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Domenica, 16 Giugno 2024
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Gabanelli "condannata a morte". I precari pure

Se trasformato in legge, l'emendamento del senatore Pdl Caliendo costringerebbe il giornalista a rispondere di tasca propria in caso di querele. Errori di Stampa: "Molto più di Gabanelli o Sallusti rischiano collaboratori e freelance"

"Precari, collaboratori e freelance, molto più di Gabanelli o Sallusti". Ecco, secondo il coordinamento di giornalisti precari Errori di Stampa, "chi rischia davvero, se dovesse diventare legge l’emendamento presentato dal senatore Pdl Giacomo Caliendo al Ddl sulla diffamazione".

Un emendamento che costringerebbe il giornalista autore di inchieste o articoli 'sgraditi' "a rispondere di tasca propria in caso di denunce e querele, senza che l’editore sia tenuto a garantire supporto economico".

LA DENUNCIA. La norma, secondo il coordinamento di giovani giornalisti precari, "restringerebbe ulteriormente la libertà di stampa in Italia, già messa pesantemente in discussione dalle retribuzioni da fame dei giornalisti, specie quelli giovani e precari, che d’ora in poi non potranno nemmeno cercare lo “scoop” o l’inchiesta che li faccia notare, nella speranza di avere un contratto, visto che senza la copertura delle spese legali da parte dell’editore non potrebbero mai pagare eventuali danni decisi dai giudici".

Chiaro il motivo: "Colleghi famosi come la Gabanelli avranno sempre la possibilità di far aggiungere nei loro contratti una garanzia ad hoc per far fronte ai risarcimenti, ma non crediamo lo stesso possa accadere per i co.co.co. o le partite Iva delle migliaia di collaboratori che ogni giorno riempiono i giornali, i siti web e le trasmissioni televisive del nostro paese".

"Proponiamo quindi a Caliendo e agli altri parlamentari di sostituire l’emendamento Gabanelli con uno dedicato ad Amalia De Simone, collaboratrice del “Mattino” di Napoli che ha sperimentato in anticipo, suo malgrado, lo spirito della norma presentata a Palazzo Madama. A luglio di quest’anno, infatti, la De Simone si è vista notificare dal suo editore Caltagirone una richiesta di restituire 48mila euro al giornale, come contributo (pari al 70%) al risarcimento danni causato da un articolo inesatto (solo nel titolo, ndr) sul quale peraltro è evidente la negligenza di chi avrebbe dovuto controllare la bontà della notizia e poi rettificarla in modo adeguato".

GABANELLI ALL'ATTACCO. "La legge è stata scritta da una persona non competente, lontana dalla realtà e dai principi di democrazia e forse non ha neanche frequentato il mondo anglosassone". Lo dice la conduttrice di Report, Milena Gabanelli, a Capital All News a proposito del ddl sulla diffamazione all'esame del Senato. "In Parlamento - prosegue la giornalista - ci sono dei furbi ma anche dei grandissimi ignoranti, si scrivono delle leggi senza pensare alle ricadute. Imbavagliare tutti quanti è al di là di ogni immaginazione". Sull'emendamento subito ribattezzato anti - Gabanelli la conduttrice di Report attacca: "E' stato scritto da gente 'specchiata' e dentro alla norma c'è anche una parte sulla possibilità di candidarsi per i presidenti di Provincia, trovano un emendamento e lo fanno diventare un titolo tossico".

Andando al contenuto della legge e alle pene alternative al carcere per diffamazione, la conduttrice di Report fa un paragone: "Nella legge si dice, abbiamo bisogno di autisti, tu vuoi farlo, io ti do la macchina ma qualsiasi cosa succeda, per strada, sono fatti tuoi. Allora io l'autista non lo faccio". Gabanelli parla poi delle cause contro Report: "L'80% sono cause pretestuose e noi non abbiamo stipendi da favola per cui posso sostenermi per difendermi per dieci anni, perché tanto durano le cause civili, per poi vedere riconosciute le mie ragioni con un giudice che condanna la controparte a pagare il mio avvocato. E nel frattempo? I colossi ti vengono addosso solo per intimidirti, solo perché hai dato fastidio, chiedono cifre esorbitanti e non importa loro di dover pagare dieci anni dopo i tuoi avvocati".
 

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