Giovedì, 21 Gennaio 2021
L'opinione di Andrea Falla

L'opinione di Andrea Falla

A cura di Andrea Falla

Come Matteo ha superato Matteo

Salvini e Renzi (Foto Ansa)

Da un Matteo a un altro. Da una crisi di Governo ad un'altra. Stesso nome, stesso copione, ma un destino ancora in bilico. Eppure, da quell'agosto del 2019, che sembra così lontano per quanto successo nel frattempo, sono cambiate molte cose; ci troviamo di fronte ad un nuovo 'sgambetto' al Governo, ancora una volta in un momento tutt'altro che ideale per mettersi a litigare su poltrone e pensare alle elezioni. Salvini e Renzi, due Matteo provenienti da sponde politiche diametralmente opposte, ma che si sono ritrovati a compiere lo stesso atto, lo stesso dispetto che arriva quando meno te lo aspetti, proprio quando i problemi (quelli veri) sono altri. Ma se Salvini era riuscito a far crollare il primo governo Conte con un mojito in mano, Renzi è riuscito a fare ancora meglio del suo omonimo: la trama è simile, ma le trame che portano a far cadere il castello di carte sono ben diverse. 

Torniamo per un attimo al 2018. Le elezioni di marzo restituiscono un risultato frammentato e che lascia spazio a poche soluzioni. Né il Movimento 5 Stelle né la coalizione di centrodestra composta da Lega, Fdi e Forza Italia, raggiungono la maggioranza piena, dando il via ad un periodo di stallo e trattative. La matassa si sbroglia con un colpo di scena: il ''mai con Salvini'' dei 5 stelle si trasforma in un accordo con la Lega che da vita al primo governo Conte, con il numero 1 del Carroccio e Di Maio a ricoprire il ruolo di vicepremier. Un matrimonio 'forzato' in cui entrambe le parti hanno raggiunto il proprio obiettivo: andare al Governo. Ma poi, a Ferragosto, il colpo di scena: dalla spiaggia di Rimini il primo Matteo apre la crisi di Governo, con la speranza di far fruttare alle urne l'aumento di consensi accumulato nei mesi di esecutivo. Contando su fatto che i pentastellati avevano ribadito ''mai col Pd'', le elezioni sembravano l'unica possibilità. 

E invece no. La strategia con cui Salvini aveva fatto crollare il Governo gli si ritorce contro nel momento in cui Di Maio inizia a trattare con il Partito Democratico. Di lì a poco arriva lo scacco matto al leader leghista: dem e M5s trovano l'accordo e danno vita al Conte bis. Una volta completato il passaggio dell'esecutivo da gialloverde a giallorosso, arriva la mossa del secondo Matteo, Renzi, che nel settembre del 2019 divorzia dal Pd e forma Italia Viva, portando con sé una fetta di parlamentari. Un numero non eclatante ma che in un gioco fatto di numeri e percentuali avranno il loro peso. 

Come era stato per il primo Matteo, al secondo impiega circa un anno per portare a compimento il suo scacco al re. Cambia il periodo, dall'estate all'inverno, cambiano le modalità, ma non l'obiettivo: far cadere Conte, una seconda volta. Il chiaro esempio di come basta un mattone rotto per far cedere un muro, Renzi con il suo 2, qualcosa% in Parlamento, è riuscito nell'intento che Salvini aveva soltanto sfiorato, quello di vestire i panni di Davide contro Golia.

La storia dei due Matteo e dei loro sgambetti al malcapitato Conte portano anche alla luce tutta l'inesperienza dei 5 stelle, che per ben due volte si son dovuti affidare a quei nemici che poi, in un modo o nell'altro, si sono rivelati come tali. Adesso si attende il prossimo atto, contro il primo Matteo il premier Conte optò per il confronto diretto in Parlamento: una sfida stravinta soprattutto dal punto di vista dialettico con una ramanzina educata ma allo stesso tempo devastante. Conte proverà la stessa strategia contro Renzi? Ci sarà un Conte ter?

Lo scontro sarà decisivo per le sorti del Governo e non solo: non dimentichiamoci che stiamo sempre affrontando una pandemia che causa centinaia di morti ogni giorno, la situazione peggiore in cui 'bisticciare' per una poltrona. In tutto questo i 5 stelle stanno a guardare e pensano alle prossime mosse, dopo ''mai con Salvini'' e ''mai con Renzi'' attendiamo con ansia un ''mai con un Matteo'', con la speranza che le prime due "esperienze" abbiano insegnato qualcosa. Anche se, come si dice, non c'è due...

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