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Sabato, 22 Gennaio 2022
Immigrazione

"Nei prossimi mesi 250mila sbarchi": è allarme immigrazione

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, critica l'operazione Triton: "Assurdo stanziare 3 milioni di euro al mese per una simile emergenza". L'obiettivo è stabilizzare la Libia: "E' una porta aperta verso l'Europa"

ROMA - L'operazione Triton, abbinata agli esegui fondi che l'Unione Europea stanzia, non possono essere la "soluzione adeguata" per affrontare l'emergenza sbarchi dalla Libia, un aumento dei quali sarebbe "ancora più difficile da gestire" per l'Italia. Lo ha affermato il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ospite di Radio 24.

E' EMERGENZA - Le previsioni parlano di 250mila sbarchi nei prossimi mesi. "Ne abbiamo avuti 170mila lo scorso anno", ha ricordato il capo della diplomazia italiana, ospite di Radio 24, "Numeri non ne darei, ma l'aumento sarebbe assolutamente ancora più difficile da gestire.
Non dobbiamo però seminare il panico: abbiamo gestito la situazione l'anno scorso, dobbiamo risolvere il problema alla radice. E il problema alla radice è la stabilizzazione della Libia".

PROBLEMA LIBIA - "Quasi nessuno di questi che arrivano in Italia è libico, ma la Libia è una porta aperta", ha proseguito Gentiloni. Triton, il programma a guida Ue per il controllo delle frontiere nel Mar Mediterraneo, "non è la soluzione adeguata e francamente che una super potenza economica come l'Europa spenda 3 milioni al mese su questa emergenza è un po' poco". La soluzione, per il ministro degli Esteri, "è stabilizzare la Libia e a livello internazionale colpire i gruppi che organizzano questo traffico, che lo ripeto non è una fuga di libici". Italia che, ha voluto evidenziare Gentiloni, "ha anche il merito di aver salvato 120mila vite umane. Chi salva questi disperati in mare sono quasi esclusivamente le navi della Marina militare italiana".

INTERVENTO MILITARE - Gentiloni, nel corso della sua lunga intervista, è tornato anche sull'ipotesi di un intervento militare in Libia dove imperversano le milizie jihadiste dello Stato Islamico, già ventilato qualche tempo fa. "Stiamo lavorando per cercare di costruire quel quadro di legalità internazionale con le Nazioni Unite che consenta di intervenire", ha affermato il titolare della Farnesina, "Che consenta, per ricostruire la Libia e sorvegliare un processo di pace, di avere anche una presenza militare. Presenza militare che non serve per fare una spedizione nel deserto, ma per ricostruire la Libia: ci vuole una base di Nazioni Unite".

"MINISTRO CROCIATO" - Per questa posizione Gentiloni è stato definito ministro crociato dalla propaganda jihadista. Una definizione che "non mi piace assolutamente", perché di tutto c'è bisogno tranne che di crociate", ha spiegato, "Se uno dice che bisogna combattere il terrorismo non dice che bisogna fare una crociata: questo combattimento contro il terrorismo lo facciamo assolutamente con la maggioranza dei Paesi e dei popoli islamici. Ma esiste l'ipotesi di una Libia spezzettata? "Per noi sarebbe un rischio", ha concluso il ministro degli Esteri, "Se si spezza la Libia in due, noi rischiamo di trovarci di fronte alla parte più radicalizzata e più estrema della Libia".

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