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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Dati Istat

I giovani italiani non ci credono più

Lavoro e matrimonio in tempo di crisi: dall'annuario Istat emerge una generazione, quella under35, in cerca di lavoro. Una generazione che non si sposa più in chiesa. Una generazione che si laurea per rimanere disoccupata.

Due dati fanno del 2011 un anno che, di fatto, ha cambiato un pezzo di storia del nostro paese.

Il primo: il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa dai nuovi sposi (60,2%) ma nelle regioni del Nord  il matrimonio civile ha portato a termine lo storico sorpasso su quello religioso e prevale con il 51,7% rispetto al 48,3% di quello celebrato in chiesa. Secondo l'annuario dell'Istat, in Italia ci si sposa sempre meno e si preferisce sempre più il rito civile a quello religioso.

Il secondo: tra i disoccupati tra i 25 e i 29 anni, i laureati sono il 16% mentre i diplomati 'solo' il 12,6%.

E così l'annuario Istat 2012 (su dati 2011) ha fotografato i mutamenti di un paese in crisi economica ma anche di speranza. Perché se è spaventoso il dato di oltre un milione di disoccupati con un'età inferiore ai 35 anni, desta ancora più preoccupazione il fatto che un disoccupato su due è in cerca di lavoro da oltre un anno.

Dall'Annuario statistico dell'Istat, infatti, emerge come l'incidenza della disoccupazione di lunga durata sia arrivata al 51,3% (48% nel 2010). Inoltre si evidenzia una "zona grigia", fatta da scoraggiamento e attesa di esiti di passate azioni di ricerca: principali ragioni della mancata 'caccià di un'occupazione, segnalate da circa 1 milione e 800 mila inattivi.

LAVORO. Nel 2011 il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 29 anni raggiunge per i laureati il 16%, un livello superiore sia a quanto registrato dai diplomati nella stessa fascia d'età (12,6%) sia alla media dei 25-29enni (14,4%).

Tuttavia con l'avanzare dell'età chi è in possesso di un titolo accademico recupera il terreno perso a confronto con i diplomati a causa del ritardo dell'entrata sul mercato. Quindi se si guarda in generale alla disoccupazione per titolo di studio, per il 2011 si conferma il vantaggio relativo ai laureati, che presentano il tasso di disoccupazione più basso (5,4%, in calo di tre decimi di punto rispetto 2010). Per coloro che si sono fermati al diploma il tasso complessivo è invece al 7,8% (10,4% per la licenza di scuola media inferiore e 11,6% per licenza elementare/senza titolo).

EMERGENZA SUD. Il tasso d'inattività per la componente femminile è ancora particolarmente elevato, nonostante il calo registrato nel corso del 2011 (48,5% nel 2011 rispetto a 48,9% di un anno prima), specie nel Mezzogiorno, dove poco più di sei donne ogni dieci in età lavorativa non partecipano al mercato del lavoro.

MATRIMONI. Per il quarto anno consecutivo scende il numero dei matrimoni: nel 2011 ne sono stati celebrati 208.702, quasi novemila in meno dell'anno precedente; di conseguenza, il tasso di nuzialità passa da 3,6 a 3,4 per mille. Pur se in calo (da 4,4 a 4,1 per mille), il tasso di nuzialità del Mezzogiorno supera comunque la media nazionale.

Il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa (60,2%), ma sono sempre di più le coppie che decidono di sposarsi davanti all'ufficiale di stato civile, da 79 mila nel 2010 a 83 mila nel 2011.

E' soprattutto nelle regioni meridionali a prevalere un modello di tipo tradizionale, dove la percentuale dei matrimoni celebrati con rito religioso è del 76,3%, contro il 48,8% del Nord e il 50,1% del Centro.

REATI IN CALO MA EMERGENZA PROSTITUZIONE. Cala il numero di reati. Nel 2010 - segnala l'Annuario statistico italiano - sono stati 2 milioni 621 mila i delitti denunciati all'autorità giudiziaria dalla forze di polizia, lo 0,3% in meno rispetto all'anno precedente. Tra le tipologie di delitto, l'unico deciso incremento si registra per lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con un aumento del 21%. Calano invece le denunce per usura (-19,4%), gli omicidi volontari (-10,2%) con un calo più pronunciato di quelli imputabili a organizzazioni di tipo mafioso (-23,3%), e le rapine (-5,8%). (ANSA).

