Lunedì, 15 Luglio 2024
CRISI DI GOVERNO

Crisi di governo: Letta pensa alla fiducia, Berlusconi scende in piazza

Venti di crisi, colloquio premier-Napolitano. Epifani: è inevitabile un chiarimento in Aula. Napolitano: il voto anticipato, prassi italiana

ROMA - Era andato negli Stati Uniti a raccontare agli investitori americani la ‘sua’ Italia. Un bel sorriso all’arrivo, scuro in volto al ritorno. In mezzo la spinosa crisi di governo. Tanto acuta che Enrico Letta, pochi minuti prima della partenza, ha sbottato: “Io umiliato? No, è il Pdl che umilia l’Italia”. Poi via, in tutta fretta. Direzione Roma, anzi Quirinale, dove lo attende Giorgio Napolitano. Sì perché prima della verifica di maggioranza, annunciata ieri dagli States, prima della conta in Consiglio dei ministri (questa sera alle 19:30), prima ancora del voto di fiducia, anch’esso al vaglio del premier, c’è da rendicontare al Capo dello Stato.

Un passaggio inevitabile, visto come stanno le cose. Le cose, infatti, raccontano di un presidente che si è rimesso in sella e ha concesso il bis. Con un ruolo chiaro: vegliare sulle larghe intese e sull’esperimento Letta. Far da garante tra il Parlamento e gli italiani. Il primo sempre più bizzoso, i secondi sempre più stanchi. Come è stanco Napolitano, che avrebbe le dimissioni pronte nel cassetto e che traballa quando fa gli scalini: un po’ per l’età, un po’ perché sulle sue spalle pesa il grosso della crisi, quelle risposte che raccontino un po’ di futuro. Traballa, si commuove a ripetizione, come questa mattina quando, alla Bocconi di Milano, è intervenuto per ricordare l’amico Luigi Spaventa. (Peraltro discorso bellissimo: “Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti, in età avanzata nel tuo percorso di vita, tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenze assai care, venute meno via via, nel corso degli anni”).

Piange l’amico, si becca la standing ovation, ma non si piega. La politica la conosce e non è intenzionato ad avallare una crisi al buio. Il Pdl lo sfida, lui, che non è “ingenuo”, risponde per le rime: “Inquietanti” le richieste dei falchi di Berlusconi, “assurdo evocare il colpo di Stato”. Tradotto, a Berlusconi e ai suoi fedelissimi, pronti a dimettersi e ad abbandonare il Parlamento in caso di decadenza del loro leader: le sentenze vanno applicate, da qui non si scappa. Sovvertire il risultato giudiziale, la condanna per frode a 4 anni, significherebbe rovesciare irrimediabilmente l’ordinamento democratico garantito dalla costituzione. Berlusconi è un condannato, punto e basta. Oltre la solidarietà della sua parte politica, gli ha fatto sapere il presidente, non si va.

NAPOLITANO – Muro contro muro. Da una parte il Cav che non vuol essere cacciato e che ha una paura matta dei domiciliari (dal 15 ottobre con l’opzione servizi sociali). E che ha provato a fare la voce grave, pesante, con tanto di ritirata generale dal Parlamento (lettere di dimissioni comprese). Dall’altra il Capo dello Stato che, all’ipotesi di un Pdl dimissionario in blocco dal Senato e dalla Camera, ha reagito con durezza. Oggi, dopo le sassate di ieri, ha tuonato dalla Bocconi: “Gli scontri politici diversamente che in passato, producono “smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”. 

PDL IN PIAZZA – Napolitano continua a fare il duro e Letta prima di riferire al Quirinale ha incontrato il suo vice, nonché segretario del Pdl, Angelino Alfano. E mentre i due erano a colloquio dal bunker del Cavaliere è arrivata l’ennesima bordata: “Per reagire all’attacco contro il Presidente Silvio Berlusconi e il diritto alla piena rappresentanza di milioni di italiani che lo votano, Forza Italia ha deciso di convocare una manifestazione per venerdì 4 ottobre, in concomitanza con la riunione della Giunta per le autorizzazioni del Senato”. Come dire, nella stanze di Palazzo Madama la cacciata, in piazza la vera autorevolezza del Capo. La radiografia plastica del torto subito, la legittimazione nazional popolare e populista nel giorno del gran rifiuto. Da una parte le istituzioni, le procedure, i regolamenti, una sentenza, i pesi e i contrappesi costituzionali, dall’altra i cannoni puntati nel palazzo. Per adesso solo di Berlusconi e la sua cerchia antica. La prossima settimana forse con un po’ di piazza. Lo scontro è totale, la bagarre accesissima, lo stallo incancrenito.

COLOMBE – Tanto duro e aspro che anche nella pancia parlamentare della Popolo della libertà si è aperta la breccia. Come racconta La Stampa:

Tra i berlusconiani - va detto - regna il caos. Sandro Bondi considera conclusa l’esperienza dell’esecutivo: «In queste condizioni, prolungare l’agonia di questo governo e di questa legislatura non giova a nessuno tantomeno all’Italia. Questo Napolitano lo sa bene» scrive il coordinatori del Pdl, in una nota. «Si prenda atto della situazione senza perdere nemmeno un secondo della crisi di un governo e di una maggioranza che non esistono più da tempo, almeno dal momento in cui il Pd ha dichiarato guerra ad un proprio alleato di governo». Diversa la posizione di Brunetta: «La fiducia? Se sarà per il governo, non ci sarà alcun problema. Il problema sarà del Pd: con chi vota la fiducia, con la stessa maggioranza con cui vuol far decadere Berlusconi?». «La fiducia? Se sarà per il Governo, non ci sarà alcun problema. Il problema sarà del Pd: con chi vota la fiducia, con la stessa maggioranza con cui vuol far decadere Berlusconi?».

PD CON LETTA – E nel Pd, che aria tira? Nel giorno in cui la direzione nazionale ha confermato la data delle primarie (l’8 dicembre) e le norme che le regoleranno (il voto sarà aperto, come chiesto dai renziani), i democratici si sono ricompattati e hanno fatto fortino attorno a Letta e Napolitano. Per i democratici lo schema è chiaro. Le minacce? Per molti sono un bluff, l’ultimo bluff del Cav. Se Letta porrà la fiducia, molto probabilmente l’esito sarà positivo. Ma per quanto? Il tempo del logoramento, fanno sapere da Largo del Nazareno, è finito. “Tocca al premier – fa sapere il segretario del Pd, Epifani – aprire in Parlamento un chiarimento che deve essere chiaro e risolutivo. Il governo ha una via obbligata, dopo aver riferito a Napolitano, aprire in Parlamento un chiarimento risolutivo sulla situazione e in questo il Pd sosterrà Letta”.

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