader M5s dice: "E' un clown a fine carriera che non fa più ridere". Conte per il momento tiene tutti sulle spine: non anticipa nulla su cosa farà il Movimento giovedì. Potrebbe alla fine limitarsi a permettere a un gruppo di senatori di restare fuori dall'aula. Un modo per non sfiduciare formalmente il governo.

Resa dei conti tra 48 ore

Mancano ancora due giorni alla resa dei conti in Senato, e 48 ore sono un'eternità nella politica italiana del 2022. Già oggi, incontrando le forze sindacali, il capo del governo avrà l'occasione per lanciare segnali ai Cinque stelle su alcune delle richieste che i pentastellati hanno messo nero su bianco nel loro documento in nove punti. La crisi di governo non sembra volerla davvero nessuno, a conti fatti. L'ipotesi che, in caso di dimissioni di Draghi, Mattarella possa rinviare l'esecutivo alle Camere, per proseguire il cammino con chi ci sta, sembra molto improbabile.

Lo strappo di Conte apprare, ai più, una boutade anche per un altro motivo: sancirebbe la fine brusca dell'alleanza con il Pd, di quel "campo largo" indispensabile al Movimento 5 stelle per sperare di contare ancora qualcosa tatticamente nella prossima legislatura. Se davvero si andasse verso le elezioni anticipate, nel 2022, queste non potrebbero avvenire più in là di settembre, per permettere al nuovo parlamento di votare entro fine anno la legge di Bilancio. Diversamente, le nuove elezioni potrebbero essere indette a febbraio o a marzo 2023, anticipandole quindi di pochi mesi rispetto a quelle in programma per la fine della legislatura. Ma chi rimarrebbe in carica al governo fino ad allora?

La crisi di governo potrebbe realisticamente restare solo annunciata: cioè non verificarsi affatto. Il M5s potrebbe infatti decidere di rinunciare allo strappo e trovare l’accordo con Draghi votando la fiducia al decreto Aiuti al Senato:  dal tavolo odierno di palazzo Chigi tra premier e parti sociali arriverà un primo antipasto di quelle "risposte concrete" che Conte chiede da tempo. Non a caso ieri Beppe Grillo ha puntato nuovamente i fari su uno dei cavalli di battaglia del Movimento, il salario minimo.  Prevarrà, ci scommettono in tanti, la realpolitik: "Credo che non convenga a nessuno staccare la spina", ha detto il ministro Maria Stella Gelmini alla convention di Italia al Centro qualche giorno fa. E forse è proprio così: tanto rumore per nulla.

Alla Camera il M5s non vota il Dl Aiuti e Draghi sale al Quirinale

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