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Martedì, 30 Novembre 2021
Scenari

La mossa del M5s: Franco a Palazzo Chigi se Draghi sale al Colle

Cosa c'entrano Ddl Zan (affossato al Senato) e successione di Mattarella? Quanto avvenuto ieri potrebbe essere stato una sorta di "prova generale" in vista dell'elezione del Capo dello Stato. Con scenari inattesi: il Movimento 5 Stelle vuole far sentire il suo peso nella partita. Non è detto che ci riesca, ma una strategia già ci sarebbe

Cosa c'entrano Ddl Zan (affossato al Senato) e successione di Mattarella al Quirinale? Secondo più di qualcuno quanto avvenuto ieri potrebbe essere visto come una sorta di "prova generale" in vista dell'elezione del Capo dello Stato. Per portare la legislatura alla sua scadenza naturale (inizio 2023) nel Movimento 5 stelle inizia a circolare l'idea di proporre come nuovo premier l'attuale ministro dell'Economia Daniele Franco con la contestuale elezioni di Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica.

Prime manovre tattiche per la battaglia del Quirinale

Facciamo un passo indietro. Se sulla manovra in Parlamento non ci saranno problemi, il Ddl Zan, su cui ieri c'è stata votazione segreta, è stato l'occasione perfetta per consumare le prime manovre tattiche per la battaglia del Quirinale. Mattarella ha detto chiaramente di non ambire alla rielezione e una disponibilità di Mario Draghi chiuderebbe subito la partita.

Ma dopo ieri il centro-destra ha pienamente preso consapevolezza di essere in grado di influenzare pesantemente la scelta. Anche per questo Berlusconi sta facendo di tutto per tenere insieme l'alleanza rispetto alle tendenze centrifughe. La prova di compattezza del centrodestra contro la legge Zan, specchio della Caporetto del Pd, ringalluzzisce Silvio Berlusconi. Secondo lo stesso Zan, "Berlusconi ha chiesto la compattezza del centrodestra per ottenere i voti per il Quirinale. Sulla nostra pelle è stata giocata un’altra partita"

E allo stesso tempo Renzi si rende conto di avere una occasione unica per far assurgere Italia Viva a protagonista, nella posizione mediana occupata dal suo consistente gruppo parlamentare. Dalla giornata di ieri infatti emerge con chiarezza che i numeri sulla carta non tengono e le fibrillazioni aumentano: con il voto segreto tutto è aperto. Per il voto sul nuovo inquilino del Quirinale, in assenza di una maggioranza autosufficiente in parlamento in seduta comune (quindi comprendente anche le delegazioni regionali) o di un nome che metta d’accordo tutti chi è al crocevia degli schieramenti può giocare un ruolo cruciale. Si deve stringere un patto su un nome che piaccia anche ai moderati di centrodestra.

Il favorito è Draghi, ma è Franco l'idea M5s per Chigi

I numeri per eleggere da solo il presidente, il centrodestra non li ha: "Potrà contare - calcola Repubblica - su 445 grandi elettori, compresi dunque i delegati regionali. Al quarto scrutinio avrebbe bisogno di 505 voti. Ma da ieri, in ogni caso, Lega, Fdi e Fi hanno una certezza, che il rovescio elettorale e le divisioni interne avevano incrinato: sono destinati a incidere nella scelta del Presidente, anche se verrà meno il nome di Berlusconi. In questa ipotesi, la figura del Cavaliere avrà rappresentato comunque un totem utile a far valere il peso della coalizione. E, a quel punto, potrebbe orientare la scelta verso un candidato gradito al variegato mondo di centro, in primis ai renziani". Nomi se ne fanno.

E' evidente che l'accordo si può trovare sul nome di Mario Draghi. "Ma non basta: è necessario assicurare ai parlamentari che la legislatura non finirà con la salita al Colle dell'attuale presidente del Consiglio, altrimenti nessuno si prenderà il rischio di tornare alle urne in anticipo". Ed è qui che nasce l'ipotesi Franco gradita anche al M5s: "Un profilo inaspettato, visti i trascorsi non proprio idilliaci tra Franco e i grillini ai tempi del Conte I. I Cinque stelle lo vedevano come un nemico, un protettore della casta, e avevano mosso una guerra contro di lui all'interno del ministero dell'Economia - scrive oggi La Stampa -  Al tempo, Franco era Ragioniere dello Stato, l'uomo che stringe tra le mani il cuore della spesa, tiene la contabilità e vigila sulle uscite. I pentastellati si sentivano tagliati fuori, perché – era l'accusa – Franco si negava ai tavoli e non condivideva nulla con loro. Tanto da far annunciare a Conte e a Luigi Di Maio un repulisti di chiunque al Mef avesse 'opposto resistenza al cambiamento'. Ora, a sentire i Cinque stelle, sembra che l'aria sia cambiata: «Di Franco ci possiamo fidare», si sente dire nel corso delle più recenti riunioni. 'È una persona per bene'. Parole al miele".

Dare subito l'ok al nome di Franco per il dopo-Draghi e farlo sapere con mesi di anticipo al Pd, ragiona il quotidiano torinese, permetterebbe al Movimento "di evitare un candidato forte del Pd, come Paolo Gentiloni. Se si trovasse costretto ad appoggiare un nome dei Dem, il gruppo parlamentare grillino esploderebbe. Il rischio di avere una valanga di franchi tiratori sarebbe quindi dietro l'angolo. Va trovato un nome senza bandiere di partito". Daniele Franco a Palazzo Chigi permetterebbe poi a Conte di avere più tempo per costruire una nuova via per il "suo" M5s, e magari risalire nel corso del 2022 a quel 20 per cento nei sondaggi che darebbe un peso diverso alla pattuglia pentastellata alle prossime elezioni politiche, rispetto al 15 per cento (forse meno) che il M5s raggranellerebbe se si andasse a votare tra 4 mesi.

Chiudiamo con un annotazione: il M5s resta di gran lunga il gruppo con più deputati e senatori in parlamento. Se Conte non sbaglierà le mosse, peserà più di tutti nella scelta del successore di Mattarella. Ipotizzare che una strategia chiara e presentata agli alleati (Pd e Leu in primis), con un nome non divisivo come Franco a Palazzo Chigi, abbia successo, non è fantapolitica.

D'altra parte, come scrive Stefano Folli oggi su Repubblica, "chi auspica che il capo dello Stato sia scelto sulla base di un accordo trasversale tra le forze politiche, o almeno che si tenti questa strada in ossequio al ruolo neutrale del presidente della Repubblica, non ha motivo di essere ottimista dopo la giornata di ieri. Le probabilità che in gennaio si vada a uno scontro tra due o più candidati, ognuno testimone di uno schieramento, sono cresciute e non poco". E Franco può essere il nome di Pd, M5s e Leu per proteggere il più possibile la candidatura di Draghi.

"Il Ddl Zan lo hanno ucciso loro, noi abbiamo fatto tutto il possibile"

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