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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Politica

M5s, Davigo non si candida ma attacca la politica: "Centrosinistra ci ha genuflessi"

Piercamillo Davigo, già Presidente dell'associazione nazionale magistrati e ora Presidente della II Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione, era comparso nelle indiscrezioni di alcuni quotidiani come candidato premier di Grillo e Casaleggio

Piercamillo Davigo parla da Guardasigilli, se non da premier, poi delude la platea che lo aveva omaggiato di una standing ovation al convegno M5s sulla Giustizia quando si smarca da ogni ipotesi di entrere in un governo 5 stelle: "Non mi interessa la politica, mi occupo dei politici quando delinquono. Ritengo che i magistrati non possano fare i politici perché non sono capaci a gestire il consenso".

Il nome del magistrato Piercamillo Davigo, già Presidente dell'associazione nazionale magistrati e ora Presidente della II Sezione Penale presso la Corte suprema di cassazione, era comparso nelle indiscrezioni di alcuni quotidiani che lo volevano addirittura come candidato premier di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, impegnati nello scouting per formare la prossima classe dirigente di un movimento 5 stelle di Governo. Per la Stampa tra i "papabili" anche Raffaele Cantone, protagonista proprio con Davigo del convegno pentastellato sulla riforma della Giustizia tenutosi oggi alla camera a cui hanno partecipato anche due magistrati antimafia siciliani: Nino Di Matteo, pm del processo Stato-mafia, e Gioacchino Natoli, pm del processo Andreotti.

Ed è stato proprio il magistrato lombardo Piercamillo Davigo ad infiammare la platea additando l'Italia come paese gravemente corrotto "come si può evincere dal fatto che le opere pubbliche costino più del doppio della media Europea e siano di media più scadenti". 

"Altro tema è l'impunibilità dei corrotti e dei corruttori, con le forze di pubblica sicurezza che si trovano con armi spuntate a combattare una piaga che viene affrontata con rimedi inefficaci. Lo stesso codice degli appalti è una sarabanda che produce solo fastidi alla imprese per bene". 
Se si vuol far credere che l'Anac sia la panacea alla corruzione ci si sbaglia. L'autorità amministrativa non ha strumenti, servono invece intercettazioni ma ancor più agenti infiltrati capaci"

L'attacco più duro ai politici "di centrodestra e centrosinistra" che secondo il magistrato hanno messo in dubbio i princidi dello Stato di diritto e l'indipendenza dei magistrati italiani. "I politici fanno le leggi per non essere processati - ha tuonato tra gli applausi - centrodestra e centrosinistra si sono sempre distinti per contrastare i processi con un'unica differenza, lo stile. Il centrodestra le ha fatte così grosse e così male che di solito non hanno funzionato. Invece il centrosinistra le ha fatte mirate e ci ha messo se non in ginocchio almeno genuflessi".

Davigo ha fatto “un esempio per tutti” ed ha ricordato che il sistema per cui “più facilmente” le imprese creano fondi in nero e quindi mazzette’ “è la notazione di fatture per operazioni inesistenti”. Una “volta era un reato” poi “nel 2000 la maggioranza di centrosinistra lo ha cambiato” aumentando la pena “purché riverberi sulla dichiarazione dei redditi oltre un certa soglia: in sostanza – ha ironizzato – hanno introdotto la modica quantità per le falsità contabili“. Per Davigo “basta scrivere in bilancio costi non deducibili e uno porta in bilancio tutto quello che vuole, prosciugando però le possibilità di indagine”.

"Negli ultimi 25 anni il rapporto tra magistratura e politica è stato sempre più problematico - ha spiegato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, aprendo a nome del M5S, il convegno sulla giustizia alla Camera - quando un giudice indagava un esponente politico, la risposta immediata di quest'ultimo era gridare al complotto, screditando l'intera magistratura agli occhi di una fetta purtroppo consistente dell'opinione pubblica. È in una dinamica perversa come questa, quindi, che la classe politica ha avuto gioco facile a scaricare sulla magistratura tutte le responsabilità di un sistema che le statistiche effettivamente non descrivono in buona salute. Noi vogliamo invertire questa rotta e questa è una delle ragioni principali del convegno di oggi: vogliamo ascoltare e capire - in un'ottica di Governo - come una politica sana possa aiutare la magistratura a fare il suo lavoro".

Il presidente Emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo ha sottolineato l'empasse in cui si trova a lavorare la suprema corte, in un contesto dato dal paradosso scaturito dopo la bocciatura della riforme costituzionali con il referendum dello scorso 4 dicembre che ora fotografa un quadro costituzionale inattuato, con le norme del titolo V della Costituzione inattuato e l'esplosione della conflittualità Stato Regioni in seno alla Cassazione che si trova a derimere conflitti derivanti dalla mancanza di leggi cornice, norme di trasferimento. "A solo titolo di esempio - spiega - la crisi dell'Ilva sarebbe dovuta spettare alla Regione, ma non c'è un elenco di attribuzione allo Stato di settori come industria, agricolo, commercio, lavori pubblici, assistenza sociale". 

Non solo. De Siervo ha messo in evidenza anche dell'estrema difficoltà che affronta la Suprema Corte, dove i giudici sono sempre più anziani e addirittura solo 6 su 15 hanno meno di 70 anni di età, con difficoltà legate anche all'insorgenza di problematiche relative. Il presidente emerito punzecchia la politica incapace di risolvere i suoi compiti: "Il Parlamento accumula mediamente un anno e mezzo di ritardo per la nomina dei guidici costituzionali".

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