CONSUMI AL PALO. In Italia i consumi sono fermi, con gli esborsi delle famiglie in frenata: "Si evidenzia una stazionarietà in termini di volume dei consumi nazionali". In particolare, spiega l'Istat, "la spesa delle famiglie residenti, effettuata sia in Italia sia all'estero, è aumentata dello 0,2% in diminuzione rispetto all'1,2% del 2010".

AUTOMOBILE CHE PASSIONE. Tra i mezzi di trasporto privato il più utilizzato è ancora l'automobile: nel 2012 ben sette occupati su dieci (il 69,3%) si mette alla guida per recarsi a lavoro e poco più di un terzo degli studenti (34,7%) si fa dare un passaggio in macchina per andare a scuola. Sempre nel 2012, poco meno di un quarto della popolazione di 14 anni e oltre usa i mezzi pubblici urbani, il 16,3% quelli extra-urbani mentre il 28,5% ha preso almeno una volta il treno.

PROBLEMA PRINCIPALE: IL TRAFFICO. Nel 2012 il traffico è sempre uno dei problemi che le famiglie dichiarano di affrontare quotidianamente relativamente alla zona in cui vivono (38,4% delle famiglie della stessa zona). Al secondo posto c'è la difficoltà di parcheggio (35,8%), quindi l'inquinamento dell'aria (35,7 %) e il rumore (32%). Seguono poi, con percentuali inferiori, il non fidarsi a bere acqua dal rubinetto (30,2%), la difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (28,8%), la sporcizia nelle strade (27,6%) e il rischio di criminalità (26,4%).

FACCIAMO POCHI FIGLI. L'Italia non è più maglia nera in Europa per lo scarso numero di figli: siamo al quarto posto per bassa fecondità nell'Ue a 15 e al decimo nell'Ue a 27.

Il numero di figli per donna è in lieve aumento ed è più alto al Nord, ma si diventa mamme sempre più tardi.

All'interno dell'Unione europea a 15 Paesi (dati 2010) l'Italia si colloca al quartultimo posto preceduta da Portogallo (1,36 figli per donna), Spagna (1,38) e Germania (1,39). Nell'Ue a 27 i paesi con un minor numero medio di figli per donna sono la Lettonia (1,17), l'Ungheria (1,25) e la Romania (1,33 ); l'Italia si posiziona al decimo posto.

Le donne diventano madri sempre più tardi: 31,3 anni è l'età media al parto in Italia, il valore più alto fra i paesi europei, lo stesso di Liechtenstein e Svizzera; seguono Irlanda e Regno Unito (31,2).

NON SPENDIAMO IN RICERCA. L'Italia è il fanalino di coda nell'Unione Europea per le spese in ricerca, con un investimento pari all'1,26% del Prodotto Interno Lordo contro la media Ue del 2.01% del Pil: è quanto emerge dai dati relativi al 2009, presentati nella sezione 'Ricerca, innovazione e tecnologia dell'informazione' dell'Annuario statistico italiano 2012 pubblicato dall'Istat.

Complessivamente nel 2009 l'Italia ha investito in ricerca 19.209 milioni, considerando i finanziamenti da parte di imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni non profit t università. Dopo l'Italia si collocano Ungheria, Lituania, Polonia, Malta, Bulgaria, Cipro, Slovacchia, Romania e Lettonia. A guidare la classifica dell'Unione Europea ci sono Finlandia, Svezia e Danimarca: tutti e tre questi Paesi si pongono ben al di sopra della media Ue, con investimenti superiori al 3%. Intorno al 3% si attestano Germania e Austria, seguite da Francia, Belgio e Slovenia. "Tra le principali economie dell'Unione - si legge nell'Annuario Istat - l'Italia, insieme alla Spagna, è nella posizione peggiore".

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