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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Il colloquio

Il ritorno del Ddl Zan: "Sulla mia legge non è ancora detta l'ultima parola"

Il padre della norma a difesa di gay e transessuali spiega perché non ha rinunciato alla sua lotta. "Solo se c'è volontà. Basta chiacchiere". L'intervista a Today

"L’importante è non rinunciare all’identità di genere. L’articolo 1 contiene solo delle definizioni, ma il concetto che serve al giudice per prendere decisioni è racchiuso negli articoli 2 e 3. Se ci mettiamo intorno al tavolo a ragionare sull’ipotesi di eliminare gli articoli 1 e 4, si aprirebbe una possibilità, ma ci vuole la volontà politica. Basta chiacchiere. Prima la buona volontà e poi si può tornare a parlare di Ddl Zan". Parla così il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan che, direttamente a Today.it, si dice pronto a tornare alla carica su una legge capace di porre al riparo da odio e violenza tutti i gay e transessuali d’Italia.

L’avevano data per spacciata. "Il testo è morto, mettetevelo in testa" aveva tuonato Monica Cirinnà all’uscita dal Senato tre settimane fa, quando l’Aula aveva votato la tagliola. Forse l’impietoso commento di Cirinnà arrivava sull’onda di una delusione tropo forte perchè, ad oggi, non è detta l’ultima parola. Bisognerà attendere cinque mesi certo. Ma la comunità arcobaleno italiana, galvanizzata anche dal supporto di Lady Gaga, può tornare a sperare. "Bisogna capire le regole del Senato - continua il deputato democratico -. C’è da vedere bene se la legge potrà rientrare in Commissione fra 5 mesi oppure se dovremo presentare un testo nuovo".

L’articolo 76 del Regolamento del Senato è chiaro:

"Non possono essere assegnati alle competenti Commissioni disegni di legge che riproducano sostanzialmente il contenuto di disegni di legge precedentemente respinti, se non siano trascorsi sei mesi dalla data della reiezione".

"Diciamo che i regolamenti vanno interpretati. Il problema è che l’onorevole Andrea Ostellari non è sicuramente un amico del Ddl Zan, per cui è chiaro che non abbiamo un Presidente di Commissione in grado di agevolare i lavori". Dunque Alessandro Zan manda un messaggio: se c’erano dubbi, è ora chiaro come il Pd sia pronto a tornare alla carica per difendere i diritti della comunità gay. E probabilmente non cambierà nemmeno molto. Di fatto resterà l’estensione della legge Mancino. Solo si dovrà ricominciare daccapo.

Il padre della Proposta di legge contro l’omotransfobia vuole ancora dare battaglia, ma si dimostra anche pragmatico quando dice che "il Pd da solo non riusce ad approvare la legge, nemmeno con il solo Movimento 5 Stelle. Se si vuole aprire uno spiraglio, è chiaro che Italia Viva e Forza Italia devono volerlo. Quando sono stato incaricato da Letta di interloquire con tutto il centrodestra, questo non si è presentato, l’unico partito ad essere presente era Italia Viva. Il messaggio del centrodestra era evidente: non c’era alcuna voglia di interloquire e non c’era altra volontà, se non quella di affossare la legge".

Il Pd pronto a rilanciare il Ddl Zan

Eppure, subito prima delle elezioni comunali, si era parlato di un accordo tra il centrosinistra e Forza Italia, con la senatrice Anna Maria Bernini in prima fila per gli azzurri. "Appunto ed è la prova che il giorno del voto in Senato, l’obiettivo era un altro, cioè dare una prova di forza in vista della partita per il Quirinale. - continua Zan - Anche da parte di Forza Italia. O è arrivato un ordine dall’alto oppure si sono trovati a dover davvero cercare necessariamente un accordo con la Lega, che era come affossarla in partenza perché la Lega non ha mai cercato davvero un compromesso".

Ci sarebbe anche l’articolo 7, quello della giornata nazionale contro l’omotransfobia nelle scuole, su cui, proprio su Today, aveva espresso remore la deputata di Italia Viva Lucia Annibali. "Sulla scuola però si poteva ragionare sul fatto che tutti i progetti scolastici potessero essere portati avanti nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica. - rimarca il deputato democratico - Ma io prima di togliere qualsiasi cosa, vorrei vedere la buona volontà, non il solito balletto delle dichiarazioni. Se c’è una reale intenzione da parte degli altri partiti, si valuta".

Alessandro Zan dunque è pronto a rimettersi in gioco per dare al Paese una legge a tutela dei diritti civili di gay e transessuali. Una apertura importante che è anche una risposta netta alle accuse mosse al Pd da parte di Forza Italia che, in Aula, tramite la capogruppo al Senato Bernini, aveva rimproverato al centrosinistra di voler imporre una scelta fra "Ddl Zan o morte".

"Non è vero che abbiamo imposto tutto o niente. Noi abbiamo teso la mano per mediare. Di fronte a quanto accaduto, risponderanno al Paese per quello che hanno fatto". Per il resto nessun pentimento. Nemmeno quando lo Zan mediatore, alla vigilia del voto, si era ritrovato “solo” al tavolo con Matteo Renzi che suggeriva di rimandare di un’altra settimana. "Sì, avremmo avuto più tempo, ma saremmo tornati in Commissione con Ostellari. Come avremmo fatto a mediare con una pistola puntata contro?".

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